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L'etica del restauro degli orologi da torre
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MessaggioInviato: martedì 27 settembre 2011, 13:07 
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Carissimi Orologiki,

spero di non creare disordini o offendere nessuno ma oggi vorrei aprire su questo forum un vaso di Pandora sull’ etica del restauro degli orologi da torre. Nel leggere e partecipare alle discussioni su questo forum ho notato che vi sono molti validi professionisti del settore degli orologi da torre che operano con grande professionalita’, esperienza e passione. Purtroppo pero’ non mi trovo d’accordo con alcuni interventi di “restauro” che ho visto descritti su alcuni posts. Non perche’ siano mal fatti eh sia ben chiaro, ma perche’ non rispettano, a mio parere, alcuni principi di base dell’etica del restauro.

Secondo me in questo campo c’e’ spesso un po’ di confusione tra i concetti di restauro/conservazione e quello di rifacimento/revisione. Se un orologio da torre viene conservato/restaurato le procedure di lavoro dovrebbero seguire appunto i canoni del restauro, mentre nel caso in cui un orlogio venisse semplicemente rimesso in funzione ( e questo fosse l’ unico scopo finale dell’ intervento) i principi del restauro potrebbero tranquillamente essere messi da parte e ci si potrebbe sbizzarrire come si vuole sui componenti di un orologio da torre senza curarsi troppo di conservarne alcuni aspetti materiali.
Purtroppo pero’ vedo spesso la parola restauro accostata ad interventi che di restauro hanno ben poco, ma questo probabilmente avviene perche’ in questo campo non esiste (almeno che io sappia) un vero e proprio codice etico come quelli presenti in altri campi, ad esempio nel restauto pittorico (dove comunque a volte esistono interventi molto discutibili).

Cerco di spiegarmi meglio con degli esempi pratici. Ci sono in effetti alcuni punti che vorrei discutere con voi perche’ mi sembrano quelli piu’ evidenti. Sia ben chiaro che da qui in avanti intendo discutere interventi di restauro/conservazione che sono oggettivi e non di rifacimento che sono totalmente soggettivi.

-Riverniciatura

Questo e’un intervento che ho visto effettuare molto spesso sia su questo forum che su orologi da torre esposti in musei o collezzioni private e devo dire di non condividere la “leggerezza” con cui tale intervento viene effettuato.
Sicuramente il metallo della struttura di un orologio da torre deve:

- essere preservato dall’ossidazione
- presentare alcune caratteristiche estetiche ( colore e forma)

A questo punto alcune considerazioni sulla rimozione delle vernici originali. A mio parere una verniciatura puo’essere eliminata nei seguenti casi:

- La superficie espsota del metallo e’ molto estesa, ad esempio piu’ del 50% (inidcativamente)
- La vernice e’ instabile e parti di essa potrebbero nel breve termine distaccarsi dalle plantine esponendone il metallo e contaminare il meccanismo con residui.
- La verniciatutra non e’ contemporanea alla realizzazione del meccanismo e mette a rischio la preservazione del metallo: ad esempio nel caso in cui una vernice sia insufficiente come barriera di protezione o che sia corrosiva o che al di sotto vi sia uno strato precedente che si intende mettere in evidenza. N.B. solo in questi casi! Rimuovere una vernice anche se non originale significa comunuqe rimuovere qualcosa che e’ entrato ad un certo punto a far parte della storia dell’oggetto.

La verniciatura non dovrebbe essere eliminata:

- Per ragioni puramente estetiche (a me piace il rosso a te il rosa......) oppure per far apparire l’orologio piu’ “bello”. Di nuovo...la bellezza e’ soggettiva.

Quando si rimuove una vernice originale da un orlogio da torre si perdono delle informazioni, e lo scopo del restauro e’ quello di conservare il piu’ possibile tutte le informazioni ottenibili dai materiali che compongono il soggetto dell’intervento ripristinandone nel contempo la fruibilita’ ed in alcuni casi (come nel caso degli orologi da torre) la funzionalita’ .

