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Crono Boctok Komandirskie 3133
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MessaggioInviato: mercoledì 14 settembre 2011, 8:46 
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Sono passati solo ventiquattro anni. Un quarto di secolo. Sembrano nulla, niente. Ancora meno di niente quando guardiamo uno di questi crono, lucidi e funzionanti.
Eppure era un mondo diverso, lontanissimo dal nostro di oggi. Tutto è accaduto in questi ventiquattro anni. Guerre, lavoro, economia. Le guerre sono sempre più frequenti e vicine. Il lavoro? sempre di meno, precario, sempre più precario. L'economia? Cina, India, Indocina, Korea, il Pacifico. Noi siamo fuori.
Allora potevi riuscire ancora a comprare una casa. Oggi quanti ragazzi nati allora possono pensare di comprare un'automobile qualsiasi? e pagarne l'assicurazione?

Gorbaciov, guerra fredda, muro di Berlino, 1988-1989. Tutto sembrava cambiare e andare come si era sempre sperato. Ma sentivi qualcosa dentro che non ti faceva essere sicuro. Tutto troppo facile, troppo improvviso. Poteva andare avanti così? Meglio non pensarci! ancora per un poco, fino a che sarà possibile.
Non guardare al futuro, non guardare lontano. Cosa sta accadendo in Jugoslavia? e in Cina e in India?
L'Unione Sovietica è in crisi? apre al e ai mercati? ottimo, un grande opportunità.

Una opportunità che seppe sfruttare un gruppo aziendale italiano che esportava macchinari per calzature in Unione Sovietica. Commercio di compensazione. Pagamento, almeno in parte, in natura.
Cosa hanno i sovietici che si può vendere in Italia? non c'è molto, il caviale, vodka e poi? elettronica? no, sono indietro. Abbigliamento? obsoleto!
Cosa hanno in eccedenza che possono dar via a basso costo? orologi :lol:

L'industria orologiaia sovietica da almeno due decenni produceva molti più orologi di quanto il mercato interno ed estero riuscisse ad assorbire.
Dal 1960 era iniziata un costante e progressiva diffusione dei Poljot, Sekonda, Slava, anche con un certo successo in paesi come la Gran Bretagna, ma pur sempre un mercato di nicchia. Il terzo mondo da sempre grande importatore era più un peso che una fonte di valuta pregiata.
I piani quinquiennali si erano succeduti l'uno all'altro aumentando sempre le quote di produzione. L'offensiva giapponese dei quarzi che aveva steso l'industria svizzera aveva creato anche problemi nel pese dei soviet.
La gente voleva questi orologini piccoli e leggeri, veramente nuovi, con tanto di melodia e di sveglia che ti diceva "buon giorno! sono le ......."
Come aveva reagito l'industria Svizzera? Lo Swatch!
Che cos'era lo Swatch? la negazione dell'orologio di sempre.
I quarzi giapponesi avevano portato l'orologio alle masse.
Lo Swatch riportò il mercato in occidente e fece capire una cosa semplicissima: la gente vuole cose nuove, diverse, è ben disposta verso l'effimero, l'assurdo. Fantasia, diversità, arcano, mistero, mondi lontani.
Un vortice visionario quanto allucinato e cieco coinvolgeva noi occidentali. Superata l'angoscia degli anni settanta con la sua crisi economica e sociale ora era tempo di tornare a godersi la vita.
Se eri capace di vedere tutto questo potevi trovare il prodotto giusto, altrimenti potevi anche averlo sotto mano ma non l'avresti visto.

Tra quelli che seppero cogliere l'attimo ci furono alcuno giovani imprenditori che erano legati a quel gruppo aziendale che doveva trovare cosa di sovietico poteva essere conveniente importare in Italia.
La scelta cadde sugli orologi. Molto probabilmente perchè era una delle poche cose di una certa qualità, costavano poco e ....... erano diversi! almeno alcuni.
Non fu una scelta facile, per nulla scontato il successo. Notevole l'investimento iniziale, cinquecento milioni di lire. Mezzo miliardo. Allora non era poco.

Una della intuizioni che ebbero quei giovani imprenditori fu che questa volta le cose dovevano essere fatte in modo diverso che in passato.
Non si trattava solo di importare gli orologi così come erano. Bisognava adattarli al mercato italiano ( e non solo. Giappone e USA furono altri due grandi mercati). Creare confezioni allettanti e suggestive se non esclusive. Dovevano diventare un "oggetto del desiderio". Soprattutto dovevano essere diversi dagli orologi che i sovietici avevano esportato in occidente fino ad allora.

Ed ecco che all'inizio dell'estate del 1988 appare il primo russo: il Raketa 0
Aveva tutti i requisiti necessari: moderno quanto bastava, diverso dagli Swatch che ormai inziavano a stancare. Non era un quarzo, quindi era "out" e in quanto tale aveva i numeri per coinvolgere: omologazione, essere omologati, era una paroloccia. Ti devi distinguere. Essere fuori dal coro. Prima con gli Swatch e ora .....

I primi quarantamila importati andarano a ruba. Un successo strepitoso che colse tutti di sorpresa e proprio per questo diventò subito moda. Era l'oggetto "in" del momento.

All'inzio del 1989 arrivarono i Komandirskie e gli Slava.
Boom! una valanga inarrestabile.

Ok, dovevo parlare del Crono 3133 Boctok.

Arriva alla fine dell'estate del 1989. Ormai era chiaro a tutti che si poteva vendere qualsiasi cosa che era russa, sapeva di russo, sembrava russo, odorava di russo ( i profumi Soviet), anche se fatto in Italia o disegnato da italiani.
Del resto le società miste, le joint venture, erano una delle grandi novità delle riforme di Gorbaciov.
Lo stesso direttore della Poljot, Alexsandr Samsonov, partecipando ad un convegno in Italia (1989) sulle società miste disse chiaro e tondo che loro sapevano fare si gli orologi ma non sapevano commercializzarli, che erano carenti proprio nella parte di presentazione ed estetica. Vedeva quindi grandi opportunità nella collaborazione con le società occidentali.

