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Orologi russi e storia
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MessaggioInviato: sabato 24 gennaio 2009, 13:42 
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Vi presento alcuni orologi russi in mio possesso , legati a due particolari momenti storici.


Vostok "Operation Desert Shield"

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Le notizie su questo tipo di orologio o meglio di quadrante non sono moltissime, nonostante si tratti di un oggetto con più di una particolarità. Nel 1991, a seguito dell'invasione del Kuwait da parte dell'Irak, gli Stati Uniti dislocarono una forza armata in Arabia Saudita, in parte a protezione di quel Paese, in parte in previsione e approntamento di una operazione militare per la liberazione del Kuwait. Questa prima parte dell'intervento USA (poi supportati da una risoluzione ONU e quindi da numerose Forze Armate alleate) fu chiamata appunto "Desert Shield", cui seguì l'operazione di liberazione del Kuwait denominata "Desert Storm".

All'epoca i rapporti tra USA e URSS erano buoni, tanto che la Russia offrì supporto (sia pure non direttamente di tipo militare) all'operazione. Rientrava negli aiuti offerti la fornitura di un lotto di orologi di cui gli USA avevano necessità. Non è dato sapere se si trattasse di orologi ordinati per esigenze operative, o per scopi commemorativi o premiali. Il direttore della Vostok Wladislaw Zivilinin riferisce di un ordine iniziale di 10.000 pezzi più 200 da donare ai feriti, ordine poi esteso fino a 20.000 pezzi (altre fonti riferiscono addirittura 40.000).

Quello che inoltre è da definire è quale fosse il modello effettivamente prodotto. Quadrante a parte, infatti (anch'esso tuttavia reperibile con due disegni diversi) vi sono Vostok D.S. basati su movimento 2414 con corona al due, altri con movimento manuale, altri ancora con movimento automatico 2614, in casse diverse tra loro.

Il mio esemplare ha la cassa Komandirskie vecchio modello, con spallette proteggi-corona, fondello anonimo eccezion fatta per il numero di serie e per due scritte semicircolari in cirillico, una delle quali riferisce del movimento automatico (l'orologio fra l'altro è partito subito, solo con una piccolissima scossa).





Poljot crono 3133 "Moscow-Tokyo 1991"
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Nel 1991 in occasione di uno storico vertice, il giappone chiese a Gorbaciov (e poi a Eltsin ,dopo la dissoluzione) la restituzione di 3 isolette vicine al Giappone (Hokkaido) occupate dalla russia durante la seconda guerra mondiale.
Per commemorare questo evento fù realizzato questo quadrante che presneta sul qudrante le bandiere dei due stati .

Purtroppo durante il vertice non si riusci' a risolvere la spinosa vicenda e ,a causa di ciò , Russia e Giappone non hanno mai firmato un vero trattato di pace !!:(

Insomma una specie di Falklands in salsa russo-nipponica.

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"Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non rischia il certo per l'incertezza di inseguire un sogno" (Martha Medeiros)

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Ultima modifica di Nico85 il sabato 24 gennaio 2009, 17:59, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: sabato 24 gennaio 2009, 17:30 
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Ottimo lavoro Nico, notizie già piuttosto note ma inedite per il momento in questa sezione. :2thumbs:

La cassa del tuo Desert Shield in foto è di tipo Generalskie. :D


Ultima modifica di Orologiko_Forum il domenica 18 ottobre 2009, 7:37, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: sabato 24 gennaio 2009, 18:19 
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ottobit ha scritto:

La cassa del tuo Desert Shield in foto è di tipo Generalskie. :D


si, effettivamente si trova anche in cassa Cadet :eek:

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MessaggioInviato: sabato 22 febbraio 2014, 23:58 
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Lo voglio anche io il Desert Shield!!!
:lol:


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MessaggioInviato: domenica 23 febbraio 2014, 0:02 
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Sulla baia sono abbastanza economici. ma sono dei buoni movimenti?
Grazie,
Francesco


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Re: Orologi russi e storia
MessaggioInviato: domenica 23 febbraio 2014, 19:46 
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nicoidrasus85 ha scritto:
Vi presento alcuni orologi russi in mio possesso , legati a due particolari momenti storici.


