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Vorrei condivere con voi una storia
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MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 21:51 
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Vorrei condividere con voi una storia, così come me l'ha passata un mio amico ricercatore di Condove: Giovanni Falco.
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Non so se il racconto, in questa sezione sia consentito, giusto e permesso.
Nel caso non lo sia prego gli amministratori ed il curatore di stopparmi immediatamente.
Non solo, ma se la cosa fosse non gradita ai forumisti, vi prego di dirmelo che mi fermo alla prima puntata.
Alberto

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 22:05 
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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 22:11 
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1. Storia di orologi e orologieri (… e di campane e campanari).

La nostra storia inizia tra le carte polverose e spesso dimenticate dell’archivio comunale di Condove: il fascicolo 3 del faldone 312 contiene, infatti, gli atti apparentemente completi dell’appalto per la costruzione dell’orologio comunale, dal 1845 al 1851. (Nota 1)
Il sei di aprile del 1845 il Consiglio comunale, in seduta raddoppiata, sotto la presidenza del suo sindaco, Giovanni Battista Gagnor si riunisce per nominare un nuovo custode dell’orologio comunale oltre ad un nuovo campanaro dato che – riferisce il sindaco - “ Germagnolo Stefano, custode dell’orologgio comunale trovasi per una longa sofferta malattia inabile di poter continuare in tale carica” e il signor “Croserio Giuseppe fu Michele, campanaro, attesa la sua età avvanzata prossima agli anni settanta troverebbesi parimenti incapace al regolare servizio del suono delle campane”.(Nota 2)

Allegato:
Commento file: Il meccanismo dell’orologio ottocentesco restaurato nel 2005 dai condovesi Ferraris Pier Giorgio e Rocci Franco
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2. Le mansioni del custode dell’orologio ...

La scelta del Consiglio comunale, supportata dal parere favorevole del parroco ( le campane si suonano per le funzioni religiose oltreché per le solennità civili e l’orologio comunale si trova collocato sul campanile della chiesa di San Pietro già Santa Maria del prato,(Nota 3) fuori paese) cade su Bocco Giuseppe fu Alessio, nato e residente in Condove, persona ritenuta capace di svolgere entrambi i servizi; anche il salario deciso – 60 lire – comprende cumulativamente il salario del servizio di custode dell’orologio (20 lire) più il salario come campanaro (40 lire). (Nota 4) La deliberazione del Consiglio comunale (allora si diceva l’ordinato del raddoppiato consiglio della comunità di Condove…) venne approvata dall’Intendenza di Susa il 25 aprile, dopo la “annuenza” cioè la lettera scritta di approvazione del parroco di Condove, don Giovanni Andrea Morelli. (Nota 5)
Il 22 giugno dello stesso anno il Consiglio Comunale si ritrovava nuovamente per deliberare “ la capitulazione tra la comunità di Condove e Bocco Giuseppe, custode dell’orologio comunale e campanaro”, per approvare –si direbbe oggi- il contratto fra le parti. Il documento merita di essere letto con attenzione per alcune particolarità che vi sono contenute.
In quanto custode dell’orologio comunale il Bocco Giuseppe ha il compito di “regolarlo e caricarlo secondo le vere regole dell’arte nei tempi e nei modi che esigge la sua costruzione in maniera che le ore siano sempre segnate, battute e ribattute regolarmente”.
Inoltre egli “dovrà pulirlo ed ingrassarlo con oglio d’oliva sempre e quando il bisogno lo esigerà e per più giusta regola del medesimo dovrà uniformarsi alla meridiana solaria”.
L’orologio comunale di cui si tratta, quindi, segna le ore (ha quindi un quadrante e una lancetta o sfera) e le batte e ribatte, le annuncia cioè anche con il suono di una campana colpita a martello, per due volte ogni ora. Inoltre è un orologio a carica giornaliera (lo vedremo in seguito) ma poco importa perché il custode dell’orologio deve comunque recarsi ogni giorno nella camera dell’orologio dove, al mezzogiorno solare vero indicato da una meridiana, “tempera le ore”, le corregge cioè rimettendo a posto – tempo permettendo - il meccanismo dell’orologio con il corso del sole: infatti in Piemonte, come del resto in tutta la penisola, si usa ancora- nel 1845 -il tempo vero solare e l’orologio con la sua marcia uguale e costante, non ha meccanismi che correggano la giornaliera differenza del tempo medio (equazione del tempo) e va, di conseguenza, regolato a mano. (Nota 6)
Dove fosse la meridiana “solaria” necessaria alla regolazione dell’orologio non ci è dato saperlo: il custode si affacciava alle aperture esistenti (non a nord dove la bifora era stata chiusa per la realizzazione del quadrante dell’orologio) per controllare un orologio solare dipinto su qualche casa del paese? Improbabile data la distanza fra la chiesetta di Santa Maria del Prato e le case del capoluogo…La meridiana solaria consisteva in una semplice linea orizzontale segnata sul davanzale della bifora rivolta a sud o in una linea verticale incisa sulla parete dello stipite o sulla colonnina centrale, con il suo minuscolo stilo?
E’ l’ipotesi più probabile data l’imprecisione di qualsiasi orologio solare portatile orientabile con una bussola, ma rimaniamo nel campo delle ipotesi. Come doveva materialmente avvenire giornalmente la carica dei meccanismi dell’orologio e della suoneria? Come, il controllo del mezzogiorno sulla meridiana e immediatamente l’avvio del treno del movimento e della suoneria del mezzogiorno? Non è difficile comprendere che si trattava di un incarico di responsabilità e di una certa complessità.