Samsonov: "A partire dal 1986, il nostro collettivo è passato all'autofinanziamento e, dal 1987, è stato tra le prime ottanta aziende a ricevere il diritto di operare autonomamente sul mercato mondiale. Nello stesso anno, in fabbrica, abbiamo costituito una società per il commercio estero, la Poliot, che ha il diritto di compiere tutte le operazioni di importazione ed esportazione come persona giuridica. In precedenza la nostra produzione veniva esportata per il 40-45%. Dal 1987, quando il lavoro commerciale è diventato di interesse generale per tutto il collettivo, in un solo anno siamo riusciti a portare le esportazioni all'80%.
.........
Lavorando in modo autonomo sul mercato estero abbiamo incontrato parecchie difficoltà. La prima e la più importante riguardava la assoluta ignoranza sul modo do lavorare all'estero. Non c'era nessuno che ci aspettava per intensificare il nostro commercio. E ciò nonostante i tanti anni di esportazione del nostro prodotto! Per potersi sentire a proprio agio all'estero bisogna disporre di merce che sia concorrenziale per qualità e per prezzo; in secondo luogo, bisogna disporre di un massiccio sistema pubblicitario che attiri il compratore.
............
Dopo numerosi confronti, in seguito a frequenti e lunghi viaggi in varie parti del mondo, abbiamo visto che i nostri orologi sono concorrenziali per concezione tecnica, affidabilità e caratteristiche tecnologiche ma non per la produzione di elementi decorativi. Qui c'è tutto un insieme di problemi (lavorazione di precisione, disponibilità di metalli particolari, vernici, coloranti) che potremmo risolvere all'interno della nostra industria ma non è conveniente perché i costi di produzione nella prima fase, non ci permetterebbero di rientrare nei prezzi esistenti sul mercato. Perché quindi produrre da sé, quando in altri paesi esiste un'ampia disponibilità di materiali e componenti?.......... Per la nostra fabbrica è economicamente vantaggioso costituire un'azienda mista - una joint venture - per la produzione di elementi decorativi per orologi con una società interessata a vendere questi orologi distribuendo i costi e i ricavi sulla base di questo commercio.
.........
Acquisita l'autonomia economica con l'estero Poliot ha partecipato a più fiere che in tutti i quindici anni precedenti. Grazie a ciò abbiamo esteso i contatti con altri paesi, abbiamo iniziate trattative di reciproco interesse.....
Prendiamo ad esempio l'Italia. Adesso stiamo trattando per la vendita in Italia di cronometri navali che noi montiamo su navi come i rompighiaccio atomici. Siamo gli unici a produrli, li abbiamo prodotti per oltre 25 anni senza pensare mai che il fabbisogno mondiale fosse dieci volte maggiore.. Per l'Inghilterra questa produzione è stata una scoperta."


In queste parole c'è la chiave interpretiva e la storia delle vicende dell'orologeria sovietica di quegli anni.
Se non teniamo conto di tali riflessioni, che non sono solo di Samsonov, non possiamo capire il cosa, il dove, il come.

Il crono "Boktok Komandirskie" non è altro che il risultato di una collaborazione commerciale tra due partner in affari: i russi e gli italiani.
Come spesso accade è proprio all'inzio che vengono fuori i prodotti migliori, le idee più originali. Dopo c'è spazio solo per le imitazioni.
Il manualetto di istruzioni era stampato in Italia. Il movimento era Poljot marcato Boctok.
Dove fosse stampata la cassa non lo so. Nulla di più normale che la facessero a Chistopol oppure in una qualsiasi altra parte del mondo, Italia inclusa. Normali relazioni commerciali.
Stessa cosa si può dire della scatola.
Sembra invece quasi sicuro che fossero assemblati qui da noi, ma un "sembra", nulla di più.

Su come veniva presentato il crono nella stampa e nella pubblicità ci sarebbe molto da dire ma in sintesi tutto si riduce alla fantasiosa presentazione scritta nel libricino che faceva parte della confezione e che trovate più avanti.
Il 1989 è l'anno decisivo per la nascita dell'equazione orologio russo = orologio militare.
Ancora oggi molti ci credono.

Ok! mi fermo qui.
ora immaginate la vetrina di una gioielleria dove tra Rolex, Vacheron-Constantine ci sono anche i nostri crono. Bene, la foto che vedete qui sotto è quanto di più lontano ci sia. Non frequento gioiellerie. Le uniche vetrine che mi attirano sono quelle delle librerie.
Però sta roba allora stava in quelle vetrine :-D

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I crono creati da Time Trend erano due.

Quello della "marina"

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e quello dell'aviazione

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con uno stesso fondello con anello vite

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Il movimento è il Poljot 3133 con marcato sul ponte Boctok

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In questa foto di uno dei quadranti ( uno sciolto che ho) si possono vedere bene i dettagli

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Il quadrante di qui sopra mi è stato dato da un tecnico orologiaio della Time Trend assieme a queste casse (please: non chiedete, non le vendo)

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Ognuna ha questo fondello

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Quindi a questo punto dovrebbe essere chiaro come sono fatti questi orologi: cassa, fondello, ghiera bidirezionale, sfere, indici, colori, scritte.

Dei nostri due crono ne parla il Ceyp nel suo secondo volume pubblicato nel 1995.
Ceyp pubblica solo la foto di quello dell'aviazione e ci dice che questo modello speciale era venduto in Italia con un certificato di garanzia. Descrive l'orologio nei suoi elementi essenziali, definisce come più rara la variante della "marina" e aggiunge che nel 1995 ne venne fatta una riedizione molto simile ma che caratterizzata da una qualità di disegno inferiore (per es. la ghiera o lunetta che si voglia).
Aggiunge Ceyp "questa nuova variante era venduta con una attraente scatola di legno"

Su quanto detto da Ceyp devono essere precisati due punti:

Il primo è sulla rarità del "marina". Non ci dice il perchè sarebbe più raro (nel 1995) e io non elementi ne in un senso ne nell'altro. In effetti oggi come oggi si trova più frequentemente quello dell'aviazione.

Il secondo punto riguarda la scatola di legno. Che quelli di Time Trend erano venduti con questa scatola ne siamo sicuri perchè abbiamo gli articoli delle riviste delle riviste italiane del 1989.
Anche la riedizione del 1995 aveva questa scatola?

L'ultima domanda è chi fece l'edizione del 1995? non credo Time Trend, non ho elementi di prova ma i suoi interessi erano ormai rivolti ad altro. Più probabile una joint-venture russo-tedesca (Poljot-non-so-che-altro)

Torniamo ai nostri due Boctok Komandirskie

Una pagina della pubblicità.
Guida alla lettura: quando leggete il richiamo all'Armata Rossa, il 1952, etc., sbarrate gli occhi, fate uscire le palle (quelle degli occhi) fuori dalle orbite, riportatele al loro posto, assumete un tono da uomo di mondo e tutti in coro sospirate "è il mercato!"

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La pagella. Nell'articolo si esprimono perplessità sulla ghiera bidirezionale perchè, ci viene detto, che quando si è in immersione un urto potrebbe spostare la lunetta.
Ah! oh! provate a immergere questo crono nella vasca da bagno e sono sicuro che a girarvi saranno le palle :lol:
Non sono da immersione, erano dati per 5 atm.

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Per dover di cronaca. Qui di seguito abbiamo delle foto di questi crono con il fondello liscio e in una delle foto precedenti si vede il movimento che non ha il ponte marcato Boctok.
Le foto sono prese da due articoli di due diverse riviste, dell'epoca, che nello stesso periodo recensivano il crono. Probabilmente la spiegazione sta nella fatto che gli orologi inviati alle riviste erano delle anteprime non ancora completi di tutto.
Oppure all'inizio li fecero proprio con il fondello liscio.
Fonti orali mi hanno invece confermato che il fondello è sempre stato quello lavorato. Sono fonti diverse, che vanno dal tecnico di cui dicevo prima all'allora amministratore delegato della Time Trend. Ma le testimonianze orali vanno sempre sottoposte a verifica. Staremo a vedere.

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Oltre alla scatola di legno, veramente bella, il corredo prevedeva il libricino di istruzioni multilingua (italiano, inglese, francese, tedesco).
Come le scatole anche il libricino erano tutto "made in italy".
C'era anche un foglietto pieghevole.

