Carissimi Orologiki,
spero di non creare disordini o offendere nessuno ma oggi vorrei aprire su questo forum un vaso di Pandora sull’ etica del restauro degli orologi da torre. Nel leggere e partecipare alle discussioni su questo forum ho notato che vi sono molti validi professionisti del settore degli orologi da torre che operano con grande professionalita’, esperienza e passione. Purtroppo pero’ non mi trovo d’accordo con alcuni interventi di “restauro” che ho visto descritti su alcuni posts. Non perche’ siano mal fatti eh sia ben chiaro, ma perche’ non rispettano, a mio parere, alcuni principi di base dell’etica del restauro.
Secondo me in questo campo c’e’ spesso un po’ di confusione tra i concetti di restauro/conservazione e quello di rifacimento/revisione. Se un orologio da torre viene conservato/restaurato le procedure di lavoro dovrebbero seguire appunto i canoni del restauro, mentre nel caso in cui un orlogio venisse semplicemente rimesso in funzione ( e questo fosse l’ unico scopo finale dell’ intervento) i principi del restauro potrebbero tranquillamente essere messi da parte e ci si potrebbe sbizzarrire come si vuole sui componenti di un orologio da torre senza curarsi troppo di conservarne alcuni aspetti materiali.
Purtroppo pero’ vedo spesso la parola restauro accostata ad interventi che di restauro hanno ben poco, ma questo probabilmente avviene perche’ in questo campo non esiste (almeno che io sappia) un vero e proprio codice etico come quelli presenti in altri campi, ad esempio nel restauto pittorico (dove comunque a volte esistono interventi molto discutibili).
Cerco di spiegarmi meglio con degli esempi pratici. Ci sono in effetti alcuni punti che vorrei discutere con voi perche’ mi sembrano quelli piu’ evidenti. Sia ben chiaro che da qui in avanti intendo discutere interventi di restauro/conservazione che sono oggettivi e non di rifacimento che sono totalmente soggettivi.
-Riverniciatura
Questo e’un intervento che ho visto effettuare molto spesso sia su questo forum che su orologi da torre esposti in musei o collezzioni private e devo dire di non condividere la “leggerezza” con cui tale intervento viene effettuato.
Sicuramente il metallo della struttura di un orologio da torre deve:
- essere preservato dall’ossidazione
- presentare alcune caratteristiche estetiche ( colore e forma)
A questo punto alcune considerazioni sulla rimozione delle vernici originali. A mio parere una verniciatura puo’essere eliminata nei seguenti casi:
- La superficie espsota del metallo e’ molto estesa, ad esempio piu’ del 50% (inidcativamente)
- La vernice e’ instabile e parti di essa potrebbero nel breve termine distaccarsi dalle plantine esponendone il metallo e contaminare il meccanismo con residui.
- La verniciatutra non e’ contemporanea alla realizzazione del meccanismo e mette a rischio la preservazione del metallo: ad esempio nel caso in cui una vernice sia insufficiente come barriera di protezione o che sia corrosiva o che al di sotto vi sia uno strato precedente che si intende mettere in evidenza. N.B. solo in questi casi! Rimuovere una vernice anche se non originale significa comunuqe rimuovere qualcosa che e’ entrato ad un certo punto a far parte della storia dell’oggetto.
La verniciatura non dovrebbe essere eliminata:
- Per ragioni puramente estetiche (a me piace il rosso a te il rosa......) oppure per far apparire l’orologio piu’ “bello”. Di nuovo...la bellezza e’ soggettiva.
Quando si rimuove una vernice originale da un orlogio da torre si perdono delle informazioni, e lo scopo del restauro e’ quello di conservare il piu’ possibile tutte le informazioni ottenibili dai materiali che compongono il soggetto dell’intervento ripristinandone nel contempo la fruibilita’ ed in alcuni casi (come nel caso degli orologi da torre) la funzionalita’ .
Rimuovendo la vernice si perdono informazioni relative a:
- I colori utilizzati dalle fabbriche o gli artigiani, le decorazioni, le varie combinazioni etc.
- Il modo in cui le vernice erano applicate: spruzzo, a bagno, a pennello, battuta etc.