Allegato:
Commento file: La Chiesa di Santa Maria “del Prato” nel catasto Zoccola
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04.jpg [ 19.44 KiB | Osservato 1359 volte ]


Allegato:
Commento file: La chiesa ex parrocchiale oggi dedicata a San Rocco, già San Pietro e anticamente Santa Maria del prato
(XII sec.) in una cartolina d’inizio Novecento.

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01.jpg [ 17.29 KiB | Osservato 1359 volte ]


note al testo


NOTA 1. Archivio Comunale di Condove, Categoria X Lavori pubblici, Classe 1, faldone 312, fascicolo 3. Orologio comunale: costruzione, nomine e regolamento per il custode e il campanaro (1845-1851)

NOTA 2. Sui Croserio di Condove vedi anche il mio: “Un condovese a Parigi: Camillo Croserio e l’omeopatia” Relazione al Convegno “ Simone Felice Camillo Croserio e l’omeopatia: dal Piemonte all’Europa” – Condove 17 gennaio 2004.


NOTA 3. Sulla chiesa di San Rocco, già parrocchiale di Condove sotto il titolo di Santa Maria del prato prima e di San Pietro successivamente vedasi:
Cristiana Aletto, Gabriella Margaira, Il restauro di San Rocco. Per una rilettura del tessuto storico dell’abitato di Condove, in SEGUSIUM n. 34, 1995, pagg. 73-81; Severino Savi, Condove. Chiesa di San Rocco, in La cattedrale di San Giusto e le chiese romaniche della Diocesi di Susa, Alzani, Pinerolo, 1992, pagg.175-194 ( facendo non poca attenzione alle Notizie storiche che contengono diverse imprecisioni e qualche grossolano errore quale ad esempio la confusione tra la cappella dedicata a San Carlo (detta della piazza), poi chiesa parrocchiale settecentesca posta in Piazza San Pietro nel centro storico con la cappella ottagonale ottocentesca dedicata ai santi Rocco e Sebastiano posta sulla attuale Piazza Martiri e demolita nel 1929 per ampliare l’attuale via Cesare Battisti). La posizione “isolata” dell’edificio religioso è ben evidente nella cartografia catastale di fine settecento e nelle più antiche immagini fotografiche del paese.

NOTA 4. Il valore della lira nel 1861, all’indomani dell’Unità d’Italia, è calcolato pari a 9.000 lire “attuali”.

NOTA 5. Nativo di Gravere, fu parroco di Condove dal 1841 al 1846 ( + 23.06.1846) . Vedi: Don Silvio Bertolo, Pier Giorgio Pieruz, Vescovi e sacerdoti nella storia della Diocesi di Susa, Susalibri, 2004.

NOTA 6. Gli orologi meccanici, se non dotati di particolari accorgimenti tecnici (eccentrico a rene o simili) segnano un tempo costante detto tempo medio che si distingue dal tempo vero solare per una differenza giornaliera variabile detta equazione del tempo. In Italia si iniziò ad usare il tempo medio solo all’indomani dell’unificazione del paese ( nel 1868 l’ora media di Roma) mentre il sistema dei Fusi orari venne introdotto nel 1893 e da allora vige il Tempo medio dell’Europa centrale (T.M.E.C.)