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Pieghevole

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Passiamo ora alle altre edizioni e riedizioni che come si è detto si differenziano non poco per il colore e temi del quadrante, sfere, ghiera, fondello a vite ma senza anello,etc.

Questi altri crono "Komandirskie" li possiamo suddividere in due serie:

- la riedizione del 1995, due dei quali simili a quelli Time Trend
- altri fatti nel 1996, completamente diversi

Eccone uno. Questo è della riedizione del 1995.

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Fondello senza vite, ghiera bidirezionale.

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Per approfondire riprendo alcune pagine del Catalogo nr. 7 (1996) di Levenberg.

Alle pagine 22 e 23 abbiamo una prima foto con descrizione.
La foto è di un crono del 1995. Nella descrizione ci dice ne vennero fatti dapprima due versioni (marina , aviazione) a fine anni '80 appositamente per il mercato italiano e poi una seconda edizione nel 1995 che comprendeva anche i quadranti panzer, parà, u-boot.

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Alle pagine 118 1 119 troviamo un commento sulla storia dei crono Wostok e la foto dei cinque orologi. Non aggiunge nulla di nuovo, ma nella foto abbiamo le ormai famose scatole di legno. Identiche, anche nella scritta "Cistopol" , si intravede il libricino di istruzioni, a quelle Time Trend.
Non ci trovo nulla di strano. O hanno riutilizzato l'idea originaria o....... è una composizione ad hoc per la foto?
In ogni caso non sembra che ci sia modo di distinguere, eventualmente, le scatole delle due edizioni.

Chi li ha fatti? chi li ha disegnati? non lo so.
Quello che è certo è che siamo nel 1995, la collaborazione tra russi e tedeschi era molto, moltissimo, stretta, strettissima.


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Da notare come i marina e aviazione siano, nel quadrante, la riproduzione di quelli del 1989. Le scritte rubini e sdelano b cccp sotto i contatori parziali, mentre gli altri tre, panzer, parà, u-boot, hanno il quadrante diverso, molto più simile agli altri che vedremo tra un pò.

aviazione edizione 1995

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u-boot e aviazione edizione 1995

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Infine passiamo all'altra versione dei crono Komandirskie. Questi sono ancora più facilmente identificabili essendo diversi nella cassa, sfere, quadranti. ghiera unidirezionale.
Ancora due pagine di Levenberg, Catalogo nr. 8 pag. 46-47 (1997). Sono datati al 1996.


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Un ultima foto, più che altro per far vedere cosa ho acchiappato Domenica (direttamente dall'Ucraina, un pò radioattivo, per ora è in isolamento, devo trovare il sistema per gestirlo come si deve. Vetrina o piombo?) :-D :lol: :lol:

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Non parla dei nostri crono ma è bene tenere presente Irina Maier http://forums.watchuseek.com/f54/clarif ... -2618.html


PS
La progressione degli orologi importati fu micidiale. Il Raketa 0, i komandirskie, gli Slava, questi crono e poi i Wostok commemorativi del 1945 e altri due (quello con l'astronauta, blu e nero, e il razzo o navicella spaziale). Ma sta parte della storia ve la risparmio :lol:


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Re: Crono Boctok Komandirskie 3133
MessaggioInviato: venerdì 16 settembre 2011, 16:43 
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Grazie mchap!
:up:
Un documento storico e collezionistico degno di attenzione, che svela i retroscena di un mito costruito a tavolino molti anni fa e che ancora oggi è duro da abbattere.
Grazie per questa ennesima bella lettura, e per la costanza con cui metti a disposizione di tutti i risultati delle tue incessanti e accuratissime ricerche.

mchap ha scritto:
I crono creati da Time Trend erano due. Quello della "marina" e quello dell'aviazione

Mi ricorda qualcosa... :D
Magari alla ChasProm hanno pensato di riciclare un'idea già collaudata. Forse non è un caso che in precedenza anche i Poljot "marina" e "aviazione" equipaggiati con il 3133 (Океан e Штурманские) siano stati contornati da una certa aura di mito.

// ocram


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MessaggioInviato: venerdì 16 settembre 2011, 18:06 
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Anzitutto, bellissima la cartellonistica Boctok da vetrina. E splendide anche le pagine pubblicitarie, le stesse che mi fecero innamorare degli orologi russi da ragazzino.

E' vero, quelle pagine hanno formato l'immagine dell'orologio russo in Italia e nel mondo, magari in modo "commerciale", eppure sono delle opere d'arte: mi piacerebbe sapere quale fu l'agenzia pubblicitaria che le fece: dovrebbe essere scritto a lato. Per come sono belle e graficamente curate ("imprecisioni storiche" a parte...), potrebbero andare bene anche oggi...e sono passati 25 anni. Basti osservare che Raketa sta usando praticamente lo stesso stile per il suo rilancio.

Altro punto interessante, hai trovato "l'anello di congiunzione" fra le due serie. C'erano, appunto, la prima serie con vetro acrilico, ghiera bidirezionale, fondello in due pezzi e anse da 18, e la seconda serie, con ghiera bidirezionale a scatti, vetro minerale, fondello in un sol pezzo, anse da 20.

L' "aviazione" che hai trovato, ha cassa della seconda serie, ma quadrante appartenente alla prima serie, con lancette e quadrante di chiara produzione Poljot. Quindi, a meno che non sia un franken di qualsivoglia natura, ciò indicherebbe che la seconda serie non era nettamente separata dalla prima. Ma venivano sempre commercializzati dalla Time Trend? Boh.

Ciò che posso confermare, e che mi era saltato all'occhio fin dal primo istante, è la minor qualità della cassa "seconda serie": ritirando da un cassettino in legno tutti i Komandirskie crono, dopo un paio d'anni di inutilizzo, ho notato che i "seconda serie" avevano assunto una patina giallastra sulla cassa, che se n'è andata strofinando bene con il pollice (ovviamente ora dovrò passare meglio con una pezzuolina). Un fenomeno che non ho MAI riscontrato su casse di orologi made in URSS; al massimo, su molti "post-soviet", la cromatura è sottile e poco resistente, ma non ingiallisce.

Non ho ben capito di che lega siano fatti i seconda serie: certo un fenomeno assai strano.

Quanto alla rarità...i prima serie sono senz'altro più rari, personalmente trovo più raro l' "aviazione" che non il "marina", almeno da quel che ho visto sinora, alla fine probabilmente si equivalgono. I seconda serie sono ancor oggi in vendita, e di sicuro venivano assemblati in Russia fino a qualche tempo fa, ora non so (c'è un venditore Ebay russo che li ha in vendita, assemblati di recente; ha "vecchi stock" di tutti i tipi, talora OK, altre volte assai meno). Secondo me i "seconda serie" sono stati creati in modo più specifico per il turista sul mercato russo (la qualità più bassa è un indizio possibile), anche perchè una distribuzione ufficiale marcata CCCP nel 1995 (quando l'URSS era letteralmente sepolta nella memoria collettiva nonostante fossero passati solo tre anni) sarebbe stata, a mio parere, assurda.

Da notare che le casse prima serie sono state usate, con lunetta differente e differenti quadranti, anche per tutta una serie di orologi MIG-29 e similari catalogati su Levenberg. Una cosa che sinora, io personalmente non avevo notato (c'è un thread apposito su WUS).

