Sono passati solo ventiquattro anni. Un quarto di secolo. Sembrano nulla, niente. Ancora meno di niente quando guardiamo uno di questi crono, lucidi e funzionanti.
Eppure era un mondo diverso, lontanissimo dal nostro di oggi. Tutto è accaduto in questi ventiquattro anni. Guerre, lavoro, economia. Le guerre sono sempre più frequenti e vicine. Il lavoro? sempre di meno, precario, sempre più precario. L'economia? Cina, India, Indocina, Korea, il Pacifico. Noi siamo fuori.
Allora potevi riuscire ancora a comprare una casa. Oggi quanti ragazzi nati allora possono pensare di comprare un'automobile qualsiasi? e pagarne l'assicurazione?
Gorbaciov, guerra fredda, muro di Berlino, 1988-1989. Tutto sembrava cambiare e andare come si era sempre sperato. Ma sentivi qualcosa dentro che non ti faceva essere sicuro. Tutto troppo facile, troppo improvviso. Poteva andare avanti così? Meglio non pensarci! ancora per un poco, fino a che sarà possibile.
Non guardare al futuro, non guardare lontano. Cosa sta accadendo in Jugoslavia? e in Cina e in India?
L'Unione Sovietica è in crisi? apre al e ai mercati? ottimo, un grande opportunità.
Una opportunità che seppe sfruttare un gruppo aziendale italiano che esportava macchinari per calzature in Unione Sovietica. Commercio di compensazione. Pagamento, almeno in parte, in natura.
Cosa hanno i sovietici che si può vendere in Italia? non c'è molto, il caviale, vodka e poi? elettronica? no, sono indietro. Abbigliamento? obsoleto!
Cosa hanno in eccedenza che possono dar via a basso costo? orologi
L'industria orologiaia sovietica da almeno due decenni produceva molti più orologi di quanto il mercato interno ed estero riuscisse ad assorbire.
Dal 1960 era iniziata un costante e progressiva diffusione dei Poljot, Sekonda, Slava, anche con un certo successo in paesi come la Gran Bretagna, ma pur sempre un mercato di nicchia. Il terzo mondo da sempre grande importatore era più un peso che una fonte di valuta pregiata.
I piani quinquiennali si erano succeduti l'uno all'altro aumentando sempre le quote di produzione. L'offensiva giapponese dei quarzi che aveva steso l'industria svizzera aveva creato anche problemi nel pese dei soviet.
La gente voleva questi orologini piccoli e leggeri, veramente nuovi, con tanto di melodia e di sveglia che ti diceva "buon giorno! sono le ......."
Come aveva reagito l'industria Svizzera? Lo Swatch!
Che cos'era lo Swatch? la negazione dell'orologio di sempre.
I quarzi giapponesi avevano portato l'orologio alle masse.
Lo Swatch riportò il mercato in occidente e fece capire una cosa semplicissima: la gente vuole cose nuove, diverse, è ben disposta verso l'effimero, l'assurdo. Fantasia, diversità, arcano, mistero, mondi lontani.
Un vortice visionario quanto allucinato e cieco coinvolgeva noi occidentali. Superata l'angoscia degli anni settanta con la sua crisi economica e sociale ora era tempo di tornare a godersi la vita.
Se eri capace di vedere tutto questo potevi trovare il prodotto giusto, altrimenti potevi anche averlo sotto mano ma non l'avresti visto.
Tra quelli che seppero cogliere l'attimo ci furono alcuno giovani imprenditori che erano legati a quel gruppo aziendale che doveva trovare cosa di sovietico poteva essere conveniente importare in Italia.
La scelta cadde sugli orologi. Molto probabilmente perchè era una delle poche cose di una certa qualità, costavano poco e ....... erano diversi! almeno alcuni.
Non fu una scelta facile, per nulla scontato il successo. Notevole l'investimento iniziale, cinquecento milioni di lire. Mezzo miliardo. Allora non era poco.
Una della intuizioni che ebbero quei giovani imprenditori fu che questa volta le cose dovevano essere fatte in modo diverso che in passato.
Non si trattava solo di importare gli orologi così come erano. Bisognava adattarli al mercato italiano ( e non solo. Giappone e USA furono altri due grandi mercati). Creare confezioni allettanti e suggestive se non esclusive. Dovevano diventare un "oggetto del desiderio". Soprattutto dovevano essere diversi dagli orologi che i sovietici avevano esportato in occidente fino ad allora.