Rimuovendo la vernice si perdono informazioni relative a:

- I colori utilizzati dalle fabbriche o gli artigiani, le decorazioni, le varie combinazioni etc.
- Il modo in cui le vernice erano applicate: spruzzo, a bagno, a pennello, battuta etc.
-Il tipo di basi e strati di protezzione o riverniciature utilizzati (spesso il metallo viene completamente esposto durante gli interventi il che significa che tutti gli strati vengono eliminati).
- La composizione chimica. Interessante sarebbe ad esempio sapere che tipo di vernici erano utilizate a cavallo della rivoluzione industriale. Oppure conoscere quali tipi di protezioni e vernici siano le piu’ stabili nel tempo (semplicemente valutandone la condizione attuale dopo decine o centinaia d’anni di invecchiamento naturale).
- Segni di usura che possono dare informazioni sulla storia dell’orologio. Ad esempio se sulla base di un orologio manca della vernice nelle posizioni in cui si trovava il motore elettrico potrebbe indicare che la verniciatura sia posteriore all’ elettrificazione. Oppure che un dato elemento del meccanismo e’ stato rimosso o modificato etc. Per farla breve..... e’ come vedere la forma di sporco di un quadro o di un mobile su una parete bianca, sappiamo che in quel punto c’era qualcosa anche se non c’e’ piu’. Se diamo una bella mano di bianco......abbiamo perso questa informazione.

Inoltre:
- Mettere una nuova vernice significa scegliere un prodotto fatto oggi, di cui spesso non si conosce la stabilita’ nel tempo, specialmente in combinazione con oli e grassi (presenti sul movimento).
- Rimuovere la vernice spesso porta a danneggiare il metallo che in verita’ si vuole presevare ( sverniciatori chimici che possono rilasciare contaminanti, rasature o sabbiature che eliminano parte del metallo).


Bene, ora che vi ho annoiato a sufficienza con le vernici passiamo alla pulitura dei metalli:

Esistono tanti metodi per pulire i metalli che sono piu’ o meno invasivi, ma innanzitutto: perche’ pulire i componenti del movimento e fino a che punto:

- per ripristinare la funzionalita’ del meccanismo
- per eliminare tracce di corrosione
- per ragioni estetiche

Perfetto, il primo ed ils econdo punto mi sembrano essenziali, il terzo e’ quello che secondo me crea alcuni problemi. Quando un componente del meccanismo viene considerato pulito? Quando splende e luccica come se fosse uscito ieri dalla fabbrica anche se ha 200 anni? O quando e’ sufficientemete pulito per garantire la funzionalita’ del meccanismo?

Quando un metallo viene portato a “vergine” (intendo dire completamente luccicante) con sistemi meccanici o elettrochimici si elimina uno strato piu’ o meno spesso del metallo e non solo lo sporco e la patina che lo ricopre. Il gioco sta tutto nel “fermarsi in tempo”.

Se la pulitura e’eccessiva si rischia di:
- Perdere informazioni sul tipo di tornitura utilizzata o lavorazione manuale (battitura del metallo, forgiatura, limatura etc.)
- Modificare le dimensioni del pezzo compromettendo la funzionalita’del meccanismo. Un esempio, se l’asse di un ingranaggio o le boccole in cui ruota vengono eccessivamente “pulite” si puo compromettere il funzionamento.
- Eliminare totalmente la naturale patina protettiva. Un metallo si ossida perche’ entra a contato con l’ aria ma nel momento in cui lo strato piu esterno e’ ossidato la reazione decelera, il che significa......la patina protegge il metallo stesso (attenzione dico patina e non ossidazione, non intendo dire che la “ruggine” sia un ottimo protettivo, ma semplicemente che un ingranaggio restaurato dovrebbe assomigliare ad un pezzo d’ottone e non ad uno specchio. Un piccolo esempio per chi e' di Firenze o Roma......La statua di San Pietro nella basilica viene baciata o toccata sul piede per devozione o rispetto, stessa storia per la lingua del cinghiale del mercato di firenze (si qui si mette anche la monetina). Queste parti sono perfettamente lucide (le statue sono di bronzo) mentre il resto e'opaco. Semplicemnte rimuovendo la patina in maniera costante (senza abrasione) il metallo in queste parti si e' assottigliato.

