Nota: Avere l'occasione di poter scambiare ogni tanto due parole con Giuseppe/+entusiasta è per me una fonte di grandissimo piacere. Così, quando ho trovato questo suo articolo qualche giorno fa, ne ho approfittato per inviargli qualche commento. Bontà sua, Giuseppe ha ravvisato la possibilità che alcune parti potessero essere di un qualche interesse comune per il forum, e così le inserisco – non senza qualche remora – all'interno della discussione. Mi ci è voluto un po' di tempo, perché nella mia mail originale c'erano alcune inesattezze che ho preferito approfondire prima di pubblicare.
Carissimo Giuseppe,
Ecco dov'era il tuo articolo sugli "abbagli"! Me ne avevi parlato al telefono ma chissà perché ero sicuro che fosse sugli orologi da tasca. Ieri sera l'ho letto e ... sono "partito" per un altro viaggio nella storia!
Un lavoro veramente molto particolare e che spero proprio si possa ulteriormente ampliare con i possibili nuovi contributi di Marisa e tuoi (ti confesso che mi incuriosisce questa "lotta per la supremazia" fra acqua e pesi – tecnicamente fra i due metodi non c'è gara, la forza di gravità vince a mani basse, però trovo che gli orologi ad acqua abbiano una grazia particolare, nonostante la relativamente scarsa governabilità delle prestazioni). Attendo fiducioso!
L'attendibilità delle stime
Leggendo questa storia delle riproduzioni della Pearson-Page mi è tornata in mente
la vicenda delle teste di Modigliani. Anche Vera Durbé, come Baillie, non ammise mai esplicitamente di aver preso un granchio.
+entusiasta ha scritto:
Purtroppo non sempre la serenità di pensiero, la capacità di mettere in discussione le opinioni di primo impatto e, sopratutto, l'approfondimento dei particolari, accompagnano il nostro giudizio. Parlo di noi appassionati, collezionisti, professionisti e mestieranti od hobbisti, ma vale anche per esperti di fama (come detto nell'articolo) od anche per curatori di museo (come ho diverse volte citato). Il desiderio della scoperta eclatante è cattivo consigliere
Sicuramente è così, e aggiungo anche comprensibili questioni di orgoglio personale. Ma quando si tratta di esperti di fama e curatori di importanti musei è difficile non pensare al delicato meccanismo delle stime su cui poggiano i mercati dell'arte e dell'antiquariato. Minare l'attendibilità delle valutazioni con simili svarioni significa perdere la credibilità e la fiducia degli acquirenti, toccando inevitabilmente interessi economici anche molto forti. Immagino, con un pizzico di malizia, che le grandi case d'asta non accolgano di buon occhio la risonanza di questi piccoli scandali.
Valutazioni economiche d'epoca
A proposito di interessi economici, ho provato ad attualizzare il prezzo delle riproduzioni della Pearson-Page. In accordo al sito
measuringworth.com si ricava che le 6 sterline del mod.1958 (quello nella foto in alto a pag.2) corrispondono a una cifra compresa fra 200 e 600 sterline del 2010 (supponendo che i prezzi esposti risalgano al 1920). Non proprio economicissimo, ma certo neanche lontanamente paragonabile alle valutazioni degli originali.
Cosa facevano alla Pearson-Page?
Girovagando in cerca di notizie sulla Pearson-Page grazie ai link da te segnalati, ho appreso altri particolari interessanti. E, come quando si sfoglia un vocabolario, di sito in sito ho trovato la
Peerage (uno dei nomi assunti dalla Pearson-Page) ed alcuni estratti da cataloghi d'epoca con battenti in ottone, candelabri ed altre cose simpaticissime!
Riepilogo i link del tuo documento (lo faccio per i più pigri che non hanno voglia di ricopiarli dalle tue pagine):
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Don Coleman, The Time Machine Project,
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Clepsydra water clock,
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Grace's Guide,
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Orologio... idraulico, a cui seguì la risposta di Ottershaw
su questo link,
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Breve post sul tema Water Clock da nawcc.org
Dalle informazioni trovate in giro mi sembra di poter escludere, se mai ce ne fosse bisogno, qualsiasi eventuale ipotesi di corresponsabilità nella questione dei "falsi". La Pearson-Page appare una ditta solida e tranquilla, che produceva prodotti piacevoli che forse oggi purtroppo non avrebbero un grande mercato. Come ad esempio questi battenti in ottone, tratti da un catalogo del 1927:
Curiose iscrizioni
Tornando al tuo lavoro, questa iscrizione in inglese antico mi ha incuriosito:
Mi ricordavo di averla già letta ma non ricordavo dove. E' bastato cercare un po' per ritrovarla nel Gatty (The Book Of Sundials) nel capitolo dedicato ai motti anticamente iscritti sulle clessidre:
Peraltro il Gatty è un bellissimo libro, che per fortuna si può scaricare liberamente in vari formati da
archive.org.
Le varie edizioni del Britten
Nella mail originale a Giuseppe, osservavo che l'edizione del Britten con le riproduzioni non poteva essere la quinta. Di quella edizione ho il pdf, perciò incuriosito sono andato a "sfogliarlo" trovando nelle prime pagine proprio una sezione sugli orologi ad acqua. Ma, dopo alcuni disegni schematici di
clepsydrae, arrivato alla figura 16 ho trovato questa (che mi pare c'entri poco):
Nella mail a Giuseppe ipotizzavo che l'edizione giusta fosse la settima, che ebbe Baillie tra i coautori (insieme a Clutton e Ilbert), ma mi sbagliavo.
