Magajo ha scritto:
purtroppo devo dissentare da quanto affermi.
Sei gentilissimo, ma non devi assolutamente preoccuparti di dissentire. A parte il fatto che tutti noi possiamo dire delle castronerie ogni tanto, sono convinto che solo se a parlare e' piu' di una persona allora le idee e i concetti si rafforzano.
Nel caso della temperatura di colore, la mia frase era poco felice:
ocram ha scritto:
Il colore blu per l'acciaio corrisponde ad una temperatura di circa 300° (più o meno una decina di gradi, a secondo della tonalità di blu).
Il significato era "le gradazioni di blu cominciano a 290° e finiscono a 310°". A una data temperatura corrisponde una data gradazione, e la gradazione e' esatta. Non e' invece uguale il "gusto" di chi sta azzurrando le viti, a qualcuno piace piu' una tinta, ad altri un'altra, a me gia' va bene se sono "nel blu"

A questo proposito osservo che un procedimento di "bluitura" industriale fissa una determinata temperatura in forni controllati elettronicamente, per ottenere gradazioni di blu costanti tra le parti. Ma non sono sicuro che Lange, Patek e De Bethune usino tutti la stessa gradazione di blu (ovvero la stessa temperatura).
Oldtime ha scritto:
Non so se vi è mai capitato, ma nelle prime prove che feci per portare al blu le viti, a causa dell' uso di un fornello a gas troppo rapido nello scaldare la vite passò velocemente le varie tonalità fino a diventare GRIGIA. Non ho potuto più recuperare la vite, sembra un punto di non ritorno.
Lo e'. Una volta raggiunta una tonalita' di colore, la puoi cambiare solo verso l'alto. A meno di non armarti di santa pazienza e abradere tutto lo strato di ossido colorato... forse fai prima a prendere un'altra vite

Il punto e' che la colorazione e' data dallo spessore dell'ossido superficiale che si forma sul metallo. Se lo scaldi ancora puoi ispessire lo strato, non assottigliarlo. A questo proposito ho messo una tabellina riepilogativa alla fine sui colori da ossidazione e da incandescenza.
Oldtime ha scritto:
Poi la tuffo in olio esausto motore, in acqua ho paura che divenga troppo fragile.
Non c'e' di che preoccuparsi, il processo di raffreddamento serve per "congelare" alcune proprieta' che l'acciaio acquista ad alta temperatura e per modificare il reticolo molecolare. Ma parliamo di temperature al di sopra dei 700°C (in realta' servono parecchio piu' alte e per diverso tempo, non parliamo di minuti).
Fintanto che si resta sotto i 700°C, non ci sono transizioni di fase e quindi non c'e' il rischio che il raffreddamento possa alterare la durezza/fragilita'. Certo se e' troppo rapido, ci potrebbe essere una distorsione, dovuta al fatto che il materiale si contrae rapidamente. Questo e' tanto piu' vero quanto piu' la forma del materiale e' "allungata", come ad es. una molla.
Magajo ha scritto:
La disposizione delle molecole in rinvenimento si effettua a metallo freddo ( la parola stessa lo dice )
Verissimo. Il concetto di "freddo" pero' dipende dal tipo di materiale e dalle caratteristiche desiderate.
Semplificando (anche perche' molte cose proprio non le so), il reticolo molecolare dell'acciaio (composto da ferrite + perlite o cementite a secondo del tenore di carbonio) si modifica alle alte temperature (non meno di 723°C) diventando austenite, che tra l'altro e' amagnetica. Quando non si hanno termometri a disposizione questa proprieta' e' utilissima, la temperatura a cui avviene si chiama temperatura di Curie (reminescenze...) e dipende in qualche modo dalla composizione chimica dell'acciaio.
Raffreddando molto velocemente l'acciaio austenitico al di sotto di una certa temperatura (diciamo 200°C) , si crea un materiale completamente nuovo: la martensite. La martensite ha un reticolo molecolare obliquo, che conferisce all'acciaio una durezza elevata. Purtroppo, nulla e' gratis. Il raffreddamento veloce crea tensioni interne che portano fragilita', quasi come il vetro, fino al punto che possono svilupparsi crepe spontanee.
Il processo di rinvenimento serve per eliminare parte di queste tensioni interne, al prezzo di una minor durezza finale ma al guadagno di una maggiore "robustezza" (il termine esatto e' "resilienza"). Anche in questo caso, data una determinata composizione chimica dell'acciaio, e' possibile determinare con esattezza quale sara' la durezza finale assegnando una certa temperatura per un certo tempo.
E' vero che in alcuni tipi di acciaio, e' necessario raffreddare con azoto liquido (sotto i -70°C) per convertire tutta l'austenite in martensite. In genere gli acciai cosiddetti "criogenici" sono per applicazioni speciali. Un caso d'uso "celebre" sono i processi produttivi per gli acciai delle casse Sinn, o Konrad Damasko con i suoi meravigliosi omonimi orologi.
Se qualcuno ha avuto la forza di leggere fino a questo punto, beh, grazie per l'attenzione e complimenti! Per i piu' "incalliti" ecco un'appendice
Negli acciai, la denominazione AISI mette una 'L' per indicare il basso tenore di carbonio (316L e 904L per citarne alcuni fra i piu' noti). Il tenore di carbonio e' intorno a 0.02/0.03%.
Per contro in questi acciai e' elevatissimo il tenore di cromo, molto oltre il 15%, per garantirne la massima resistenza alla ruggine.
In definitiva, gli acciai usati per le casse sono quasi impossibili da arrugginire, ma altrettanto difficili da indurire.
Non ho idea di che acciaio siano fatte le viti, sospetto che non esista un vero e proprio standard. Sicuramente tutte le componenti che richiedono l'indurimento, dagli assi alle viti alle molle, hanno bisogno di un tenore di carbonio piu' alto. E infatti, e' facile incontrare viti e molle arrugginite, molto meno le casse inox.
Ecco una tabellina di colori, fatta al volo e non proprio da prendere per un libro stampato, dove ho cercato di evidenziare le temperature "importanti".
(*) Come accennato piu' sopra, il riscaldamento provoca l'ossidazione superficiale dell'acciaio. Lo spessore dell'ossido, che ne determina la colorazione per interferenza, e' funzione della temperatura.
Ecco infine un diagramma molto semplificato delle variazioni di fase dell'acciaio (scusatemi, l'ho fatto proprio "al volo", non prendetelo come riferimento per l'esame di metallurgia). Come si vede, la transizione di fase verso l'austenite avviene ad una temperatura sicuramente superiore a 700°C.
Gli acciai che ci interessano sono quelli al di sotto dello 0.8%di carbonio, una soglia interessante per altri motivi (di cui pero' non parlo senno' qualcuno stavolta mi spara veramente
Ciao a tutti e buone ferie!
// ocram