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 22:13 
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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 22:14 
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Oldtime ha scritto:
Graditissima!!! ::-bravo2 ::-bravo2
Saluti Fabry


Grazie Fabrizio Oltime. Volendo l'ho anche preparato in pdf. Ma posso anche continuare così.
Alberto

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 22:15 
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AsiaAzzurra ha scritto:
Ho già sete della seconda...terza...quarta... [E-VV]

Sei grande Alberto! ::-bravo2


Più che grande sono GROSSO. 8-)

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 22:27 
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Ti prego. Falla a puntate! 8-)

E poi faremo un bel pdf in omaggio a tutti! :2thumbs:

Che dite ragazzi? Si può fare.... ::-OK

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: lunedì 27 agosto 2018, 22:32 
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3. …e quelle del campanaro comunale.

Non meno impegnativo doveva risultare l’incarico di campanaro che - lo abbiamo appena sentito – era pagato addirittura il doppio!
Il Bocco doveva suonare “giornalmente le campane di questo comune tre volte distintamente, cioè allo spuntar del giorno, all’ora del mezzodì e sul far della notte per invitare li fedeli a recitare l’Angelus Domini”. (Nota 7)
Inoltre - prescrive “la capitulazione” - il campanaro aveva il compito :
“di suonare la campana maggiore a tocchi tutti li venerdì in memoria della Passione di N(ostro) S(ignore) G(esù) C(risto) dalle ore due alle tre pomeridiane.”
Il riferimento alla campana maggiore significa che sul campanile della chiesetta cimiteriale dovevano esistere almeno due campane; cosa di cui abbiamo conferma esplicita nello “ Stato della Parochia di San Pietro in vincoli del luogo di Condove di me Prete Andrea Bignone (Nota 7 bis)col titolo di Prevosto, nell’anno 1782”.
Nel Capo VIII “Delle chiese e cose ad esse appartenenti “ possiamo leggervi:
“ Attiguo pure a questa chiesa (vecchia) vi è il campanile, sufficientemente alto, aperto colle fenestre in modo che il suono delle campane può spandersi per ogni parte: le campane sono due; non si può sapere che siano consecrate, il proveder le campane e gli utensili necessari per servirsene spetta alla comunità.
Si suona tre volte al giorno il segno dell’ave maria, non già quello delli agonizanti, nemmeno quello del venerdì alle ore ventuna in memoria della morte del Redentore, fuorché nella Quaresima. Le campane non servono solamente a dare i segni necessari per l’uso della parrocchia ma altresì a dare i segni d’incendio, diserzione de’ soldati e per convocare la Comunità”
. (Nota 8 )
Parole a cui fanno eco le norme stabilite dal regolamento comunale sessant’anni dopo:
il campanaro sarà tenuto “di suonare detta campana (maggiore) pure a tocchi ogni qual volta occorrerà di radunare il consiglio comunale “, “ di suonare la campana maggiore non che la piccola (Nota 8 bis) per dare il secondo ed ultimo avviso in tutti li giorni festivi di precetto e votivi che occorreranno nell’anno per invitare li fedeli ad udire la Santa Messa da celebrarsi dal signor Parroco e dal Maestro di scuola di questo luogo (Nota 9) come anche dopo il mezzogiorno per li soliti Divini Uffizi e tale suono verrà eseguito secondo l’orario stabilito da quest’amministrazione comunale di concerto con il signor Prevosto”.
Ma non bastava! Il campanaro aveva ancora altre incombenze per guadagnarsi le quaranta lire dello stipendio annuale:
“In occasione delle maggiori solennità dovranno le dette campane essere suonate a gloria” (in piemontese suné a baudëtta);
“in occasione della partenza ed arrivo delle processioni che si terranno nel corso dell’anno” (Nota 10)
Complessivamente – se non vado errato – il nostro campanaro doveva suonare circa 1.380 volte all’anno le campane, e più di cento volte solamente per le processioni! Aggiungiamovi i servizi funebri (“ per dar l’annunzio della morte delle persone d’ogni sesso e condizione in questo luogo e quando le loro salme vengono accompagnate alla sepoltura”) e quelli di pubblica utilità (“ dovrà suonar la campana maggiore a distesa ogni qualvolta occorrerà qualche incendio od inondazione d’acqua ed all’occasione di qualche temporale ed oragano “) e converremo che le quaranta lire erano sicuramente guadagnate (Nota 10 BIS).