Sicuramente tali orologi erano il segno di grandi aspettative, tutte andate tradite, sotto il profilo dell'economia e della democrazia, ci sarebbe da parlarne a lungo...servirebbe un altro thread come minimo. Secondo me la chiave di tutto non fu la fine formale dell'URSS, ma la crisi del 1993 (evento dimenticato e sepolto in fretta) che mise in chiaro intenzioni e conseguenze.

Quanto alla prima parte del tuo discorso, come non quotarti, anche qui non basta un post, ma in sintesi stiamo tornando ad un'economia di stampo ottocentesco: un decimo di nobiltà, due decimi di notabili e di grand'uomini (in senso ironico), sette decimi di variegata umanità sempre in lotta con il quotidiano.

Il post di Irina Maier è di qualche anno fa, ma anche su quello abbiamo già discusso.

P.S. dove hai trovato il cartellone Boctok? Cartone o legno?

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"Mai fidarsi di un collezionista, anche se è di vecchia data" - Da Nih Lao, antico pensatore cinese di Prato, ca.2015 d.C.


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MessaggioInviato: sabato 17 settembre 2011, 8:51 
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Chapeau! :up:
Bellissima dissertazione, molto interessante.
Nelle parole del direttore della Poljot, nel 1989, c'è davvero già tutto ciò che sarebbe avvenuto, e che razionalmente si poteva prefigurare.

Da quello che dice, sembra di poter pensare che i quadranti fossero fatti in Italia. Tu cosa ne pensi?

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Ci sono più cose nell'orologeria sovietica, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.


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MessaggioInviato: sabato 17 settembre 2011, 12:00 
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I quadranti mi sembrano di origine Poljot, almeno vedendo la fattura della vernice luminosa e dei contatori. Oppure sono stati stampati in Italia sul grezzo Poljot?

Da notare che il quadrante "sfuso" postato da Antonio c'è anche su una cassa Poljot a due corone, dovrebbe esserci sul Levenberg, in quel caso mancano nave, logo e scritta Komandirskie, c'è solo la stella. Quindi Poljot potrebbe aver continuato ad usare lo stesso clichè modificato all'uopo, ecco perchè penso che i quadranti "prima serie" siano di origine Poljot.

Per "elementi decorativi" fatti esternamente, si intende probabilmente anche il design della cassa, infatti mi sembra di ricordare la definizione "elementi decorativi" nei codici cassa Vostok.

Si parla però anche di vernici e coloranti, cioè di quadranti. Potrebbero rientrare in tale discorso anche i "rising sun" e compagnia bella, di design ormai chiaramente italico ma di costruzione ancora incerta? Oppure iniziavano a comprare le vernici all'estero e il tutto veniva fatto a Mosca? chi lo sa.

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MessaggioInviato: domenica 18 settembre 2011, 2:28 
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Il "cartellone" Boctok è di legno.
Per le agenzie devo vedere.

Che ci siano molte cose da scoprire è indubbio, che ci si riesca è molto meno certo. Mi era stato promesso un contatto con il grafico di TimeTrends ma per ora non si è visto.

C'è un altra riflessione che si può sviluppare.

Senza farla troppo lunga, visto che poi questi sono post che se vanno oltre una certa lunghezza stancano e si leggono con fatica, la storia di questi, come di altri crono, si nasconde tra le pieghe delle vicende della Poljot di Samsonov, della Poljot-V GmbH (1992) poi divenuta Poljot International (1995) e forse anche Levenberg.

La Poljot-V GmbH fu creata da Alexander Shorokhov che nel 1991, a seguito degli accordi Gobaciov-Kohl, era stato inviato a seguire, assieme ad altri venti persone, un lungo stage in Germania. Lo scopo era quello di formare un gruppo di giovani manager che avrebbero dovuto poi contribuire al processo di creazione dell'economia di mercato nella prossima ex-USSR.
Tornato a Mosca Alexander Shorokhov si trova un Samsonov che gli chiede di tornare in Germania per creare là un punto di "internazionalizzazione" (scusate la brutta parola ma vista l'ora cerco di sintetizzare al massimo).
Shorokov va e rimane, tanto è che trasformerà la Poljot "tedesca" in Poljot International.
La Poljot-V GmbH ( se volete chiamiamola pure Poljot-V srl) aveva inzialmente non solo lo scopo di commercializzare ma anche di assemblare, tarare, pulire, lucidare, le componenti importate da Mosca. In sostanza si trattava di alzare il livello qualitativo degli orologi immessi sul mercato tedesco e occidentale.
Molto simile a quanto era avvenuto in Italia negli anni precedenti ma con una grossa differenza: ora c'era una strategia precisa da parte dei russi, mentre prima fu più un episodio legato alla inziativa degli italiani che ad una strategia di penetrazione in un mercato.

Questa strategia era anche una reazione alla enorme diffusione degli orologi russi attraverso il mercato nero, soprattutto polacco, che aveva portato rapidamente ad una de-qualificazione degli orologi russi, una perdita di immagine.
Che cos'era ormai un orologio russo? un orologio che costava poco, un orologio da mercatino delle pulci.

Per capire quanto appena detto dovrei aprire una lunga parentesi su come avvenne la diffusione dei russi in Germania e come venne rappresentata dai media. Qualche cenno più avanti.
Fu comunque completamente diversa che in Italia.

Dunque, nel 1992 si crea la Poljot-V, segue la profonda crisi del 1993 a cui accennava Michele. Come uscirne? l'idea di Shorokhov fu quella creare orologi attraenti e di qualità. Doveva cambiare l'immagine che se ne aveva. Non era certo con il mercato dei collezionisti che Poljot sarebbe sopravvissuta.
Ecco che nascono i Basilika e poi tutto il resto.

I cataloghi Poljot e Poljot International che abbiamo riflettono abbastanza bene questa storia.
E ci dicono anche un altra cosa: i nostri due crono, prima o seconda edizione che sia, non sono presenti.

Ok, potrebbero mancare dei cataloghi, però in una brochure Poljot International del 2000 sono presenti i tre (tank- parà-u-boot) riportati anche nel catalogo nr. 7 di Levenberg che è del 1996. Solo quei tre e non gli altri due prima o seconda serie che siano.
( la brochure non l'ho ancora scannerizzata, era un allegato al catalogo Poljot del 2000 che ho pubblicato tempo fa)

A questo aggiungo un altro fatto.
Dicevo che la rappresentazione attraverso i media degli orologi russi è completamente diversa che in Italia, anzitutto per sfasamento temporale (se ne inizia a parlare seriamente nel 1992) e poi per i contenuti e il tipo di pubblicità.

Posso dire di aver messo insieme tutto quanto di conosciuto è stato stampato dai tedeschi tra il 1989 e il 2001, dai libri Klaus Seide a tutti gli articoli, note, notarelle, delle due principali riviste (Uhren e Chronos) più altri articoli da riviste minori e meno conosciute ( a dire la verità di queste me ne manca una del 1992).