Se l’estetica gioca un ruolo fondamentale e si vuole ottenere dei componenti perfettamente lucidi si dovrebbe avere l’accortezza di non danneggiare la superficie del metallo con degli abrasivi e soprattutto occorrerebbe proteggere la superficie esposta con un protettivo ( certo questo avviene gia’ grazie agli oli ed i grassi utilizzati per il meccanismo, ma bisognerebbe essere sicuri che tutte le superfici lucidate vengano protette).

Sulla sostituzione ed il rifacimento di parti mancanti:

Sempre secondo i principi della conservazione e restauro ed il mio personale parere , una parte del movimento potrebbe essere rimossa se:

- Non contemporanea al meccanismo e pone in pericolo la stabilita’ dello stesso. As esempio un contrappeso eccessivo aggiunto per chissa’ quale ragione, un motore elettrico che rischia di danneggiare il movimento perche’ non installato correttamento etc.
- Danneggiata a tal punto che la sua stabilita’meccanica sia compromessa. Se un asse o un ingranaggio e’ spezzato difficilmente lo si puo’ “rincollare” anche se...... esistono metodi a proposito.

Nel caso poi che una parte del movimento dovesse essere ricostruita si dovrebbe:

- Rendere possibile riconoscere che il componente nuovo sia un rifacimento odierno e non una parte del meccanismo originale ( no al restauro mimetico). Ad esempio una parte ricostruita del movimento dovrebbe avere un marchio indelebile di riconoscimento, ad esmpio delle striature o un colore differente. Per fare un esempio..... sempre nel restauro pittorico, i risarcimenti delle parti mancanti di un quadro non sono visibili da una certa distanza, ma quando ci si porta a pochi centimetri dalla superficie si nota che le parti ritoccate sono tutte delle serie di linee sottili che una volta combinate danno la percezzione uniforme del colore e delle forme (tecnica del rigatino).
- Fissare le parti rimosse al telaio. E qui viva la fantasia, una scatola in cui possano essere riposte le parti rimosse, dei cordini, qualsiasi cosa che eviti che queste parti vadano perse.

E per concludere in bellezza questo post che e’ diventato veramnete troppo lungo sia da leggere che da scrivere, un ultimo punto sulla documentazione del restauro.

Molto spesso i meccanismi degli orologi da torre hanno delle storie molto interesanti alle spalle, oltre che essere degli splendidi oggetti da museo o da collezione.
Per capirci......costavano molto! Avere un orologio da torre nel paesino perso sui monti significava poter regolare la vita di tutto il paese senza doversi distruggere le mani con le corde delle campane. In alcuni casi era un vero e proprio evento che finiva sulle pagine dei giornali o prima ancora negli annali. Esistono sicuramnete nutrite documentazioni degli acquisti dei meccanismi da parte delle parrochie e dei comuni con prezzi, specifiche tecniche etc. Tutte queste informazioni sono perdute nel momento in cui un meccanismo viene rimosso dalla sua base per essere venduto senza che una documentazione dello smantellamento (possibilmente con foto) lo possa seguire nella sua nuova destinazione. In un instante (o oggi con un semplice click visto che si possono comprare anche su ebay) tutta la storia che era dietro un oggetto che apparteneva a molti (non era del parroco o del sindaco ma di tutta una comunita’) viene cancellata per sempre.

A parte questo concetto forse un po troppo romantico, la documentazione fotografica e non nel momento dello smontaggio delle varie fasid el restauro e del dopo intervento e’essenziale per conservare informazioni che verranno inevitabilmente perse durante gli interventi e per poi valutare ( in qualsiasi momento) la qualita’ dell’intervento. Fortunatamente vedo che questo forum ed il progresso delle foto digitali aiutano molto in questo punto, ma per esperienza personale.........non mi e’mai riuscito di vedere una scheda di restauro di un orologio da torre esposto in un museo.