Allegato:
Commento file: Tamburo di carica della suoneria nell’orologio Besussi: si nota bene il meccanismo della “roddina a dentarelle con cricchetto e rissorto”
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Allegato:
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IMGA0060.jpg [ 50.2 KiB | Osservato 1355 volte ]


NOTA 7. La preghiera dell'Angelus Domini al mattino, al mezzogiorno e alla sera, ha una storia interessante. La prima notizia dell'Angelus Domini risale al 1269, al tempo in cui era Generale dell'Ordine francescano san Bonaventura da Bagnoregio, detto il "dottore serafico". Fu un Capitolo Generale dei Frati Minori tenutosi a Pisa in quell'anno che prescrisse ai religiosi di salutare la Madonna ogni sera con il suono della campana e la recita di qualche Ave Maria, ricordando il mistero dell'Incarnazione del Signore. Il noto letterato fra Bonvesin de la Riva, milanese, vissuto dal 1240/50 al 1313, appartenente all'Ordine degli Umiliati, fece sua la disposizione dei frati francescani ordinando alla città di Milano e dintorni di suonare ogni sera l'Ave Maria.
Da Milano la pia usanza si estese dovunque. La notizia giunse agli orecchi di Papa Giovanni XXII (1245-1334) il quale non solo la incoraggiò, ma diede ordine al suo Vicario Generale di Roma di far suonare la campana ogni giorno, perché la gente "si ricordi" di recitare tre Ave Maria in onore dell'Annunciazione di Maria, detta comunemente "il saluto dell'Angelo". Dalla sera si passò anche al mattino, a partire dal 1400 in poi. Nel 1456 il papa Callisto III prescrisse il suono delle campane dell'Angelus anche a mezzogiorno con la recita di tre Ave Maria.
Il re Luigi Xl ordinò, in Francia, il suono delle campane invitando i suoi sudditi a ricordarsi della Vergine Madre di Dio, e lui stesso all'annuncio scendeva da cavallo e s'inginocchiava sulla nuda terra. "Se le mutate condizioni dei tempi hanno oggi spento la voce ammonitrice di tanti nostri campanili, è pur vero che invariati rimangono, per la maggior parte degli uomini, quei momenti caratteristici della giornata: mattino, mezzogiorno e sera, i quali segnano i tempi della loro attività e costituiscono un invito ad una pausa di preghiera" (Paolo VI).

NOTA 7 BIS. Nativo di Almese, fu parroco di Condove dal 1778 al 1791 (+ 14.1.1791). Vedi: Don Silvio Bertolo, Pier Giorgio Pieruz, Vescovi e sacerdoti nella storia della Diocesi di Susa, Susalibri, 2004.

NOTA 8. Archivio Comunale di Condove, Categoria III, Classe 6, Faldone 285, Fascicolo 8: Stato della parrocchia e testimoniali di missione possesso della parrocchia (1778 – 1791). L’ora “ventuna” si deve intendere nel sistema allora in uso dell’ora italica “ab occasu solis” cioè tre ore prima del tramonto del sole, momento in cui, secondo questo sistema orario, terminava la giornata e ne iniziava una nuova. Nel giorno degli equinozi la ventunesima ora corrispondeva alle tre del pomeriggio ora della morte del Redentore secondo le Sacre Scritture (ora nona nel computo delle ore antiche diseguali).

NOTA 8 BIS.
Un documento dell’Archivio comunale di Condove ( Faldone 285 fascicolo 17 “Rifondita di due campane della chiesa parrocchiale e acquisto di una nuova”) fissa al 1835 una delle sostituzioni (probabilmente l’ultima) delle due campane di San Rocco: “ il Sindaco propone l’indispensabile spesa a farsi per la rifondita e ricostruzione delle due campane di questo Comune delle quali la più piccola parecchi anni or sono e l’altra nello scorso anno già state sdruscite d’ambo dovendosi per necessità continuare a battere altro più non mandano che un rauco e debole suono appena sentito dai più vicini abitanti al campanile e alle medesime. Pone sott’occhio agli stessi adunati che ulteriormente differendosi una tale spesa non più lo squillo richiamerà i Parrocchiani né i vicini né i lontani ad assistere ai debiti tempi alle sacre fonzioni dei quali già a squadre chi prima assai che si dia principio alle medesime che quasi già datovi termine partono dai loro fuocolari fermandosi i primi e la gioventù massime a schiamazzare nelle piazze e nelle osterie ignari o volendo anche ignorare l’ora precisa delle pubbliche preghiere. Chè lamentasi il padre di famiglia ed i suoi che sparsi qua e là pelle campagne attendon loro cultura più non gionge al loro orecchio l’ora che quegli fissò per la mensa ed inutile si trova il pubblico orologio. Che teme ognuno e con fondamento di non poter chiedere l’altrui lontano ajuto per stinguere a più potere l’incendio improvvisamente scopiatosi o riparare qualche altra fatal disgrazia… In ultimo poi propone che rifondendosi dette campane benchè impicciolite di volume pel longo usaggio se ne puotrebbe tuttavia costrurre una nuova del peso di rubbi sessanta all’incirca e comperandone un’altra piccola di rubbi trenta onde insieme squillando mandano poi un suono grato e concorde.”