Ed ecco che all'inizio dell'estate del 1988 appare il primo russo: il Raketa 0
Aveva tutti i requisiti necessari: moderno quanto bastava, diverso dagli Swatch che ormai inziavano a stancare. Non era un quarzo, quindi era "out" e in quanto tale aveva i numeri per coinvolgere: omologazione, essere omologati, era una paroloccia. Ti devi distinguere. Essere fuori dal coro. Prima con gli Swatch e ora .....
I primi quarantamila importati andarano a ruba. Un successo strepitoso che colse tutti di sorpresa e proprio per questo diventò subito moda. Era l'oggetto "in" del momento.
All'inzio del 1989 arrivarono i Komandirskie e gli Slava.
Boom! una valanga inarrestabile.
Ok, dovevo parlare del Crono 3133 Boctok.
Arriva alla fine dell'estate del 1989. Ormai era chiaro a tutti che si poteva vendere qualsiasi cosa che era russa, sapeva di russo, sembrava russo, odorava di russo ( i profumi Soviet), anche se fatto in Italia o disegnato da italiani.
Del resto le società miste, le joint venture, erano una delle grandi novità delle riforme di Gorbaciov.
Lo stesso direttore della Poljot, Alexsandr Samsonov, partecipando ad un convegno in Italia (1989) sulle società miste disse chiaro e tondo che loro sapevano fare si gli orologi ma non sapevano commercializzarli, che erano carenti proprio nella parte di presentazione ed estetica. Vedeva quindi grandi opportunità nella collaborazione con le società occidentali.
Samsonov:
"A partire dal 1986, il nostro collettivo è passato all'autofinanziamento e, dal 1987, è stato tra le prime ottanta aziende a ricevere il diritto di operare autonomamente sul mercato mondiale. Nello stesso anno, in fabbrica, abbiamo costituito una società per il commercio estero, la Poliot, che ha il diritto di compiere tutte le operazioni di importazione ed esportazione come persona giuridica. In precedenza la nostra produzione veniva esportata per il 40-45%. Dal 1987, quando il lavoro commerciale è diventato di interesse generale per tutto il collettivo, in un solo anno siamo riusciti a portare le esportazioni all'80%.
.........
Lavorando in modo autonomo sul mercato estero abbiamo incontrato parecchie difficoltà. La prima e la più importante riguardava la assoluta ignoranza sul modo do lavorare all'estero. Non c'era nessuno che ci aspettava per intensificare il nostro commercio. E ciò nonostante i tanti anni di esportazione del nostro prodotto! Per potersi sentire a proprio agio all'estero bisogna disporre di merce che sia concorrenziale per qualità e per prezzo; in secondo luogo, bisogna disporre di un massiccio sistema pubblicitario che attiri il compratore.
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Dopo numerosi confronti, in seguito a frequenti e lunghi viaggi in varie parti del mondo, abbiamo visto che i nostri orologi sono concorrenziali per concezione tecnica, affidabilità e caratteristiche tecnologiche ma non per la produzione di elementi decorativi. Qui c'è tutto un insieme di problemi (lavorazione di precisione, disponibilità di metalli particolari, vernici, coloranti) che potremmo risolvere all'interno della nostra industria ma non è conveniente perché i costi di produzione nella prima fase, non ci permetterebbero di rientrare nei prezzi esistenti sul mercato. Perché quindi produrre da sé, quando in altri paesi esiste un'ampia disponibilità di materiali e componenti?.......... Per la nostra fabbrica è economicamente vantaggioso costituire un'azienda mista - una joint venture - per la produzione di elementi decorativi per orologi con una società interessata a vendere questi orologi distribuendo i costi e i ricavi sulla base di questo commercio.
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Acquisita l'autonomia economica con l'estero Poliot ha partecipato a più fiere che in tutti i quindici anni precedenti. Grazie a ciò abbiamo esteso i contatti con altri paesi, abbiamo iniziate trattative di reciproco interesse.....
Prendiamo ad esempio l'Italia. Adesso stiamo trattando per la vendita in Italia di cronometri navali che noi montiamo su navi come i rompighiaccio atomici. Siamo gli unici a produrli, li abbiamo prodotti per oltre 25 anni senza pensare mai che il fabbisogno mondiale fosse dieci volte maggiore.. Per l'Inghilterra questa produzione è stata una scoperta."