Bene, discussioni aperte, tutto quello che ho scritto ovviamente non e’ e non deve essere preso per oro colato ne come critica sterile ma anzi discusso (almeno spero) il piu’ possibile.......... altrimenti che etica e’ ??

Ovviamente sono pronto a difendere le mie posizioni :D

Ciao a tutti
Roberto

P.S. Ottershaw, if any part of the text is not resulting clear towards google translator please let me know :)


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MessaggioInviato: martedì 27 settembre 2011, 17:21 
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Carissimo Napoleone18
Tocchi un argomento,alquanto scabroso.
Al quale non darti molte ragioni diventa difficile.
Hai detto bene,la questione è etica.
Ma con l'etica,non ci mangi.
La mia cruda risposta,è legata alla vita di tutti i giorni.
Troppe volte un orologio da torre,viene recuperato,ad un passo dall'essere buttato.
Quando da anni inservibile,per l'alto costo di manutenzione,mantenimento in opera,viene,solitamente eliminato in sordina,senza tanta pompa magna,in quanto un suo restauro è un costo,che pochi sono disposti a patire.
Ecco perchè eliminato.Magari anche quasi di nascosto,onde impedire una protesta,di chi con la lingua fà tutto,ma ai fatti una mano al borsellino non la mette
E sarà sempre così, se non interviene,un senso civico,che spinge alla conservazione del passato,per la sua storia,e per il valore che principalmente emotivo questo ha.
Ma tutto questo tradotto sono soldoni,anche il solo cercare di mantenere immagazzinate queste cose è un costo.
Per cui per sopravvivere,si finisce per rottamare.
Quello che si vende per restaurò è una modesta revisione,che paga,almeno l'occhio,dell'osservatore.
Triste è fare queste costatazioni,ma se io orologiaio,chiedo anche solo due mesi di lavoro,(lavoro che mi piacerebbe anche fare,ma sempre lavoro)a tempo pieno,per dare documentazione,fare tutti gli studi necessari,recupero dei materiali,utilizzo sitemi conservativi,con il triplo o quadruplo del tempo,il risultato è che l'oggetto finisce in fonderia.
E se lo faccio gratis,fallisco e muoio di fame.
Tradotto il problema è: o riusciamo a valorizzare l'oggetto da renderlo appagante,o non si fà nulla.
questa è la legge del mercato.
Schifosa e becera,barbara ed insultante,ma legge di mercato.
Per sovvertirla,servono,sopratutto mezzi,tanta volontà,idee,e anche le proteste,giuste e piacevoli come la tua.
Un salutone
Pierino la peste

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I costi del restauro e l' etica
MessaggioInviato: mercoledì 28 settembre 2011, 14:02 
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Caro Pierino,

Concordo con te che il restauro sia un lusso e che spesso, specialmente nel campo del privato, occorre fare scelte piu’ economiche che etiche. Ma trovare un bilanciamento tra le due cose mi sembra necessario, perlomeno quando un restauro viene “venduto” in quanto tale.
Se mi rivolgo ad un restauratore che si definisce restauratore mi aspetto che segua una certa etica, e’ un po la stessa cosa che ci si aspetta quando si va dal medico........nessuno (tranne alcuni casi particolari) quando si rivolge ad un medico per farsi fare un operazione teme di svegliarsi senza un rene perche’ il chirurgo se l’ e’ venduto per guadagnarci su un po di soldi.

Mi sembra necessario fare alcune distinzioni tra quelli che sono i destinatari del prodotto finale (l’opera di restauro) e le procedure adottate.