Non si tratta solo di sfasamento temporale, moda passata, etc., anzi. Questa parte della storia è stata sicuramente influenzata da quanto possiamo racchiudere in un capitolo che riguarda Germania-Ovest/Germani-Est, Riunificazione, vicinanza-Polonia, tradizione di scambi commerciali-culturali con l'Unione Sovietica.
A ogni modo per farla breve (:smile: :smile: :smile: ) sono due i punti da tener presente:

1) a parte dei brevissimi cenni al Raketa 0 e ai cinque classici komandirskie, per il resto, a partire dal 1992, si parla di molti altri orologi . Si va dagli amphibia in cassa angolare ai civili anche pre-moda, ai classici crono bianco in cassa tonda, etc.
Articoli spesso più informativi, viene anche affrontato il problema della possibile radioattività.
Tra tutti spiccano i nomi di Klaus Seide e Johannes Altmeppen, inutile che mi dilunghi su di loro.

2) La pubblicità. E' completamente diversa. Non è mai a tutta pagina (tranne un caso o due), ma quasi sempre confinata nelle pagine finali dove c'è la pubblicità minore, piccole immagini, quasi sempre in bianco e nero. Troviamo un pò di tutto, incluso i crono Sturmanskie.

In tutto questo che c'entrano i nostri crono?
Ebbene, non si vedono, non ci sono, non se ne parla. Mai!
Proprio negli anni in cui veniva prodotta la seconda serie e in cui c'era una qualche continuità di informazione sulle riviste del settore con notevoli punte di approfondimento!

Passi per i crono TimeTrend (1989), ma quelli del 1995? e gli altri?

Una spiegazione possibile potrebbe stare in quanto ho detto prima: dare un altra immagine. Ma allora perchè gli Sturmanskie, il Mosca-Tokio, e altri più banali?

Si può fare un altra ipotesi: Levenberg!
In quegli anni aveva messo in piedi la sua attività ben chiarita da Irina Maier.
I suoi cataloghi avevano principalmente lo scopo di promuovere le vendite, di creare un mercato, di indirizzarlo. Poco informativi, pieni di "raro" e "molto raro".

Quella pagina potrebbe essere stato un assemblaggio di Levenberg? in fin dei conti non ci dice chi li ha prodotti.
I due quadranti, aviazione e marina, sono uguali a quelli TimeTrend, tutto il resto è come negli altri tre (tank-parà-u-boot).
Si, potrebbe averli fatti la Poljot (quale?) riciclando il progetto italiano, oppure ...... Levenberg.

Ok, nei prossimi giorni il post andrà su WUS. Seguiranno, non so bene in che ordine due post, uno semplice-semplice sui Gruen-Compagnia Nazionale, poi un altro il cui titolo probabilmente sarà "La nascita di un mito: l'orologio di Gagarin". Forse ce ne sarà anche un terzo sui Desert Shield, per finirla co' sta storia che erano fatti per i militari della guerra del Golfo.

Ah! dimenticavo, ci sarà anche un altro breve post per dire che gli zakaz erano esportati già nel 1976.

Per chi è arrivato fino a qui qualche foto della pubblicità tedesca:

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Che avevo detto? che sarei stato breve, sintetico, due righe e via? :smile:


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MessaggioInviato: domenica 18 settembre 2011, 14:51 
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Anche se in ritardo (dov'ero il computer non c'era :eek: ) faccio i miei complimenti ad Antonio!

::-app

Bellissimo articolo da mettere subito tra quelli in "evidenza"

Però un appunto: o stai invecchiando o lo ha scritto qualcun altro a computer: dove sono i tuoi classici errori da tastiera dislessica? :smile:

Ciao!
Mattia


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MessaggioInviato: domenica 18 settembre 2011, 20:31 
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mat939 ha scritto:
Anche se in ritardo (dov'ero il computer non c'era :eek: ) faccio i miei complimenti ad Antonio!

::-app

Bellissimo articolo da mettere subito tra quelli in "evidenza"

Però un appunto: o stai invecchiando o lo ha scritto qualcun altro a computer: dove sono i tuoi classici errori da tastiera dislessica? :smile:

Ciao!
Mattia


:eek:
1) prima scrivevo da un fisso, per far spazio allo scanner mi trovavo la tastiera in una posizione un pò decentrata
2) da un paio di mesi ho reintrodotto un portatile in altro spazio e quindi sto messo meglio
3) gli errori li faccio lo stesso, di meno ma ci sono sempre: mi ero abituato a posizionare le mani in un certo modo
4) ho quindi intrapreso una faticosa e lunga rieducazione "postoria" :shock:
5) che accompagnata da una più attenta revisione del testo porta ad una riduzione degli errori
6) aho! mica è facile scrivere avendo tra le mani: quattro cataloghi, sei libri, una pila di riviste, un grappolo d'uva, la sigaretta che passa dalle labbra alla mano momentaneamente libera
7) ma li mortacci! e che saranno mai due-dieci errori di battitura, le parole scritte sono una trasmissione imperfetta e parziale del pensiero, le parole mancanti di consonanti e/o vocali costringono ad una maggiore concentrazione di pensiero da parte di chi legge, il risultato è che ognuno capisce quello che vuole
8) ma li mortacci! a li mortacci! ali ri-mortacci!

Scusatemi ma ho passato il pomeriggio (e anche il pranzo) a parlare con un quasi coetaneo che ai tempi era dell'Autonomia........ non vi dico, tale e quale, non è cambiato. Si fece pure sei anni dentro.
Era ed è tutto un: "aho! je dovemo spaccà er c..... a sti fiji de na mi......, c'avvelanano, ce rovinano".

Il punto è che quando gli ho chiesto "ma de chi stai a parlà?" lui mi ha risposto " ne so un caz... di chi sto a parlà, ma je dove rompe er cu...."
:o :shock:

In compenso dopo abbiamo fatto un giro nel centro del paese, puta caso c'era un mercatino. Lo giuro! non ne sapevo niente.
E' stato così che ho rimediato tre simil russi ( CCCP Perestroika), un Vremia, uno Slava Perestroika.
( la breve visita a PortaPortese, prima di andare fuori, invece mi aveva portato solo un Mokba messo benissimo).

Il bello è che al mercatino del paesino il venditore quei cinque orologi aveva anche il classico Kom bianco con la stellina rossa, sdelano. Appena gli ho chiesto quanto lo metteva mi ha detto "eh! questo è raro, ne sono stati fatto solo venti (20) esemplari. 160 euro)

Che ve devo di?! ma li mortacciiiiiiiiiiiii!


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MessaggioInviato: domenica 18 settembre 2011, 20:56 
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Più vedo le immagini, più mi rendo conto di come il fenomeno "orologio russo" sia stato soprattutto un fenomeno italiano (merito o demerito? forse merito, tutto sommato).

Della Poljot-V già sapevo, anche se ogni volta Antonio scopre nuovi nomi e dettagli. Ho un paio di cataloghi Poljot International, uno del 2000 molto completo con copertina rigida, e uno del 2005 più "smilzo", comprendente modelli più recenti come la serie Baikal. C'è anche la foto di Shokoroff con Gorbaciov.