-Il tipo di basi e strati di protezzione o riverniciature utilizzati (spesso il metallo viene completamente esposto durante gli interventi il che significa che tutti gli strati vengono eliminati).
- La composizione chimica. Interessante sarebbe ad esempio sapere che tipo di vernici erano utilizate a cavallo della rivoluzione industriale. Oppure conoscere quali tipi di protezioni e vernici siano le piu’ stabili nel tempo (semplicemente valutandone la condizione attuale dopo decine o centinaia d’anni di invecchiamento naturale).
- Segni di usura che possono dare informazioni sulla storia dell’orologio. Ad esempio se sulla base di un orologio manca della vernice nelle posizioni in cui si trovava il motore elettrico potrebbe indicare che la verniciatura sia posteriore all’ elettrificazione. Oppure che un dato elemento del meccanismo e’ stato rimosso o modificato etc. Per farla breve..... e’ come vedere la forma di sporco di un quadro o di un mobile su una parete bianca, sappiamo che in quel punto c’era qualcosa anche se non c’e’ piu’. Se diamo una bella mano di bianco......abbiamo perso questa informazione.
Inoltre:
- Mettere una nuova vernice significa scegliere un prodotto fatto oggi, di cui spesso non si conosce la stabilita’ nel tempo, specialmente in combinazione con oli e grassi (presenti sul movimento).
- Rimuovere la vernice spesso porta a danneggiare il metallo che in verita’ si vuole presevare ( sverniciatori chimici che possono rilasciare contaminanti, rasature o sabbiature che eliminano parte del metallo).
Bene, ora che vi ho annoiato a sufficienza con le vernici passiamo alla pulitura dei metalli:
Esistono tanti metodi per pulire i metalli che sono piu’ o meno invasivi, ma innanzitutto: perche’ pulire i componenti del movimento e fino a che punto:
- per ripristinare la funzionalita’ del meccanismo
- per eliminare tracce di corrosione
- per ragioni estetiche
Perfetto, il primo ed ils econdo punto mi sembrano essenziali, il terzo e’ quello che secondo me crea alcuni problemi. Quando un componente del meccanismo viene considerato pulito? Quando splende e luccica come se fosse uscito ieri dalla fabbrica anche se ha 200 anni? O quando e’ sufficientemete pulito per garantire la funzionalita’ del meccanismo?
Quando un metallo viene portato a “vergine” (intendo dire completamente luccicante) con sistemi meccanici o elettrochimici si elimina uno strato piu’ o meno spesso del metallo e non solo lo sporco e la patina che lo ricopre. Il gioco sta tutto nel “fermarsi in tempo”.
Se la pulitura e’eccessiva si rischia di:
- Perdere informazioni sul tipo di tornitura utilizzata o lavorazione manuale (battitura del metallo, forgiatura, limatura etc.)
- Modificare le dimensioni del pezzo compromettendo la funzionalita’del meccanismo. Un esempio, se l’asse di un ingranaggio o le boccole in cui ruota vengono eccessivamente “pulite” si puo compromettere il funzionamento.
- Eliminare totalmente la naturale patina protettiva. Un metallo si ossida perche’ entra a contato con l’ aria ma nel momento in cui lo strato piu esterno e’ ossidato la reazione decelera, il che significa......la patina protegge il metallo stesso (attenzione dico patina e non ossidazione, non intendo dire che la “ruggine” sia un ottimo protettivo, ma semplicemente che un ingranaggio restaurato dovrebbe assomigliare ad un pezzo d’ottone e non ad uno specchio. Un piccolo esempio per chi e' di Firenze o Roma......La statua di San Pietro nella basilica viene baciata o toccata sul piede per devozione o rispetto, stessa storia per la lingua del cinghiale del mercato di firenze (si qui si mette anche la monetina). Queste parti sono perfettamente lucide (le statue sono di bronzo) mentre il resto e'opaco. Semplicemnte rimuovendo la patina in maniera costante (senza abrasione) il metallo in queste parti si e' assottigliato.