Vostok "Operation Desert Shield"

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Le notizie su questo tipo di orologio o meglio di quadrante non sono moltissime, nonostante si tratti di un oggetto con più di una particolarità. Nel 1991, a seguito dell'invasione del Kuwait da parte dell'Irak, gli Stati Uniti dislocarono una forza armata in Arabia Saudita, in parte a protezione di quel Paese, in parte in previsione e approntamento di una operazione militare per la liberazione del Kuwait. Questa prima parte dell'intervento USA (poi supportati da una risoluzione ONU e quindi da numerose Forze Armate alleate) fu chiamata appunto "Desert Shield", cui seguì l'operazione di liberazione del Kuwait denominata "Desert Storm".

All'epoca i rapporti tra USA e URSS erano buoni, tanto che la Russia offrì supporto (sia pure non direttamente di tipo militare) all'operazione. Rientrava negli aiuti offerti la fornitura di un lotto di orologi di cui gli USA avevano necessità. Non è dato sapere se si trattasse di orologi ordinati per esigenze operative, o per scopi commemorativi o premiali. Il direttore della Vostok Wladislaw Zivilinin riferisce di un ordine iniziale di 10.000 pezzi più 200 da donare ai feriti, ordine poi esteso fino a 20.000 pezzi (altre fonti riferiscono addirittura 40.000).

Quello che inoltre è da definire è quale fosse il modello effettivamente prodotto. Quadrante a parte, infatti (anch'esso tuttavia reperibile con due disegni diversi) vi sono Vostok D.S. basati su movimento 2414 con corona al due, altri con movimento manuale, altri ancora con movimento automatico 2614, in casse diverse tra loro.

Il mio esemplare ha la cassa Komandirskie vecchio modello, con spallette proteggi-corona, fondello anonimo eccezion fatta per il numero di serie e per due scritte semicircolari in cirillico, una delle quali riferisce del movimento automatico (l'orologio fra l'altro è partito subito, solo con una piccolissima scossa).





Poljot crono 3133 "Moscow-Tokyo 1991"
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Nel 1991 in occasione di uno storico vertice, il giappone chiese a Gorbaciov (e poi a Eltsin ,dopo la dissoluzione) la restituzione di 3 isolette vicine al Giappone (Hokkaido) occupate dalla russia durante la seconda guerra mondiale.
Per commemorare questo evento fù realizzato questo quadrante che presneta sul qudrante le bandiere dei due stati .

Purtroppo durante il vertice non si riusci' a risolvere la spinosa vicenda e ,a causa di ciò , Russia e Giappone non hanno mai firmato un vero trattato di pace !!:(

Insomma una specie di Falklands in salsa russo-nipponica.

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Ciao Nico!
Complimenti! :2thumbs:
Davvero belli i tuoi orologi! Se non erro però la cassa del tuo Vostok è di tipo GENERALSKIE... :ops:
Certo,è un po' strano vedere la bandiera degli Stati Uniti su un orologio sovietico... 8-) però è particolare; e te lo dice uno che ha un debole per i Vostok, sia per quelli risalenti all'epoca sovietica (SDELANO B CCCP), sia per quelli moderni (SDELANO B POCCNN). :2thumbs:
Nulla da dire sul Poljot: semplicemente bellissimo! :2thumbs:

Ciao! :hallo:

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Andrea


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Bravo!
MessaggioInviato: lunedì 24 febbraio 2014, 17:37 
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Un bel post sue due orologi che rispecchiano appieno il convulso periodo di transizione all'economia di "mercato". E il tentativo delle grandi aziende produttrici di finanziarsi con valuta forte commercializzando all'estero quello che per noi poteva avere interesse.

Complimenti.

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"Abbiamo un enorme bisogno di ingegneri" Pietro il grande.


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MessaggioInviato: mercoledì 26 febbraio 2014, 23:05 
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la storia del desert riportata è corretta ma tutta da dimostrare, c'è chi dice che questo orologio sia puramente un commemorativo di quei fatti e niente più, quindi nessun ordine ed acquisto da parte degli americani.