NOTA 9. Ovviamente il maestro di scuola, a Condove tra Sette e Ottocento, era di norma un sacerdote: prete Giuseppe Buffa di Bibiana nel 1775, prete Francesco Gerleri nel 1776, prete Lorenzo Pettigiani nel 1799, prete Ignazio Geninatti nel 1813, prete Giovanni Battista Francesco Bermond nel 1814 solo per fare alcuni esempi. Su questi vedi: Don Silvio Bertolo, Pier Giorgio Pieruz, Vescovi e sacerdoti nella storia della Diocesi di Susa, Susalibri, 2004.

NOTA 10. Le processioni a Condove nella relazione settecentesca di don Bignone, parroco di Condove dal 1778 al 1791(Capo VI):
“ Riguardo alle processioni si fanno tutte le prescritte dalla S. Chiesa. Quella del SS. Sacramento nel giorno della sua festa ed ottava, si fa con quel ordine e con quel rito che prescrive il Rituale Romano al titolo De Processionibus ed in ispecie al titolo De processione in festo ss. Corporis Christi.
Si fa un’altra processione del SS. Sacramento nella terza domenica di ciascun mese e si per queste che per le anzidette , a tenore del primo capitolo annesso alle lettere di erezione, resta tenuta a proprie spese la compagnia del SS. Sacramento distribuisce a ciascuno de’ confratelli e consorelle una candela di anni quattro con ciò però che ciascheduno de’ medesimi paghi soldi cinque ogni anno nel giorno della festa del SS. Sacramento e quella cera che rimane al fin dell’anno resti per fondo alla compagnia.
Le aste del Baldacchino nel giorno della festa ed ottava, si portano da signori amministratori di Comunità e segretario; nelle terze domeniche, poi, si portano in pace da quelli che sono i primi ad occuparle. Si fanno le processioni delle rogazioni e in tale occasione si osserva il prescritto dal Rituale Romano e messale circa la messa da celebrarsi, preci ed orazioni da recitarsi; ma circa la benedizione della campagna vi è un uso antico, che a certi siti dove s’incontrano croci o piloni si [ fa ] un alto e il Paroco fatta cantare una delle antifone col versiculo de cruce, dice l’orazione Deus qui pro nobis filium tuum crucis patibulum subire quindi presa in mano la croce parrochiale dice ad alta voce : Ecce crucem domini fugite partes adversae; e con essa benedice alle quattro parti del Mondo in forma di croce dicendo: christus vincit: christus regnat: christus imperat: christus nos et omnia bona nostra fulgure et tempestate liberet er defendat; e il popolo risponde ad ogni volta: Amen finalmente il Paroco benedice coll’aspersorio al dette parole dicendo l’orazione: a domo tua & oltre alle sudette si fanno in questa parrocchia le seguenti processioni, quali tutte si fanno di giorno ed in esse si osserva l’ordine prescritto dal sudetto Rituale né segue alcun abuso o dissidio:
1. Quella di Maria Vergine sotto il titolo del SS. Rosario, la quale si fa nel giorno della sua festa ed ottava, ed in ogni altre prima domenica di ciascun mese. Non si sa da chi sia stata instituita questa Processione la quale si fa per solennizare la festa di Maria vergine e per ottenere il di lui (sic!) patrocinio. A questa processione intervengono i confratelli e consorelle della compagnia del SS. Rosario, il clero di abito talare e cotta vestito, e il paroco vi assiste come capellano deputato nella bolla d’erezione della compagnia.
2. Si fa dopo il vespro della quarta Domenica di ciascun mese e del giorno di tutti i Santi a alla mattina della commemorazione di tutti i fedeli defonti una processione dalla ven.(erabile) compagnia del Suffragio e si fa in vigore del secondo de’ capitoli annessi alle lettere d’erezione e approvati dall’Ill(ustrissi)mo e Rev(erendissi)mo Sig(or) Abbate Caissotti sotto li 12:marzo:1759; e per suffragare i confratelli e consorelle defonti. A questa processione intervengono i membri della compagnia med(esima) il clero di abito talare e cotta vestito e il Paroco vi assiste con stola e piviale negri.
3. un’altra processione si fa nel giorno della Natività di Maria Vergine, d’ordine regio, in rigraziamento del beneficio per di lei intercessione fatto da Dio allo Stato, colla liberazione della Città di Torino dall’assedio de’ Francesi nel principio di questo secolo. A questa processione, oltre le compagnie, interviene il corpo di Comunità col sig. Segretario, il clero di abito talare e cotta vestito e il paroco vi assiste.
4. Nel giorno dell’Invenzione della S. Croce si porta in processione la reliquia della med(esim)a autentica; non consta da chi sia stata instituita ma si fa per celebrare con solennità la detta festa. A questa intervengono le compagnie, il clero di abito talare e cotta vestito e il paroco vi assiste.
5. Nel giorno di San Pietro in Vincoli, titolare di questa parrochiale, prima di cominciare la messa solenne si fa la processione colla reliquia autentica di limatura della catena onde fu legato S. Pietro Apostolo. Non consta da chi sia stata instituita e si fa per solennizzare la detta festa secondo l’antica consuetudine. A queste intervengono le Compagnie il clero di abito talare e cotta vestito e il paroco vi assiste o prega qualche paroco di assistervi.
6. Nel giorno dell’Assunzione di Maria Vergine si va per antica consuetudine processionalmente alla capella detta del Castello, per cantar ivi la Messa ed ivi si termina la processione la quale si fa per implorare il patrocinio della Beata Vergine e per impedire la dissipazione nel popolo che in tal giorno concorre al [sic!] sudetta capella posta sui confini di Condove e Chiavrie. A queste processioni intervengono le compagnie e il paroco vi assiste.
7. per Antichissima consuetudine finalmente si fa una processione dopo gli uffizi del giovedì santo, la quale si termina circa il tramontare del sole e si fa per onorare i viaggi di Gesù Cristo e soprattutto la sua andata al Calvario. A questa intervengono le compagnie, il clero di abito talare e cotta vestito e il paroco vi assiste. “