Comunque non è importante la figura, quanto il fatto che la memoria del grande F.J. Britten – almeno relativamente a questo episodio – è sicuramente salva, perché all'epoca dei fatti era già nel mondo dei più.
Un piccolo lavoro di ricerca sul celeberrimo "Old Clocks and Watches and Their Makers" mi ha portato a collezionare qualche informazione, che condivido anche per aggiunte e integrazioni.
F. J. Britten (1843-1913) pubblica a Londra la prima versione della sua opera con il nome di
"Former Clock and Watch Makers and Their Work" nel
1894. Il buon successo ottenuto lo porta ad una profonda rivisitazione del lavoro ed alla prima edizione di
"Old Clocks and Watches and Their Makers" nel
1899 a cui seguono la
2da (1904) e la
3za (1911), sempre più ricche di informazioni.
"Old Clocks..." diventa un riferimento autorevole e riconosciuto nel mondo dell'orologeria, spesso citato nelle bibliografie di altre opere, al punto che il libro continua la sua strada anche dopo la scomparsa di Britten.
La prima edizione postuma è la
4ta (1919), seguita a breve distanza dalla
5ta (1922). Entrambe sono a cura della figlia
Annie Britten, che ebbe non solo il grande merito di pubblicare tutto il materiale inedito del padre ma anche quello di coinvolgere la crema del mondo orologiero britannico nel contribuire con nuove informazioni, consolidando il ruolo di riferimento di quella che ormai è diventata una piccola enciclopedia dell'orologeria. Nel suo splendido e celebratissimo "The Marine Chronometer" (1923) R.T. Gould cita più volte "Old Clocks...", descrivendolo come fonte di ispirazione del suo libro e ringraziando proprio Miss Annie per la collaborazione. Comunque, come già detto, la 5ta edizione non contiene ancora il riferimento alle riproduzioni della Pearson-Page, perciò dobbiamo andare oltre.
Passano quasi dieci anni prima di arrivare alla
6ta edizione (1932), stavolta curata dal figlio
F.W. Britten, orologiaio di buon livello e autore di saggi di orologeria pratica sullo stile di De Carle. In questa edizione c'è, come evidenzia Giuseppe nel suo articolo, il contributo di G.H. Baillie. Ed è proprio questa, cioè la sesta, l'edizione dove è verosimile che compaia l'errore sugli orologi ad acqua, anche se la certezza assoluta non posso averla.
Non può invece essere l'edizione successiva, come pensavo erroneamente, ma per scoprirlo dobbiamo fare un balzo in avanti di oltre vent'anni. La
7ma edizione (1956) è in effetti uscita a nome di
Baillie, Clutton e Ilbert, ma non può essere quella dove compare la famigerata immagine della riproduzione Pearson-Page. Il motivo l'ho scoperto rileggendo un libriccino delizioso, acquistato proprio su suggerimento di Giuseppe: si tratta di Collector's Collection di Cecil Clutton (vedi
L'orologio del mese: Settembre parte1).
Nell'introduzione del libro, infatti, Clutton narra con tipico
humour inglese la genesi della 7ma edizione di "Old Clocks..." spiegando le peripezie e le difficoltà avute nel cooperare con i due "colleghi" all'epoca ben più quotati di lui, ma anche parecchio più anziani. Baillie purtroppo si spense a lavori appena iniziati, mentre Ilbert cadde presto gravemente ammalato, collaborando per la maggior parte del tempo da un letto di ospedale. Clutton, dal canto suo, si trovò imbarcato in una impresa titanica: la 7ma edizione di "Old Clocks..." è infatti una riscrittura completa dell'opera originale (per questo motivo, tra l'altro, non ottenne critiche unanimi) di cui conserva quasi solo le informazioni sugli orologiai. Come se non bastasse, anche Clutton ebbe i suoi guai: un incidente d'auto in cui si infortunò il braccio destro lo costrinse ad una lunga inattività.
Comunque la 7ma edizione non può essere quella di cui parla il misterioso autore della lettera che apre l'articolo di Giuseppe, sia perché rappresenta un taglio netto rispetto alle edizioni precedenti, sia perché Baillie scomparve molto prima della pubblicazione e sia perché la data di uscita è in ogni caso posteriore allo "scandalo".
Per chiudere, "Old Clocks..." ha avuto altre due edizioni:
l'ottava (1973) e infine la
nona (1986), ultima edizione ad oggi, di cui non so praticamente nulla se non che ebbero
Clutton come curatore principale.
Nota a margine: da questo link è possibile scaricare la 2da edizione (1899) e la 5ta (1922).
Ehi! C'è ancora qualcuno? Sogni d'oroooo!
// ocram
P.S. E, sempre a proposito di orologi ad acqua, questo vi ricorda qualcosa?
È una riproduzione (con i mattoncini
Lego!) dello storico orologio ad acqua di Su Sung, di cui parla diffusamente Landes nel suo Revolution in Time, e c'è persino la sfera armillare! (lo si trova su
brickshelf.com)
Ok, ok, non è proprio come avere l'originale. Ma neanche come pagare per vera una riproduzione...
Volete sapere il prezzo? Un affarone! Chiedete con fiducia al Conte Oliver