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Esatto,
MessaggioInviato: giovedì 27 febbraio 2014, 10:34 
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Iscritto il: lunedì 24 febbraio 2014, 17:26
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Questi orologi vanno inquadrati in quell'epoca, di "privatizzazioni" imposte dall'alto, di oligarchi che si appropriavano di grandi realtà produttive senza avere ne i capitali nel le capacità (spesso nemmeno l'intenzione) di condurle.

L'industria per lo più usava fare piccole modifiche estetiche a modelli in produzione (quadranti, particolari di casse) e commerciarli all'ovest. O almeno provarci.

Vi fu chi si alzò nella neo costiuita Duma a ricordare a Samsonov, direttore Poljot che "non so proprio che indosserebbe i vostri orologi, deputato".

Il mercato diretto, quello "di spola", quello illegale e il baratto, diventano il canale ufficiale dei prodotti di orologeria.

Tutto quello con cui potevano attrarci, invogliati dai successi degli importatori occidentali, entra in produzione:

Vostok: desert, radio room, commemorativi vari......

Poljot: 3133 in salsa militare varia, e addirittura operazioni meno traparenti come il crono Komandirskie......

Gli Slava con Gorbacev, i Raketa 24h con i quadranti "militari".......

Questi due vanno inquadrati in quell'ottica, a mio parere, e hanno nel documentarla la loro forza!

ciao ciao.

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"Abbiamo un enorme bisogno di ingegneri" Pietro il grande.


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MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 23:35 
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Bellissimo il Poljiot soprattutto tenuto in perfette condizioni. Per quel poco di spirito nazionalista che mi è rimasto vorrei ricordare anche il MOSCA-ROMA praticamente identico.


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Re: Esatto,
MessaggioInviato: sabato 1 marzo 2014, 2:23 
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S.P.K. ha scritto:
Questi orologi vanno inquadrati in quell'epoca, di "privatizzazioni" imposte dall'alto, di oligarchi che si appropriavano di grandi realtà produttive senza avere ne i capitali nel le capacità (spesso nemmeno l'intenzione) di condurle.

L'industria per lo più usava fare piccole modifiche estetiche a modelli in produzione (quadranti, particolari di casse) e commerciarli all'ovest. O almeno provarci.

Vi fu chi si alzò nella neo costiuita Duma a ricordare a Samsonov, direttore Poljot che "non so proprio che indosserebbe i vostri orologi, deputato".

Il mercato diretto, quello "di spola", quello illegale e il baratto, diventano il canale ufficiale dei prodotti di orologeria.



In passato ho più volte riportato la frase su Samsonov come indizio per capire come fosse vista l'orologeria sovietica all'interno del paese. Però non può essere di per se generalizzata più di tanto.

Samsonov era un personaggio molto particolare. All'epoca aveva cinquantatre anni, direttore della prima fabbrica di Mosca.
In quanto manager sapeva il fatto suo. In quegli anni cruciali investì in macchinari e tecnologie tentando di gestire l'ingestibile, ovvero la transizione da una economia di piano ad una di mercato. Un processo questo che si svolse nel corso di alcuni anni con fasi contraddittorie e senza che ci fosse, da parte di chi lo aveva avviato, una chiara visione dei modi, dei tempi, degli obiettivi

Come tutti quelli della sua generazione Samsonov credeva nella "economia di comando" e pur dovendosi adeguare al nuovo corso gorbacioviano rimase comunque saldamente legato a quella che si può chiamare una "amministrazione di comando" autoritaria.

Fino al 1994 era molto popolare e amato. Una classica figura di "direttore paternalista", tanto poco politico quanto capace di condurre una grande e moderna azienda.
Per forza di cose in quegli anni si trovò ad affrontare una situazione che non era dovuta alle scelte delle singole fabbriche negli anni precedenti quanto piuttosto al generale stato di crisi dell'economia sovietica dovuta, da ultimo ma non per ultimo, all'immobilismo degli anni '70.

L'industria orologiera sovietica era da anni in crisi di sovrapproduzione. Produrre sempre di più era connaturato al sistema, ma il consumo procapite di orologi era al limite già da molti anni.
Le esportazioni, consistenti negli anni '60 e '70, erano in netto calo negli anni '80.
L'avvento dei quarzi mise in crisi tutti i grandi produttori dei meccanici. Gli svizzeri come i Russi.
Gli svizzeri si ripresero abbastanza rapidamente, ma in Unione Sovietica le cose andarono molto diversamente.