In queste parole c'è la chiave interpretiva e la storia delle vicende dell'orologeria sovietica di quegli anni.
Se non teniamo conto di tali riflessioni, che non sono solo di Samsonov, non possiamo capire il cosa, il dove, il come.
Il crono "Boktok Komandirskie" non è altro che il risultato di una collaborazione commerciale tra due partner in affari: i russi e gli italiani.
Come spesso accade è proprio all'inzio che vengono fuori i prodotti migliori, le idee più originali. Dopo c'è spazio solo per le imitazioni.
Il manualetto di istruzioni era stampato in Italia. Il movimento era Poljot marcato Boctok.
Dove fosse stampata la cassa non lo so. Nulla di più normale che la facessero a Chistopol oppure in una qualsiasi altra parte del mondo, Italia inclusa. Normali relazioni commerciali.
Stessa cosa si può dire della scatola.
Sembra invece quasi sicuro che fossero assemblati qui da noi, ma un "sembra", nulla di più.
Su come veniva presentato il crono nella stampa e nella pubblicità ci sarebbe molto da dire ma in sintesi tutto si riduce alla fantasiosa presentazione scritta nel libricino che faceva parte della confezione e che trovate più avanti.
Il 1989 è l'anno decisivo per la nascita dell'equazione orologio russo = orologio militare.
Ancora oggi molti ci credono.
Ok! mi fermo qui.
ora immaginate la vetrina di una gioielleria dove tra Rolex, Vacheron-Constantine ci sono anche i nostri crono. Bene, la foto che vedete qui sotto è quanto di più lontano ci sia. Non frequento gioiellerie. Le uniche vetrine che mi attirano sono quelle delle librerie.
Però sta roba allora stava in quelle vetrine
I crono creati da Time Trend erano due.
Quello della "marina"
e quello dell'aviazione
con uno stesso fondello con anello vite
Il movimento è il Poljot 3133 con marcato sul ponte Boctok
In questa foto di uno dei quadranti ( uno sciolto che ho) si possono vedere bene i dettagli
Il quadrante di qui sopra mi è stato dato da un tecnico orologiaio della Time Trend assieme a queste casse (please: non chiedete, non le vendo)
Ognuna ha questo fondello
Quindi a questo punto dovrebbe essere chiaro come sono fatti questi orologi: cassa, fondello, ghiera bidirezionale, sfere, indici, colori, scritte.
Dei nostri due crono ne parla il Ceyp nel suo secondo volume pubblicato nel 1995.
Ceyp pubblica solo la foto di quello dell'aviazione e ci dice che questo modello speciale era venduto in Italia con un certificato di garanzia. Descrive l'orologio nei suoi elementi essenziali, definisce come più rara la variante della "marina" e aggiunge che nel 1995 ne venne fatta una riedizione molto simile ma che caratterizzata da una qualità di disegno inferiore (per es. la ghiera o lunetta che si voglia).
Aggiunge Ceyp "questa nuova variante era venduta con una attraente scatola di legno"
Su quanto detto da Ceyp devono essere precisati due punti:
Il primo è sulla rarità del "marina". Non ci dice il perchè sarebbe più raro (nel 1995) e io non elementi ne in un senso ne nell'altro. In effetti oggi come oggi si trova più frequentemente quello dell'aviazione.
Il secondo punto riguarda la scatola di legno. Che quelli di Time Trend erano venduti con questa scatola ne siamo sicuri perchè abbiamo gli articoli delle riviste delle riviste italiane del 1989.
Anche la riedizione del 1995 aveva questa scatola?
L'ultima domanda è chi fece l'edizione del 1995? non credo Time Trend, non ho elementi di prova ma i suoi interessi erano ormai rivolti ad altro. Più probabile una joint-venture russo-tedesca (Poljot-non-so-che-altro)
Torniamo ai nostri due Boctok Komandirskie
Una pagina della pubblicità.
Guida alla lettura: quando leggete il richiamo all'Armata Rossa, il 1952, etc., sbarrate gli occhi, fate uscire le palle (quelle degli occhi) fuori dalle orbite, riportatele al loro posto, assumete un tono da uomo di mondo e tutti in coro sospirate "è il mercato!"
La pagella. Nell'articolo si esprimono perplessità sulla ghiera bidirezionale perchè, ci viene detto, che quando si è in immersione un urto potrebbe spostare la lunetta.