Vendita sul mercato: In questo caso l’ orologio, come dici tu, deve essere “appagante” e quindi essere “bello” secondo i canoni di bellezza per cui sporco e opaco = brutto, mentre pulito e luccicante = bello. Per quanto personalmente preferisca la prima cobinazione ( sporco e opaco) mi rendo conto che la maggior parte degli acquirenti punti sulla seconda opzione. Ma in questo caso il restauro precede l’acquisto del pezzo e diviene semplicemnte un mezzo per guadagnare soldi e nient'altro. Quindi se il restauro precede l’ acquisto non si puo’ entrare in contatto con l’ acquirente e discuterne insieme le procedure che si intendono attuare. Lo scopo finale e’ quindi la vendita ed il restauro non puo’ essere definito tale e diventa semplicemente un rifacimento.

Commissione privata del restauro: In questo caso l’orologio e’ gia in possesso di un privato che lo vuole restaurare per metterselo in casa e quindi sara’ possibile parlare con il rpoprietario, spiegargli il tipo di informazioni che verranno perdute sul suo pezzo nel momento in cui alcune procedure verranno seguite durante le fasi di restauro. Ed e’ proprio in questa fase che si puo’ trovare ( e spesso si trova) un bilanciamento tra costi e etica del lavoro. Se il restauratore ha piena coscienza di cio’ che sta facendo ( e soprattutto di quello che eticamente non dovrebbe fare) riuscira’ ad avere buoni argomenti per convincere il proprietario a seguire procedure piu’ consone ad un restauro che ad un rifacimento. Il risultato potrebbe essere che il privato avra’ in casa un orologio che magari non e’ luccicante come appena uscito dalla fabbrica ma con una storia che anche il proprietario avra’ imparato ad apprezzare.

Commissione pubblica: In questo caso l’etica del restauro (sempre se venduto in quanto tale) dovrebbe essere messa al primo posto perche’ il bene che verra’ sottoposto ad intervento e’ appunto un bene pubblico e la famosa “chiacchierata” tra committente e restauratore dovrebbe essere ben orientata verso questa direzione e basata su conscenze storiche e della teoria del restauro e non unciamente su conoscenze meccaniche.

Hobby: per tutti coloro che si divertono (come me del resto) a restaurarsi un orologio da torre in casa avendo o non avendo conoscenze nel campo resto convinto che tutto cio’ che ho scritto nel post precedente dovrebbe essere preso per lo emno in considerazione e valutato con attenzione caso per caso perche’ nessun hobbista segue la sua passione per ragioni di denaro. Quindi in questo caso il problema del mangiare con il lavoro che si fa non sussiste ma i "danni" che si possono fare si quelli restano tutti.

Riguardo alla tempistica/costi del restauro bisogna tenere in considerazione che ogni restauro e’ un unicum e questo e’ quello che spesso non vedo preso in considerazione in questo settore. Mi sembra che ad esempio che la procedura “ smontaggio-sverniciatura-riverniciatura” sia utilizzata quasi constantemente su qualsiasi pezzo, mentre si dovrebbe a mio parere lavorare piu’ sul “caso per caso”.
Tra l’ altro, i tempi per la sverniciatura e riverniciatura sono molto lunghi quindi spesso e volentieri se la vernice e’ ancora in buone condizioni si risparmierebbero tempo e soldi lasciandola li dov’ e’ procedendo con una buona pulitura e magari qualche ritocco. Stessa cosa vale per la lucidatura delle parti del movimento.
La ricerca di informazioni sulla storia di un orologio da torre puo’ essere effettuata a diversi livelli che richiedono tempi e costi differenti, ma che a mio parere sarebbe corretto presentare come possibilita’ al committente privato. tale ricerca diviene poi assolutamente necessaria per il committente pubblico e piacevole per l’hobbista. Sapere perlomeno da quale chiesa un orologio e’ stato dismesso mi sembra un buon inizio, poi se si hanno soldi e tempo si puo’ andare piu’ in profondita’ ma come hai detto tu.........spesso e volentieri questi gioiellini vengono dismessi sotto banco ed e’ proprio su questo punto che bisognerebbe lavorare migliorando la sensibilita’ delle comunita’ che fondamentalmente non sanno cio’ che stanno perdendo.