Su quello del 2000 non ho però trovato traccia dei Komandirskie crono, di alcun tipo, forse la brochure è diversa. Sono rimasto però a rimirare alcuni modelli molto belli, di sicuro non "modaioli" come la produzione Time Trend (in questo è vero che l'Italia ha messo la sua impronta, difatti "l'orologio russo fine" con quadranti monocromatici e classici non sembrava avere particolare riscontro da noi, del resto si era anche nell'era Swatch, e più roba c'era sul quadrante, meglio era!), scoprendo però altre strane interconnessioni.

Ad esempio, c'è un modello denominato "Tsars of Russia", con fondello apribile e a vista, e il coperchio incernierato sul lato sinistro.
Questo modello l'ho visto più volte con il marchio "Camel" (qualcosa a che fare col Camel Trophy? boh), ma soprattutto, ha le stesse lancette del famoso "Raky", a loro volta presenti anche sul alcuni Vostok.

Il fatto delle lancette mi era stato fatto notare da un utente di WUS che mi aveva anche posto all'attenzione l'uso della cassa Komandirskie chrono anche su altri orologi, seppur dissimulata da lunette non girevoli e quadranti diversi.

Altra considerazione: abbiamo visto che Poljot demandava gli "elementi decorativi" (= casse moderne?) ad altre entità. I primi Aviator rientravano già in un discorso "esterno"?

E poi, assunto che il primo Komandirskie crono veniva assemblato in Italia, che ruolo aveva la Poljot International? Entrò in campo con la "seconda serie" quando Time Trend terminò la produzione del suo crono?

Comunque, continuando a leggere i vecchi cataloghi Poljot International, si scoprono modelli molto belli e soprattutto la presenza di storici movimenti russi (Molnija e Chaika in primis) ormai scomparsi dalla scena, purtroppo sempre più spesso sostituiti da omologhi cinesi.

C'è tanta di quella carne al fuoco che probabilmente scopriremo solo una parte della filiera da cui proviene, almeno per quanto riguarda questo capitolo con intrighi internazionali degni di un film.

Basti pensare a quanto ebbi a vedere otto anni fa, come novellino di Watchuseek: un iscritto ungherese (ormai non più presente da molti anni) fece un bellissimo progetto di "Poljot Regulateur", cioè con lancette ore e minuti separate (sfruttando il quadrante 24H del calibro 31681).
Bene, tempo dopo uscì un modello denominato "Buran V.M." che era la copia sputata del "regolatore" fatto dall'iscritto ungherese, che giustamente si incazzò un pochino con chi lo aveva prodotto. Proprio come il sottoscritto, che ha subito una sorte simile di recente con un suo famoso progettino di tre anni fa. La storia si ripete, e ovviamente non dirò cos'erano probabilmente le due lettere V.M. su quadrante del "regulateur" rubacchiato. L'unico fatto certo è che il povero ungherese non ha più pubblicato disegni su Internet: di sicuro non lo si poteva biasimare.

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MessaggioInviato: lunedì 19 settembre 2011, 18:38 
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La brochure è ..... la brochure, il catalogo è il catalogo :-D

Il catalogo Poljot International ha anche una brochure in parte pieghevole. A dire il vero non so se le due cose debbano andare necessariamente assieme o facessero parte di un "kit" di materiale pubblicitario creato ad hoc por i 70anni della Poljot. Molto propabile.
Fatto è che io ho trovato catalogo, brochure e altri depliant tutti assieme.

Qualche foto, poi lo caricherò come pdf:

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Una cosa ci deve essere chiara: Poljot-V era una azienda registrata in Germania, tedesca a tutti gli effetti. Non so se già dal 1992 ma di sicuro dal 1994 aveva come scopo non solo la commercializzazione etc. ma anche la creazione e assemblaggio.
L'obiettivo era creare un nuovo mercato, soprattutto di lusso.

Probabilmente c'è stata una fase inziale (1992-1993) in cui si limitavano a riproporre, rivisti e presentati a dovere, la produzione Poljot disponibile e poi sono partiti anche con i loro orologi e il Basilika è certamente uno di quelli riusciti meglio.

Al di là della curiosità di sapere come si sono svolte le diverse vicende io non ho molto interesse per esse. E' una normale storia di business, intrecci aziendali, partecipazioni, etc. comuni ad una economia di mercato di tipo capitalista che per quanto possibile va capita per non mettere troppo bruscamente la parola "FINE"

Da non dimenticare anche che ancor prima della sede tedesca ne venne aperta una a Singapore.

Gli Aviator, Buran? si credo di si, ma vedremo una cosa alla volta.

Il fenomeno degli orologi russi è "italiano" nel senso che gli ha dato un imprinting duraturo. Pensiamo solo all'idea di adattarli, crearli, presentarli, per uno specifico mercato!
Allo stesso tempo però tra il 1988-89 e il 1992-94-95-96 c'è di mezzo un altro mondo

L'immaginario collettivo è legato alla moda lanciata in Italia, ma la conoscenza dell'orologeria sovietica è dovuta quasi esclusivamente ai tedeschi. Non solo la conoscenza ma la loro diffusione e diversificazione.

Anche da noi venivano i polacchi e russi, Ladispoli ne era piena, ma in Germania il fenomeno è stato molto, tantissimo, più massiccio ( ed è per questo che dai tedeschi si beccano sempre le cose migliori relativamente alla produzione del periodo in questione).

Forse ora i capisce meglio perchè parlavo di "sovietici". Il processo di cambiamento che arrivò a maturazione tra il 1992-1995 era in atto già a partire dal 1988. C'erano tutte le caratteristiche ed elementi identificativi.
La Poljot e la Wostok furono subito privatizzate.

Se trovassi un editore avrei già un titolo ad effetto ed auto-esplicativo. Per ora lo tengo per me. Perchè? in un certo qualche modo è spiegato nell'ultima parte di questo post :grin:

Con il fondello apribile ce ne sono diversi, a me è capitato di trovare questo (pensavo di averne un altro Poljot ma non ricordo dove l'ho messo :o o forse me lo sono sognato :eek: :

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Per quanto riguarda ri-edizioni, scopiazzature,etc. il discorso non è semplice.

Data per scontata la frustrazione di chi per primo ha avuto l'idea di una ri-edizione e si è impegnato a farla però non è detto che altri non possano giungere a risultati simili.

Estremizzando: è come un libro su cui non ci sono più i diritti d'autore. Oggi ci può essere l'editore X che ha l'idea di ripubblicarlo. Nel farlo curerà l'edizione, la copertina (magari ispirato al contenuto simbolo), la grafica, lo avrà fatto ritradurre, e via dicendo.
Domani la stessa idea la può avere l'editore Y che se c'è un buon motivo ne farà una edizione completamente diversa, nella grafica, nella traduzione, etc. ma in molti casi, con i grandi classici, c'è poco da fare.
Ci sarà sempre il disegno di un Caronte che attraversa l'Ade. C'è stato il Dorè e dopo di lui tanti altri. L'immagine è sempre la stessa

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Non so se il Radio Room WUS fosse protetto da copyright, al che la questione sarebbe ben diversa.
Ma se così non fosse allora come si può non consentire, o non pensare, che anche altri abbiano la stessa idea? certi classici costringono poi solo a certe soluzioni.
Un Radio Room verde e giallo non ce lo vedo e del resto il classico da parete era proprio bianco e rosso, presente nelle marine di mezzo mondo, costruito da tante aziende diverse.