Ah! oh! provate a immergere questo crono nella vasca da bagno e sono sicuro che a girarvi saranno le palle
Non sono da immersione, erano dati per 5 atm.
Per dover di cronaca. Qui di seguito abbiamo delle foto di questi crono con il fondello liscio e in una delle foto precedenti si vede il movimento che non ha il ponte marcato Boctok.
Le foto sono prese da due articoli di due diverse riviste, dell'epoca, che nello stesso periodo recensivano il crono. Probabilmente la spiegazione sta nella fatto che gli orologi inviati alle riviste erano delle anteprime non ancora completi di tutto.
Oppure all'inizio li fecero proprio con il fondello liscio.
Fonti orali mi hanno invece confermato che il fondello è sempre stato quello lavorato. Sono fonti diverse, che vanno dal tecnico di cui dicevo prima all'allora amministratore delegato della Time Trend. Ma le testimonianze orali vanno sempre sottoposte a verifica. Staremo a vedere.
Oltre alla scatola di legno, veramente bella, il corredo prevedeva il libricino di istruzioni multilingua (italiano, inglese, francese, tedesco).
Come le scatole anche il libricino erano tutto "made in italy".
C'era anche un foglietto pieghevole.
Pieghevole
Passiamo ora alle altre edizioni e riedizioni che come si è detto si differenziano non poco per il colore e temi del quadrante, sfere, ghiera, fondello a vite ma senza anello,etc.
Questi altri crono "Komandirskie" li possiamo suddividere in due serie:
- la riedizione del 1995, due dei quali simili a quelli Time Trend
- altri fatti nel 1996, completamente diversi
Eccone uno. Questo è della riedizione del 1995.
Fondello senza vite, ghiera bidirezionale.
Per approfondire riprendo alcune pagine del Catalogo nr. 7 (1996) di Levenberg.
Alle pagine 22 e 23 abbiamo una prima foto con descrizione.
La foto è di un crono del 1995. Nella descrizione ci dice ne vennero fatti dapprima due versioni (marina , aviazione) a fine anni '80 appositamente per il mercato italiano e poi una seconda edizione nel 1995 che comprendeva anche i quadranti panzer, parà, u-boot.
Alle pagine 118 1 119 troviamo un commento sulla storia dei crono Wostok e la foto dei cinque orologi. Non aggiunge nulla di nuovo, ma nella foto abbiamo le ormai famose scatole di legno. Identiche, anche nella scritta "Cistopol" , si intravede il libricino di istruzioni, a quelle Time Trend.
Non ci trovo nulla di strano. O hanno riutilizzato l'idea originaria o....... è una composizione ad hoc per la foto?
In ogni caso non sembra che ci sia modo di distinguere, eventualmente, le scatole delle due edizioni.
Chi li ha fatti? chi li ha disegnati? non lo so.
Quello che è certo è che siamo nel 1995, la collaborazione tra russi e tedeschi era molto, moltissimo, stretta, strettissima.
Da notare come i marina e aviazione siano, nel quadrante, la riproduzione di quelli del 1989. Le scritte rubini e sdelano b cccp sotto i contatori parziali, mentre gli altri tre, panzer, parà, u-boot, hanno il quadrante diverso, molto più simile agli altri che vedremo tra un pò.
aviazione edizione 1995
u-boot e aviazione edizione 1995
Infine passiamo all'altra versione dei crono Komandirskie. Questi sono ancora più facilmente identificabili essendo diversi nella cassa, sfere, quadranti. ghiera unidirezionale.
Ancora due pagine di Levenberg, Catalogo nr. 8 pag. 46-47 (1997). Sono datati al 1996.
Un ultima foto, più che altro per far vedere cosa ho acchiappato Domenica (direttamente dall'Ucraina, un pò radioattivo, per ora è in isolamento, devo trovare il sistema per gestirlo come si deve. Vetrina o piombo?)
Non parla dei nostri crono ma è bene tenere presente Irina Maier
http://forums.watchuseek.com/f54/clarif ... -2618.html
PS
La progressione degli orologi importati fu micidiale. Il Raketa 0, i komandirskie, gli Slava, questi crono e poi i Wostok commemorativi del 1945 e altri due (quello con l'astronauta, blu e nero, e il razzo o navicella spaziale). Ma sta parte della storia ve la risparmio