Sull’Assedio di Torino del 1706 a cui si riferisce la processione al precedente punto (3) la bibliografia è vasta e l’argomento esula dall’oggetto della presente nota. Mi limito a segnalare un recente libro divulgativo pubblicato in occasione del tricentenario del “grande assedio” non fosse altro che per la pregevole appendice dell’ Arpa discordata curata da Giovanni Ronco: Fabio Galvano, L’assedio. Torino 1706, Torino UTET 2005. Edizione speciale curata da La Stampa 2006

NOTA 10 BIS. Oggi che il suono delle campane è notevolmente ridotto e quasi ovunque meccanizzato non è facile rendersi conto della complessità, della specificità e dell’importanza sociale e religiosa di tale “occupazione”. Senza voler entrare nei dettagli può essere utile leggere in proposito la voce “Ciòche – Campane” in Luciano Gibelli, Dnans ch’a fàssa neuit – Prima che scenda il buio. Oggetti e cose del passato raccolte per non dimenticare, Priuli e Verlucca, Ivrea 1999, pagg. 418-428.


La storia continua...
Ciao a tutte e tutti
Alberto

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
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Re: Vorrei condivere con voi una storia
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Re: Vorrei condivere con voi una storia
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cavolo me ne sono accorto adesso!!! :winkiss:

Bellissima grazie!!! attendo con trepidazione le altre puntate :2thumbs:

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Mauro

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: martedì 28 agosto 2018, 9:23 
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AsiaAzzurra ha scritto:
Ti prego. Falla a puntate! 8-)

E poi faremo un bel pdf in omaggio a tutti! :2thumbs:

Che dite ragazzi? Si può fare.... ::-OK


Concordo, le cose belle si assaporano poco alla volta.
Grazie Alberto :2thumbs:

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Paolo
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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: martedì 28 agosto 2018, 9:42 
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Bellissime informazioni, si apre uno spaccato di vita che i più non conoscono,
ed io di questo ti ringrazio, cose del passato che ci fanno riflettere......
Ti seguo con molto interesse.
Grazie Alberto.
Rodolfo56

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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: martedì 28 agosto 2018, 12:48 
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E la storia continua... :D