Per migliorare la situazione, come dici tu ci vuole un investimento di energia alquanto sostanzioso da aprte di tutti gli operatori del settore ma le soluzioni ci sono e la prima di tutte e una presa di coscienza del problema.

Una volta ottenuto questo esistono delle soluzioni pratiche, alcune che mi vengono in mente su due piedi:

- verificare se esistono codici etici su questo settore all'estero ( la Francia il Canada, gli Stati Uniti e l'Inghilterra mi sembrano le piu' indicate per iniziare).
- Stendere un codice etico con delle specifiche tecniche sui tipi di interventi che vengono effettuati, discuterlo ed approvarlo.
- Far riconoscere questo codice etico da un ente internazionale quale ad esempio l'ICOM (international Council of Museum) o l' AIC ( American Institute of COnservation.

Ti dico questo non perche' sia una specie di sognatore idealistico ma perche' questa e' la strada seguita con successo da altri settori del restauro come il restauro della carta, della ceramica, dei beni immobili etc.

Saluti :)
Roberto


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Re: I costi del restauro e l' etica
MessaggioInviato: mercoledì 28 settembre 2011, 18:37 
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Grazie a Roberto e Pierino per questa discussione molto interessante!
Non c'è bisogno di ricordare quale patrimonio artistico e culturale sia presente nel nostro Paese e quanto avanzate siano le nostre tecnologie e metodiche di restauro. L'Italia ha una lunghissima tradizione in merito.
E infatti molte delle questioni sollevate, ed altre ancora, sono affrontate nel Codice Deontologico del Conservatore Restauratore redatto dall'ARI (Associazione Restauratori d'Italia). Mi riferisco in special modo agli articoli dal 6 al 12 (Principi Generali) e dal 13 al 21 (Obblighi verso il bene culturale).
Una lettura che non avrei scoperto senza i vostri spunti.
Grazie :D
// ocram


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MessaggioInviato: giovedì 29 settembre 2011, 0:05 
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Quando ci sono "troppe regole", o codici deontolocici che siano, alla fine si ferma sempre tutto oppure saranno sempre "i soliti" a poter portare a termine il restauro perchè accreditati da qualcuno... mah..

Ciaoo

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MessaggioInviato: giovedì 29 settembre 2011, 1:04 
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Carissimi Amici.
Queste discussioni possono essere allettanti,piacevoli e istruttive.
Ma nella sostanza ogni pezzo ha una storia a sè,in quanto particolari sempre eseguiti al massimo in piccola serie,con tutti una loro storia pesonale.
Almeno per quelli da considerare antichi,nel resto quasi battezzato modernariato.
Serve di base una forte volontà conservativa,ma molto forte.
Perchè non è vero che un restauro conservativo è più veloce.
Sopratutto se la macchina non è statica,ma riportata al movimento funzionale.
Ma su questo sarebbe bello parlarne,davanti ad un pezzo da fare.
Io sono troppo tecnico,seppure ami ancora sognare.ogni volta che ci provo,cozzo contro l'imbecillità.
Ho perso l'illusione di capire il mio simile,da molto tempo.
Come si suol dire,ci si prova,ma si finisce per attaccare l'asino dove vuole il padrone.
Mi viene in mente i commenti delle signore mogli,quando si vedono arrivare in casa il pezzo vetusto,con tutti i suoi inconvenienti.
Ho avuto terribili problemi con un 400gg,non oso sentire cosa sarebbe successo con un orologio da torre.
Pochissimi di noi abitano in un castello.
Dove si può fare esposizione,per cui tutto questo diventa futile,anche per un hobbista.
Mi viene da ridere a cosa succede nelle abitazioni di molti il portare in casa un oggetto simile,coperto di guano di piccione.
Ma come professionista,adoro sentire parlare di restauro,ancora di più conservativo,ma poi sulla sostanza,ci si piglia a sberle.
Serve prima dare un valore fisico alle cose,da quì il resto vien da sè.
Perchè tutto alla fine si riduce al vil denaro.
Certo sarebbe bello che almeno ciò che è pubblico(per cui di tutti) facesse scuola.
Ma se fosse così,non si lascerebbe morire quest'qrte,dimenticando gli artigiani che vi han lavorato,questo forum è nato anche per loro.
Perchè cercare di conservare,costa una fatica immensa,già nell'embrione.
Tutto diventa prezioso,solo quando non c'è più.
E discorsi fatti su musei,sistemi,regole,sono un po' di moda,cambiano con i periodi e suonano troppo di politica.
Tutto torno a ripeterlo è in funzione di quanto stimiamo il valore del manufatto.
Sia in valore affettivo,che in vil denaro.
Ma pochi saranno contenti più di me a dargli valore.
Un salutone Carissimi
Pierino la peste