Allora, chi copia chi? o, meglio, chi si è ispirato a chi?

Se oggi avessi l'idea di fare una edizione dei due crono Time Trend posso escludere, o pretendere, che domani non la facciano anche altri? tanto più se ne faccio una serie limitata a pochi esemplari.

Penso che mi sarei incazzato anche io perchè è essenzialmente una questione personale, emotiva, ma alla fin fine chi non ha potuto acquistare il primo ora ha una possibilità di comprarne un altro, non così bello ma comunque bianco.
E poi... il primo è sempre il primo :D chi arriva dopo non toglie nulla, anzi! valorizza l'idea iniziale.
Direi di guardare al mezzo bicchiere pieno.

Io non acquistai il WUS e non acquisterò nemmeno questo. Per me non hanno senso. Mi piacciono, ma non indosso orologi nuovi.


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MessaggioInviato: lunedì 19 settembre 2011, 21:58 
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Dunque, quella brochure non ce l'ho. Ho solo il catalogo con copertina rigida, dove i Komandirskie crono non appaiono. Il fatto che comunque vengano riportati su una brochure a nome Poljot (International) mette le cose in chiaro, Time Trend non era più della partita da anni.

Cronografo "apribile": di recente me ne è stato portato uno a marchio "Veriwatch", totalmente identico ai "Camel", ai Poljot International e a quello che hai postato. Per la precisione, Veriwatch è una fornitura ancor oggi presente in centro qui a Bari, quindi un altro caso di "russo-barese" oltre all'Anthony Time con movimento Slava da me postato tempo fa.
Trovo abbastanza difficile che tutte queste aziende si rivolgessero a Poljot International, che probabilmente era giusto uno dei fruitori finali, come tutti gli altri, magari altri modelli erano invece, per così dire, di utilizzo esclusivo.

Quanto al RR, molto sinteticamente, non sono d'accordo con te. Anzitutto il disegnatore del quadrante aveva detto che (giustamente) il disegno vettoriale era di sua proprietà e coperto da copyright (parole sue).

Mi ricordo tempo fa che ti incazzasti perchè ti avevano copiato in toto l'elenco di alcuni cataloghi presenti in rete, senza citare la fonte che l'aveva compilato. Bene, prova a pensare come ti sentiresti se ti venisse copiato un libro intero. Non singoli capitoli: tutto quanto, comprese le virgole e il disegno della copertina, preciso. Sul RR indonesiano non è stata cambiata una virgola. Manco la faccia lavata di cambiare un font, di eliminare l'àncora...non prendiamoci in giro.

"Opere scadute"? Ma che dici?
Perchè dobbiamo sempre far valere il "pubblico dominio" solo quando riguarda le opere altrui? Se gli indonesiani volevano fare dei RR replica, potevano chiedere, una concessione gratis e una tantum si poteva fare benissimo e senza problemi, e non dirmi che il design è di Vostok perchè il "nostro" RR aveva dei caratteri ben specifici. Invece hanno operato nel modo più semplice e privo di sforzi: rubando letteralmente l'intero design, fin nei minimi dettagli, in silenzio e senza preavviso nè credito formale di alcun tipo.

Ad ogni modo, visto che ha il copyright, al disegnatore l'arduo compito di andare in Indonesia a protestare (magari imparerà a distinguere fra persone oneste e non).

Solo per chiarire, eh. Parentesi personale chiusa.

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MessaggioInviato: martedì 20 settembre 2011, 0:01 
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Non te incavolà che de cavoli ne hai già abbastanza :D

Allora, se io e mr. X abbiamo un catalogo e lo scannerizziamo e lo pubblichiamo in momenti diversi bene, non c'è niente da dire, ma se qualcuno riusa il lavoro altrui dovrebbe quantomeno riconoscerlo, almeno qualche volta.

Poi c'è la questione del rispetto di chi ha un idea originale, indipendentemente dal copyright.

Da pochissimi giorni sono riuscito ad avere i due libri di Klaus Seide. La mia idea era quella di metterli on-line. Ora che li ho visti ho cambiato idea, non solo per la difficoltà che ci sarebbe nel passarli allo scanner ma soprattutto per il lavoro autenticamente artigianale fatto dall'autore.
Farò qualche foto per farli conoscere di modo che ci possa rendere conto meglio di me sono fatti e del loro contenuto.

Ho già detto che se c'è il copyright la questione diventa altra cosa.

Io mi riferisco a quella zona grigia che può crearsi, esistere, visto la possibile molteplicità delle coincidenze.
L'RR asiatico non l'ho visto bene, il 3d su WUS è stato cancellato. Ma poniamo che sia identico e che differisca solo in qualche particolare.
Che ci possiamo fare? magari questi hanno copiato spudoratamente con l'intenzione di specularci pure.
Bene, cioè male, da prenderli a martellate sulle dita.

Ma possiamo pensare che se io ho fatto una cosa nessun'altro possa rifarla anche molto simile?

Se uno si è rifatto il disegno, ha trovato i contatti per assemblarlo, il tutto senza utilizzare il lavoro fatto precedentemente da altri, che gli posso dire?

Per es., è molto facile che ricostruendo le stesse vicende si utilizzino le stesse fonti e si arrivi alle stesse conclusioni.
Ora, un conto è se due persone possano dimostrare che hanno ricercato e lavorato sulle stesse fonti, altra cosa e se uno dei due ha copiato dall'altro senza alcun ritegno.

A volte però esiste una zona grigia in cui non sempre tutto è così chiaro.
Non sarà forse questo il caso, purtroppo gli ho dato un occhiata distratta riservandomi di tornaci sopra.

Ad ogni modo io quando riporto o pubblico, per es., un articolo o qualcosa che ritengo particolarmente interessante faccio sempre in modo, senza alterare il contenuto, che se viene riutilizzato sarà facilmente identificabile.
Non è tanto una questione di "diritto d'autore", no, ma in questo mondo ci sono persone che abitualmente scopiazzano senza dare mai niente di loro e se mi dovesse capitare un giorno potrei togliermi lo sfizio di sputtanarli a dovere.
Arrabbiarsi non basta, bisogna trovare anche il modo di sfogarsi.

Purtroppo Internet è quello che è, problemi come questo dell'RR asiatico ci saranno sempre. L'unico modo per contenerli è appunto quello di sputtanare pubblicamente chi se lo merita.

Tra l'altro se c'ho capito qualcosa dietro l'RR clone forse c'è uno che era iscritto a WUS al quale due anni fa, ne ho già accennato, gli chiesi se mi cedeva la sua copia del Seide (per sua ammissione usava solo la copertina come scenografia per le foto). Dopo un primo si e dopo che gli dissi che l'avrei scannerizzato mi scrisse "ah" allora no, lo faccio io". In due anni non ha trovato il tempo neanche per una scansione parziale. Nemmeno due pagine.
Se fosse così, una martellatina gliela darei pure io.

Io volevo mettere l'accento su una cosa molto semplice. Se oggi a qualcuno viene l'idea di rifare il "gagarin strabico" non è che abbia molte varianti possibili tra cui scegliere e potrà accadere che domani qualcun altro dica "mò, lo faccio anch'io" e le varianti saranno sempre le stesse.