4. La costruzione del nuovo orologio pubblico.

Non sono passati molti anni dall’incarico affidato al nuovo campanaro-custode dell’orologio che il Consiglio Comunale di Condove si ritrova per decidere –questa volta – la “provvista di un nuovo orologgio”.
“L’attuale orologgio – leggiamo dell’ordinato del 9 maggio 1847 – stante la sua vetustà trovasi ridotto in pessimo stato ed inservibile, non sentendosi più da qualche tempo a questa parte, la regolare battuta delle ore”.
Il Germagnolo aveva in qualche modo trascurato negli ultimi anni il delicato meccanismo, preso dagli acciacchi della sua malattia? O l’orologio esistente sul campanile di Santa Maria del Prato era veramente così “vetusto” da non essere più al passo con i tempi? A quando risale la prima notizia certa di un orologio pubblico a Condove? (Nota 11).
Non sempre è facile – stante la situazione dei documenti d’archivio rimasti – dare risposte adeguate alle molte domande che ci vengono in mente… Certo è che l’assunzione di un nuovo incaricato per l’orologio deve aver evidenziato fin da subito una situazione di precarietà e di malfunzionamento a cui porre rimedio con urgenza.
Conseguentemente il Sindaco Gagnor presenta ai consiglieri comunali per l’approvazione il “progetto per la costruzione di un nuovo orologgio redatto dal Signor Orologgiere Carlo Nurisso di questo luogo in data 4 luglio 1845 la cui spesa rileva la somma di lire cinquecento, oltre la rimessione dell’orologgio vecchio calcolato del valore di lire cento” . (Nota 12)

NOTA 11. Dell’orologio ottocentesco di Condove si è conservato, per vari motivi e per fortuna, il meccanismo quasi completo oggi opportunamente restaurato da Pier Giorgio Ferraris e Franco Rocci nel 2005 e posizionato nella Chiesa di San Rocco, già Santa Maria del Prato nella cappella di sinistra del transetto un tempo murata e adibita a camera mortuaria. Prima di questo esistevano sicuramente altri più antichi meccanismi segnatempo che hanno lasciato tracce qua e là nella documentazione d’archivio del comune:
- nel 1804/1807 a più riprese il fabbro ferraio Luigi Margaira presenta le sue note spese all’Amministrazione comunale per interventi di manutenzione dell’orologio ( “una sivignola per l’orologio della comune” , “una catenna provvista per la campana della chiesa”, “per comodare la roda della bataria con la sivignola per montare l’orologio”, per comodare un ferro che regola il martello per batere le ore”)
- nel 1812 fattura di Luigi Margaira per “tre esse con una rosetta di ottone per l’orologio ed accomodatura della roda della sfera per accomodatura del polico del martello che batte le ore”
- quietanze dei diversi custodi e regolatori dell’orologio: Matteo Croserio (1750), Giovanni Luigi Anselmetti (1775, 1776), Giovanni Battista Albino Croserio (1779, 1786, 1797), Giuseppe Croserio ( 1810), Stefano Germagnolo (1811).
Una riparazione più consistente dell’orologio comunale ci è documentata già nel 1785 quando un atto consulare della Comunità di Condove del 20 dicembre ci rende noto, tramite le parole del sindaco Giuseppe Anselmetto, “ ritrovarsi l’orologgio esistente sovra il campanile della vechia chiesa appartenente a questo publico già da due mesi circa a questa parte fermo e fuori di corso a causa d’alcuni ordegni franti ed altri inusitati per la vechiezza loro, procedendo ciò anche perché la la casia osia custodia del medemo trovasi in diverse parti disfurata e marcita, percolandovi ivi in occasione di intemperie le aque venendo converse a danneggiare la machina”. A visitare il campanile e a stendere il preventivo dei lavori si è recato in San Pietro già Santa Maria del Prato l’orologiere Giambattista Giuglar di Chiusa San Michele, che così ha descritto le “riparassioni” necessarie:
1. “ Resta necessario di farli due roddine a dentarelle per tener li contrapesi con suoi crichetti e rissorti per evitare ogni sinistro acidente di cascar i contrapesi come era sino adesso, tali spese si calcolano in lire 15
2. Per il rifacimento del pignone della ruota seconda del movimento e del voletto e quello del montuario con vissarli la sigonia e suoi gravi si calcola in lire 10
3. Per il riffacimento del bilanssino e un col d’oca per slongarli la pendula e farli la pendula più longa per renderlo più regolato e non tanto facile a conssumarssi da sé con la sua vite e lentiglia e guida dessa pendula si calcola in lire 12
4. Per rassodar la ruota della sfera e per il trasporto più basso perché resta necessario di abasar l’orriuolo per dar distanssa più longa alla pendula e pullire in tutte le sue parti il sudetto orriuolo si calcola in lire 5
5. Per il rifacimento di un tornetto o altri giuochi più facili a tirar la massa delle ore con suoi tenoni e ferramente necessarie anche per apostar la massa bisogna anche due tenoni con un tornetto per raffermare il manico della massa e per l’aggionta almeno di tre o quattro lire per fare battere più forte le ore si calcola in lire 10
Di più ò anche osservato esser necessari di fare una staffa alla campana maggiore con sei altri pessi di ferro per serrarla al testale lire 10
Attorno alla custodia del orriuolo bisogna riffarli il coperchio d’assi per levarli l’aqqua ben investito con sue liste su ogni comissura come anche serarli tutte le comissure de’ latterali con un trappoletto e sua ferramenta necessaria con seradura e per la surogassione di qualche asso ad un solaio si calcola in lire 15
E finalmente per levar lo scandalo del montadore del orrivolo resta necessario di mettere due traversse di ferro al fenestrone dove à da passare per andare dentro della custodia a forma di ringhera per levar lo scandolo, questo con ferro e ingissadura si calcola in lire 5
A richiesta delli signori aministratori ò visitato dette riparassioni cossì tale è il mio sentimento che si faciano per render le cose in buon stato permanenti.
E a tal presso mi offerisco di fare detti travali e provviste e garantirle per un anno mediante che vi sia attorno una persona di cognissione.
Condove, li 5 decembre 1785
Giambattista Giuglar orloggiere