Come accennavo all'inizio, con Samsonov la prima fabbrica di Mosca divenne più efficiente. La percentuale degli orologi difettosi scese, tra il 1985 e il 1990, dal 4 all'1,5%, la produzione complessiva salì del 60% arrivando, nel 1990, a sei milioni di pezzi. Il che significava che ognuno dei 6500 dipendenti allora impiegati producevano circa 1000 orologi l'anno. Ovvero, un decimo di quanto produceva un operaio della Seiko.
Questi, in breve, sono i dati.

Non è vero che si limitarono a piccole modifiche e ritocchi. Nella seconda metà degli '80 Poljot, Raketa, Slava, Luch, Chaika, rinnovarono notevolmente i loro cataloghi, nei quali in quarzi erano presenti in modo consistente.
Solo che.... ormai era troppo tardi ( ad aggravare questo ritardo contribuì anche la nostra moda che se da un parte costituì una grande boccata d'ossigeno per la Poljot&Co., dall'altra rallentò notevolmente un processo di rinnovamento che pure era stato avviato).

Macchinari obsoleti. Troppo obsoleti per poter arrivare ad un aggiornamento tecnologico vero e proprio.
Una piena occupazione che aveva un senso e significato nell'economia di piano, ma diventava un grosso problema in quella di mercato.

Era l'Unione Sovietica di sempre. Grandi rincorse, grandi progressi, periodo di stasi e passi indietro, e poi ripartiva. Per un lungo periodo tutto questo aveva avuto delle ragioni comprensibili: la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, la corsa agli armamenti,ecc.
Ma ora tutto era cambiato.

Un immagine. Nel 1934 a Mosca esisteva un lavoro: farsi il giro di tutte le stanze di tutti gli alberghi di Mosca per caricare gli orologi di tavolo e da parete lì presenti.
Non era un lavoro che poteva svolgere un qualche dipendente di uno specifico albergo. No! Doveva farlo del personale specifico, in genere anziani, che faceva il giro portandosi appresso le chiavi (di ottone) necessarie.
Piena occupazione.

Tornando al nostro Samsonov allora ecco che da un parte abbiamo un manager che sapeva il fatto suo tentando di far fronte ai cambiamenti epocali in corso, cercando di introdurre una cultura aziendale che in primo luogo combatteva l'assenteismo e l'alcolismo, introduceva nuovi criteri di disciplina del lavoro, dall'altra un politico "conservatore", cioè fortemente critico verso Gorbaciov.

Ed eccoci quindi al primo Congresso dei Deputati del Popolo tenutosi tra il 25 maggio e il 10 Giugno del 1989.

In una delle sedute ci fu un breve scambio di battute tra Samsonov e un altro deputato.
Come accade spesso ancora oggi, quando non si sa cosa dire o non si vuole entrare nel merito la si butta in caciara e fu così che ad un certo punto l'altro se ne uscì con quella, ormai famosa, frase: " Io non so chi indossa i vostri orologi. Ma vorrei dire, invece, che nel rione in cui sei stato candidato, a seguito della legge che abbiamo, un uomo eccezionale, come il sacerdote, Gleb Yakunin non è stato registrato come candidato a deputato dalla riunione costituente"

Il testo è agli atti. La frase, nel contesto della discussione, può essere intesa come un "non so chi mai abbia voglia di indossare i vostri orologi".

Insomma, beghe interne.

Però quella frase, quando messa insieme ad altre fonti, è l'ennesimo indizio della crisi che l'orologeria sovietica stava attraversando.


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Bell'intervento.
MessaggioInviato: sabato 1 marzo 2014, 10:10 
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Grazie, ci voleva chi contestualizzasse, sono gli anni in cui ho conosciuto l'unione sovietica e in cui, superati i miei pregiudizi, me ne sono innamorato.

ma quanta nostalgia per come avrebbe potuto essere!

Certo l'immobilismo dell'età della stagnazione ha fatto tanti danni, ma anche la mala fede e l'interventismo spiccio nel sterzare verso un "mercato" puro, non ha scherzato!

ciao ciao.

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