La questione è molto più ampia e venne impostata negli anni trenta:
http://it.wikipedia.org/wiki/L'opera_d' ... A0_tecnica


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MessaggioInviato: martedì 20 settembre 2011, 10:00 
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mchap ha scritto:
Non te incavolà che de cavoli ne hai già abbastanza :D


meglio qualche cavolo per la testa che non avere un cavolo a cui pensare :cool: sarei già morto da un pezzo se non mi tenessi attivo... :D

Cita:
L'RR asiatico non l'ho visto bene, il 3d su WUS è stato cancellato.


C'è, c'è...è stato solo chiuso, per non ammorbare il forum (è stato comunque visto e letto a sufficienza): http://forums.watchuseek.com/f10/vostok ... 82128.html
Ecco, ora l'hai visto...non ci sono zone grigie in quelle foto.

Sarei stato paradossalmente più contento se la "copiatura integrale" l'avesse fatta la Vostok stessa, almeno avrebbe avuto maggior diritto visto che il design originario (anche se non uguale) è suo.

Cita:
Io volevo mettere l'accento su una cosa molto semplice. Se oggi a qualcuno viene l'idea di rifare il "gagarin strabico" non è che abbia molte varianti possibili tra cui scegliere e potrà accadere che domani qualcun altro dica "mò, lo faccio anch'io" e le varianti saranno sempre le stesse.


Perfetto. Ma se gli autori dello "strabico" hanno nome e cognome noti, perchè non citarli perlomeno? Vabbè, diciamo che qui si va su argomenti come rispetto e cortesia, notoriamente non più di moda. Anzi, quasi ridicoli nell'era in cui viviamo.


Ritornando a noi, il crono "apribile" l'avevo trovato in asta qualche mese fa, a marchio Poljot International. Mi sono pentito di non averlo preso, è andato via a meno di sessanta euro, ultimamente sto esplorando maggiornmente le baie d'oltrecortina (l'Ebay tedesco non si può più vedere come prezzi), ma son sempre tentato dall'idea di prendere qualche orologio nuovo. Dicevi che gli orologi nuovi non ti interessano: idea comprensibile, visto che nascono da diverse esigenze, però anche quelli diventeranno vecchi in futuro :-D

Il bello dell'orologio russo, anche post-sovietico, è la sua atipicità, l'avere un proprio cuore che, seppur spartano, non è il solito Miyota o ETA. Probabilmente, quando smetteranno di avere movimenti "propri", mi rivolgerò anch'io solo all'usato. Proprio di recente si parlava su Watchuseek di alcuni Zarja-Maktime con movimento 3105, derivato dal 3133: davvero poco costosi, con un movimento che è un carro armato e con una lunga riserva di carica derivata dal 3133. Se ne trovo uno senza pacchiane ghiere dorate, ne prendo uno.

Ma il tuo orologio russo più recente qual'è? Non ci credo che su 2500 orologi tu non ne abbia almeno uno di nuova produzione, statisticamente ci deve essere. :cool:

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MessaggioInviato: martedì 20 settembre 2011, 23:54 
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Infatti proprio perchè in fin dei conti la macchina è sempre quella il periodo post-sovietico è più che presente nella mia collezione. Del resto la stragrande maggioranza dei crono sono stati prodotti o nel periodo finale o dopo.

Per "nuovi" intendo quelli troppo pacchiani, ricerca dell'originalità fine a se stessa, quadranti troppo carichi,etc.

A fotografarli tutti mettendoli nella dovuta sequenza si vedrebbe bene l'evoluzione di cui stavamo parlando.

Eccone solo qualcuno preso a caso:

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Questi credo che siano i più recenti. Me li sono trovati per caso, c'ho inciampato sopra e mi sono detto "mò li prendo e poi li rivendo":eek: e con uno c'ho provato pure, ma non ho retto e me lo sono tenuto..... è pur sempre uno "Strela" :o

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Per non parlare di tutti gli "Shturmanskie", Mig qua e Mig là, elicotteri, aerei, titanio de qua e de su, spaziali, comemmorativi etc. sono sempre dei bei crono ma i manualetti..... prima o poi presenterò anche gli orologi.

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Alla fine ci scappa anche il solo tempo:

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Ma volete mette sta roba con 'na sveja cinese?!

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PS

Scusate per le diverse dimensioni delle foto ma da ieri Tinypic sembra avere dei problemi quindi alcune sono caricate su Photobucket.
Come se non bastasse molte foto le ho fatte stasera con luce artificiale.... però non sono mica venute male, mancano i contrasti, i chiaro-scuri, e un Ferrari sembra che abbia avuto la varicella :-( , ma vi giuro che dal vivo non si vede niente :D


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MessaggioInviato: mercoledì 21 settembre 2011, 10:14 
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Beato te, a me di sera con luce artificiale (bianca) escono sempre foto gialline.

Dicevi che non ti piacciono i modelli pacchiani...beh, il "Casinò" con lancette tipo roulette non è proprio sobrio :D però va ammesso che ci mettevano comunque molta creatività, sicuramente è un modello da rivalutare.
Meno i Ferrari, chiaramente al limite del plagio (anzi, siamo già oltre), molto belli tutti gli altri e specialmente i Poljot International apribili.
Sarebbe interessante leggere i manualetti (carucci) dei vari MIG e compagnia, per vedere se c'è qualche altro indizio, ma confesso che l'argomento mi sta venendo a noia...ormai più o meno si sa da dove venivano.

Diciamo comunque che i tuoi modelli più recenti sono fine anni '90 e ancora legati bene o male ai primi modelli "semplici". Molto belli il Coalition (uno dei tre della serie), il Lunar (che ancora oggi va per discrete cifre) e il Poljot International Strela, che fra l'altro è la prima riedizione "3133 inside" dello Strela 3017, ben prima che uscissero quelle Volmax, nonchè la più fedele per dimensioni e stile, eccetto per il dannato "sorriso" del disco data (come cavolo gli è venuto di metterci quella caratteristica non saprei). Il "Chronometer" solo tempo ce l'aveva molti anni fa un ex moderatore russi...lo pagò 11 euro. Bei tempi veramente.

Erano più bassi anche i prezzi dei "modelli moderni" nuovi, il mio Vostok Europe N1 lo pagai forse un'ottantina di euro, l' Okean poco più di cento, anche se mi fece ammattire (non sapevo ancora regolare il crono da me e lo rimandai indietro due volte). Trovo che bene o male anche molti modelli recenti siano potenzialmente di interesse collezionistico, ma qui si va sul gusto personale. Numerosissimi ormai i casi in cui certi modelli dei primi 2000 vanno via oggi a cifre maggiori di quando furono comprati nuovi.

La sveglia cinese ...mi sa tanto che ne ho una con lo stesso movimento (lo noto dalla finestrella rossa graduata), in cassa normale da sveglia però, era una di quelle con la gallina che becca a terra :D la trasformai e come quadrante ci misi l'etichetta di una Tennent's...ce l'ho ancora...ma si parla di molti, molti anni fa...molto prima che iniziassi davvero a collezionare russi (all'epoca ne avevo solo tre o quattro :cool: )

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