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MessaggioInviato: giovedì 29 settembre 2011, 11:27 
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"Ogni pezzo ha una storia a se"
questo e'precisamente quello che ho cercato di dire nei due posts precedenti.

"Perchè tutto alla fine si riduce al vil denaro"
e' vero, concordo pienamente con te, ma come ho scritto nel post precedente dipende dai casi e dalle scelte degli interventi che si intende fare. Spesso con la stessa tempistica e costi si possono intraprendere "strade" molto differenti ottenendo di conseguenza anche risultati differenti.

"dimenticando gli artigiani che vi han lavorato"
No, per carita' questo mai. Gli artigiani non devono e non possono essere dimenticati. Il restauratore e' un artigiano anch'esso e la manualita' di un restauratore e' importante tanto quanto le sue conoscenze etiche, storiche e teoriche. Ma la differneza e' che un artigiano e' libero nel suo estro di lavorare i materiali come piu' gli aggrada, il restauratore no perche' deve appunto conservare e rispettare il lavoro fatto da altri artigiani prima di lui.

"Tutto diventa prezioso,solo quando non c'è più"
Secondo me tutto diventa prezioso quando si prende coscienza della sua importanza. Certo se poi gia' non c'e' piu' non ci resta che morderci le mani. Dobbiamo prima buttare giu la torre di Pisa per renderci conto che e' preziosa o basta prendere coscienza che sia importante da conservare e magari evitare che cada?

"Ma pochi saranno contenti più di me a dargli valore"
capisco la tua sfiducia nel resto dell'umanita' ma su.......un po' d'ottimismo! Altrimenti tutte le persone che lavorano come professionisti su questo forum (come te del resto) che faticano a fare ? :)

"E discorsi fatti su musei,sistemi,regole,sono un po' di moda,cambiano con i periodi e suonano troppo di politica"
Se la politica entra nella nostra vita quotidiana come un rompighiaccio cé poco da fare (soprattutto in Italia). Ma in questo caso il discorso non vuole essere assolutamente politico. Il restauro e' cominciato nel 400 grazie ai Papi, era politica quella? certo che lo era, e allora? Era politica quando i fori imperiali sono stati sventrati per far spazio a via dei Fori o quando un intero quartiere medievale e'stato spazzato via (compresa la casa di Michelangelo) per far spazio a Via della Concigliazione? Certo che lo era!
E allora? E' proprio grazie alle regole e ai codici etici del restauro (che a Oldtime non piacciono proprio) che si puo' mettere un freno a questi sciempi. Quando si ha una base su cui fare leva (anche a livelli politici) si puo' limitare i danni, ma se la politica e' libera di fare cio' che vuole perche' i restauratori non hanno regole allora i restauratori non hanno piu' armi di difesa.