Se l’estetica gioca un ruolo fondamentale e si vuole ottenere dei componenti perfettamente lucidi si dovrebbe avere l’accortezza di non danneggiare la superficie del metallo con degli abrasivi e soprattutto occorrerebbe proteggere la superficie esposta con un protettivo ( certo questo avviene gia’ grazie agli oli ed i grassi utilizzati per il meccanismo, ma bisognerebbe essere sicuri che tutte le superfici lucidate vengano protette).
Sulla sostituzione ed il rifacimento di parti mancanti:
Sempre secondo i principi della conservazione e restauro ed il mio personale parere , una parte del movimento potrebbe essere rimossa se:
- Non contemporanea al meccanismo e pone in pericolo la stabilita’ dello stesso. As esempio un contrappeso eccessivo aggiunto per chissa’ quale ragione, un motore elettrico che rischia di danneggiare il movimento perche’ non installato correttamento etc.
- Danneggiata a tal punto che la sua stabilita’meccanica sia compromessa. Se un asse o un ingranaggio e’ spezzato difficilmente lo si puo’ “rincollare” anche se...... esistono metodi a proposito.
Nel caso poi che una parte del movimento dovesse essere ricostruita si dovrebbe:
- Rendere possibile riconoscere che il componente nuovo sia un rifacimento odierno e non una parte del meccanismo originale ( no al restauro mimetico). Ad esempio una parte ricostruita del movimento dovrebbe avere un marchio indelebile di riconoscimento, ad esmpio delle striature o un colore differente. Per fare un esempio..... sempre nel restauro pittorico, i risarcimenti delle parti mancanti di un quadro non sono visibili da una certa distanza, ma quando ci si porta a pochi centimetri dalla superficie si nota che le parti ritoccate sono tutte delle serie di linee sottili che una volta combinate danno la percezzione uniforme del colore e delle forme (tecnica del rigatino).
- Fissare le parti rimosse al telaio. E qui viva la fantasia, una scatola in cui possano essere riposte le parti rimosse, dei cordini, qualsiasi cosa che eviti che queste parti vadano perse.
E per concludere in bellezza questo post che e’ diventato veramnete troppo lungo sia da leggere che da scrivere, un ultimo punto sulla documentazione del restauro.
Molto spesso i meccanismi degli orologi da torre hanno delle storie molto interesanti alle spalle, oltre che essere degli splendidi oggetti da museo o da collezione.
Per capirci......costavano molto! Avere un orologio da torre nel paesino perso sui monti significava poter regolare la vita di tutto il paese senza doversi distruggere le mani con le corde delle campane. In alcuni casi era un vero e proprio evento che finiva sulle pagine dei giornali o prima ancora negli annali. Esistono sicuramnete nutrite documentazioni degli acquisti dei meccanismi da parte delle parrochie e dei comuni con prezzi, specifiche tecniche etc. Tutte queste informazioni sono perdute nel momento in cui un meccanismo viene rimosso dalla sua base per essere venduto senza che una documentazione dello smantellamento (possibilmente con foto) lo possa seguire nella sua nuova destinazione. In un instante (o oggi con un semplice click visto che si possono comprare anche su ebay) tutta la storia che era dietro un oggetto che apparteneva a molti (non era del parroco o del sindaco ma di tutta una comunita’) viene cancellata per sempre.
A parte questo concetto forse un po troppo romantico, la documentazione fotografica e non nel momento dello smontaggio delle varie fasid el restauro e del dopo intervento e’essenziale per conservare informazioni che verranno inevitabilmente perse durante gli interventi e per poi valutare ( in qualsiasi momento) la qualita’ dell’intervento. Fortunatamente vedo che questo forum ed il progresso delle foto digitali aiutano molto in questo punto, ma per esperienza personale.........non mi e’mai riuscito di vedere una scheda di restauro di un orologio da torre esposto in un museo.
Bene, discussioni aperte, tutto quello che ho scritto ovviamente non e’ e non deve essere preso per oro colato ne come critica sterile ma anzi discusso (almeno spero) il piu’ possibile.......... altrimenti che etica e’ ??
Ovviamente sono pronto a difendere le mie posizioni
Ciao a tutti
Roberto
P.S. Ottershaw, if any part of the text is not resulting clear towards google translator please let me know