Di più ò anche osservato essendo poca distanssa al campanile porta di andar due volte al giorno a montare l’orrivolo per fare che tenghi un giorno e più resta necessario di metterlo a corde doppie con due tagliole e rangiarli i contrapesi regolati e un scagnetto per metter il castello soppra di altessa oncie sei e larghessa proporssionata al castello lire 6
O’ anche osservato il battente della campana seconda esser troppo longo con rischio di rompere la campana e per scurssarlo si calcola in lire 2
Giambattista Giuglar orolog. Tot. Lire 90 “

Il preventivo settecentesco di Giambattista Giuglar merita una attenzione particolare per la dovizia di termini tecnici utilizzati, a volte di origine dialettale, che rendono evidente il sapore locale del testo:
la roddina a dentarelle con cricchetto e rissorto è il meccanismo, ben visibile nella foto N.7, che impedisce la caduta dei pesi durante la manovra di caricamento: sui denti della ruota dentata fissata solidale al tamburo si inserisce a scatti il cricchetto o leva mediante la spinta della molla ( fr. ressort) permettendo così il moto in un solo verso della ruota stessa.
La sivignola o sigonia è la manovella con cui si carica l’orologio agendo sul tamburo:
“ Sivignola o sirignola, “manovella”. Da *ciconiola, diminutivo del latino ciconia “cicogna” (Merlo 1907) lievemente alterato” (Attilio Levi, Dizionario Etimilogico del dialetto piemontese, Paravia, Torino, 1927); Il voletto (piem. volèt) è il volano a farfalla, il dispositivo che, negli orologi da torre, modera, per resistenza dell’aria, il moto provocato dalla caduta dei pesi. Il bilancino, il collo d’oca, la lente regolabile individuano bene la tipologia del pendolo del nostro orologio settecentesco ( vedi al riguardo, la voce “pendolo” in: Giuseppe Brusa, L’arte dell’orologeria in Europa, Bramante editrice, Busto Arsizio 1978, pag. 460).
Tornetto, trappoletto e scagnetto sono piemontesismi per verricello, serratura e sgabellino.
Anche il “polico” da accomodare della fattura dell’orologiere Margayra è in effetti, un cardine, un ganghero su cui girava il martello ( piem. poles, Vittorio di Sant’Albino, Gran dizionario Piemontese-Italiano, Torino, 1859, ad vocem) come si evince altresì da un mandato di pagamento – sempre inserito nel fascicolo di cui si tratta – del cittadino Maire della Comune de Condove, Michelangelo Luigi Re del 20 febbraio 1804:
“ per l’accomodamento del martello dell’orologio ed accomodato due polici dell’uscio del forno della Comune”.

NOTA 12. A Condove come altrove “ il costo elevato dei metalli e, talvolta, l’opportunità di sostituire con meccanismi più perfezionati quelli antichi, portavano a distruggere le macchine degli orologi non più funzionanti o a darne i pezzi all’artefice incaricato di costruirne di nuovi per il loro riciclaggio” (Maria Barbera Azzarello, Giorgia Foderà Serio, Orologi e orologiai a Palermo, Sellerio, Palermo1992, pag. 19).
Ovviamente la rimessa del vecchio orologio costituiva al contempo un risparmio notevole, come successe nel nostro caso, ma comportava la distruzione di tanti antichi meccanismi.

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Alby
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Le battaglie che si perdono sono quelle che si abbandonano.


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Re: Vorrei condivere con voi una storia
MessaggioInviato: martedì 28 agosto 2018, 13:11 
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molto interessante questa esposizione di documenti dei secoli scorsi.............
seguo con interesse .............. ::-OK ::-OK

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odio i cucu' .........ma ne ho appena acquistati due..........tie'


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