"alla fine si ferma sempre tutto oppure saranno sempre "i soliti" a poter portare a termine il restauro perchè accreditati da qualcuno"

Quanto e' vera questa frase. Completamente d'accordo con te, ma il problema dell'accredito di un restauratore e' tutt' altra discussione (anche molto interessante) che vorrei evitare o perlomento rimandare e qui si che entra la politica, le conoscenze, il nepotismo e la quasi totale inesistenza della meritocrazia nel nostro paese.
Ma un accredito ci dovra' pur essere ! O chiunque si sveglia la mattina puo' mettere le mani sull' orologio di Praga o i mori di Venezia?? E come si valuta un lavoro effettuato se non si hanno delle regole da rispettare? Un restauratore che ha fatto un pessimo lavoro potra' sempre dire........"beh......e dove sta scritto che io questo non potevo farlo? "

Saluti :)

Roberto


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MessaggioInviato: giovedì 29 settembre 2011, 22:24 
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napoleone18 ha scritto:
Quanto e' vera questa frase. Completamente d'accordo con te, ma il problema dell'accredito di un restauratore e' tutt' altra discussione (anche molto interessante) che vorrei evitare o perlomento rimandare e qui si che entra la politica, le conoscenze, il nepotismo e la quasi totale inesistenza della meritocrazia nel nostro paese.
Ma un accredito ci dovra' pur essere ! O chiunque si sveglia la mattina puo' mettere le mani sull' orologio di Praga o i mori di Venezia?? E come si valuta un lavoro effettuato se non si hanno delle regole da rispettare? Un restauratore che ha fatto un pessimo lavoro potra' sempre dire........"beh......e dove sta scritto che io questo non potevo farlo? "

Saluti :)

Roberto


Sono convinto delle doti e capacità degli Italiani, spesso superiori in molti settori al resto del mondo anche se veniamo un pò bistrattati, forse per gelosia. Il problema è proprio la meritocrazia in Italia, al vertice spesso c'è chi non ha le competenze ma il giusto "spintone"..
Sicuramente per orologi di alto livello e fama auspico in un team di professionisti in grado di restaurare l'oggetto secondo i canoni.
Mentre per tutti gli altri, spero in abili appassionati restauratori autodidatti che pur con i loro errori ci permettano di mantenere in vita queste stupende macchine e non farli finire in fonderia..

Ciaooo

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Sicuramente.......meglio un restauro fatto male che la fonderia per carità! :) Io nel mio piccolo ( da completo profano ma appassionato) farò del mio meglio per salvare il mio secchiello di ingranaggi :D


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MessaggioInviato: mercoledì 5 ottobre 2011, 17:49 
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Bellissimo argomento!
periodicamenre affiora nel forum, se parla un pò, poi svanisce!

Però in questa occasione mi pare che un elemento importante sia emerso:

Cosa è un riparatore.
Cosa è ( o dovrebbe essere) un restauratore.

Tutti noi, io compreso (per le piccole cose che faccio) abusiamo del termine "restauro".
Restaurare dovrebbe voler dire "seguire le direttive attualmente stabilite" Dico attualmente perchè non si tratta di argomenti immutabili, tutt'altro, ma in continua evoluzione.

Gli altri interventi sono riparazioni, rimessa in efficienza, recuperi ecc. ecc. ( una buona definizione che comunque dia il senso dell'alto valore anche di questa attività, al momento non mi sovviene) , ma non sono restauri se non possono certificare rispetto rigoroso delle normative preposte. (Poi magari scopriamo che, per l'orologeria, queste normative nenche esistono) ma!!

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MessaggioInviato: venerdì 19 luglio 2013, 20:50 
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Ciao a tutti, sono Nicolò,
Prima di tutto ci si deve informare se su quell'oggetto vige il veto della Sovrintendenza alle Belle Arti, di conseguenza ci si comporta.
Comunque, secondo i dettami della "Carta del restauro", ci si dovrebbe svestire delle proprie vesti ed operare senza esprimere nessuna opinione in merito, al di la dell'aspetto storico-letterario-artistico. Trattandosi di un orologio da torre, di solito hanno già qualche centinaio di anni, per cui spesso si può metterli in funzione, attenzione però, a non confondere le parti pulite con le parti rifatte se mancanti, bisogna mettere in evidenza il tipo di restauro fatto; In poche parole, da tutto quello che è stato detto, ci vuole oltre alla conoscenza delle regole della carta del restauro anche una buona dose di buon senso e rispetto delle cose.
Cia Nicolò


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