Non posso mancare alla vestizione generalizzata e così ho improvvisato con luce artificiale, sullo sfondo uno scaffale ormai vuoto dei tanti libri che hanno accompagnato tante foto:
Allegato:
P3280672.JPG [ 847.15 KiB | Osservato 1866 volte ]
Non li ho mai ritenuti rari o eccessivamente costosi. Il fatto di trovarli regolarmente nei nostri mercatini ne è la cartina di tornasole. Vero è che da uno-due anni a questa parte ormai te li tirano dietro (almeno il rosa), conseguenza di lotti tornati in circolazione. Uno è stato recuperato tra i Navigli di Milano.
I nostri due Slava sono un tipico prodotto della "moda modaiola"

Un quattro anni fa riassunsi le info su
http://forums.watchuseek.com/f10/pink-s ... ost3895537Difficile dire se ebbero poca fortuna, di certo è che la moda fu brevissima, raggiunse il suo apice tra la fine del 1988 e l'inizio del 1989. Quando il nostro Rosa uscì si era già in fase calante. Niente di più normale che ne siano rimasti discreti lotti invenduti.
A quattro anni dalle poche righe che scrissi su WUS non posso che confermare la loro quasi inesistenza sui mercati russi ed ucraini e la loro presenza nei nostri.
Insomma, lo Slava rosa si trova quasi sempre in ottime condizioni ma ciò è altrettanto vero per i Raketa 0, i 24hr, tantissimi Molnja, i soliti komandirskie (zakaz e non), tutta una serie di crono, svegliarini e Poljot vari, e in quantità molto maggiori.
Perché? la risposta è estremamente semplice: calcoli sbagliati. Quali e chi?
Gli importatori ( e le relativi co-partecipazioni italo-russo-tedesche-americane) si gettarono sull'osso prevedendo vendite sostenute per un periodo più lungo di quello che in effetti fu. Inoltre non seppero prevedere l'ondata di arrivi dovuti alle importazioni-parallele, alla immigrazione (soprattutto polacca), al business fai-da-te.
La moda passata velocemente, effimera come quasi tutte le mode, e le importazioni-immigrazione tagliarono rapidamente le gambe alle importazioni ufficiali.
Quello che per alcuni mesi costituì una fonte di notevoli fortune svanì nel giro di pochissimi mesi.
Niente di anomalo, sono vicende che ricorrono nella storia del commercio modaiolo.
Sommando il venduto di allora che costantemente rientra in circolazione e l'invenduto che ogni tanto riemerge ecco che di volta in volta ci sembra più comune questo e più raro quello. In realtà tutto ciò che allora era in circolazione è ancora oggi facilmente reperibile, quando prima quando poi. Questione di tempo, di occasioni, di saper cercare, di muoversi, di pazienza.
Ma cosa rimase in realtà (orologi a parte)?
Rimase poco, molto poco. In Italia rimase un interesse molto limitato e casuale, che ebbe come conseguenza la quasi sparizione degli orologi russi dai nostri mercatini (ma rimanevano le bancarelle dei polacchi).
Diversa la storia in Germania dove non ci fu mai una esplosione modaiola paragonabile a quella italiana. In Germania la moda si diffuse più tardi e più lentamente rispetto all' Italia, ma complici una serie di circostanze concomitanti l'interesse per i russi durò più a lungo e coltivato da personaggi che seppero andare molto oltre all'effimero dei Kom&Co.
In un certo senso se in Italia è stato acceso il fuoco in Germania venne alimentato e mantenuto acceso, ma la brace era già da tempo viva tra i tedeschi.
Quindi, una volta in più, anche per la nostra maniacale passione per i russi dobbiamo prendercela con i tedeschi
