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MessaggioInviato: martedì 4 agosto 2009, 4:36 
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I miei complimenti ad ocram (ma ti chiami Marco?) per la competenza e precisione del suo post :-D ed un grazie per il tempo che ci ha dedicato :)

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MessaggioInviato: martedì 4 agosto 2009, 10:11 
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Veramente interessante e dettagliato, Complimenti Ocram, hai fatto un post da rilegare! ::-bravo2

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Sono coerente con me stesso. Ed io con me stesso,vivo maledettamente bene. Alla faccia del mondo che mi circonda!
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MessaggioInviato: giovedì 6 agosto 2009, 9:23 
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gran bel post, aproposito di stempera se uno deve stemperare solo la punta di un asse di una ruota per riportare il perno come fa?

io ho preso un tondino di ottone, ho fatto un forellino in testa dove alloggio l'asse che entra per circa 1 mm e poi scaldo il tondino dal basso (a luce spenta così vedo quando cambia il colore) fino a che non comincia a diventare rosso.
a quel punto spengo e lascio raffreddare
il risultato è che la punta quasi sempre si stempera ma il viraggio di colore non avviene solo sulla punta ma scurisce tutto l'asse.
non credo che arrivi a stemperarsi anche l'altro perno in quanto essendo all'aria non dovrebbe scaldarsi tanto da stemperarsi.
prima domanda :grin: il mio procedimento è giusto?

guaradando alcune foto di lavori altrui ho notato che in prossimità del perno c'è un'area bluita molto ridotta (solo vicino alla testa dell'asse) mentre il perno è lucido ed il resto dell'asse è lucido

la mia interpretazione è che dopo la stempra l'asse è stato lucidato, è stato impiantato, ridotto e lucidato il perno con tornio a pivottare, poi come dice il de carle è stata scaldata la punta sul fornello ad alcool per ritemprare il perno, e poi è stato lucidato il perno con diamantina o brunitore per ridare lucentezza....

può essere giusta come interpretazione? :ops:

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MessaggioInviato: giovedì 27 agosto 2009, 18:09 
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Grazie a tutti per le vostre parole di apprezzamento :-),
rrados provo a fornirti un punto di vista teorico sul procedimento, l'esperienza e la pratica ce le devi mettere tu ;-)

Cominciamo dal tuo procedimento:
rrados ha scritto:
io ho preso un tondino di ottone, ho fatto un forellino in testa dove alloggio l'asse che entra per circa 1 mm e poi scaldo il tondino dal basso (a luce spenta così vedo quando cambia il colore) fino a che non comincia a diventare rosso.

Il disaccoppiamento con il tondino di ottone garantisce costanza, omogeneità e gradualità nell'erogazione di calore.
Non ci sono grandi differenze di temperatura tra la parte inferiore (a contatto con il tondino) e la parte superiore dell'asse (che immagino tu lasci libera in aria).
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Lo stato di colorazione uniforme dell'asse alla fine del procedimento e' una conferma della erogazione lenta e graduale del calore.

Il procedimento che descrivi nelle "foto altrui" non e' lo stesso.
rrados ha scritto:
in prossimità del perno c'è un'area bluita molto ridotta (solo vicino alla testa dell'asse) mentre il perno è lucido ed il resto dell'asse è lucido

Quel tipo di colorazione si ottiene quando il calore viene erogato direttamente sulla parte interessata e aiutato a dissiparsi prima di raggiungere il resto dell'asse.
Un modo complicato di dire che l'asse e' stato tenuto sulla fiamma viva reggendolo con una pinzetta di ottone.
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La parte vicina alla fiamma raggiunge una temperatura molto più alta della parte opposta, grazie anche alle pinzette che smaltiscono il calore.

La differenza tra i due procedimenti e' abbastanza evidente, in fisica si potrebbe parlare di gradienti di temperatura molto diversi.
Ma non voglio entrare in campi che hanno generalmente pochi fans ;-) perciò provo a descrivere gli effetti in modo pratico, scusandomi con i fisici per l'approccio da divulgatore scientifico a buon mercato :-)

Immagina di avere una busta di plastica sigillata piena di cubetti di ghiaccio.
Ora prendi un pentolone d'acqua bollente e buttaci dentro la busta.
Se aspetti abbastanza tempo, il calore scioglierà tutto il ghiaccio.
La busta potrà essere modellata e poi ricongelata per garantirne la robustezza alle sollecitazioni.

Ora cambiamo procedimento e mettiamo la busta nell'acqua bollente solo per il tempo necessario a sciogliere un po' i cubetti, ma non completamente.
La busta potrà essere ancora modellata, anche se meno agevolmente, e poi ricongelata.
Ma le saldature tra i cubetti saranno dei punti di debolezza, lungo i quali potranno formarsi delle fratture alle prime sollecitazioni.

Ora pensa ad una situazione mista, la busta e' completamente congelata e tu ne scaldi solo una estremità.
Una parte del ghiaccio resterà intatta, la parte scaldata invece avrà un misto di acqua e ghiaccio.
L'estremità potrà essere modellata e ricongelata nella nuova forma, ma inevitabilmente si formeranno saldature tra il vecchio ghiaccio e il nuovo ghiaccio che potranno dare luogo a fratture.

Ricapitolando:
Se scaldi in modo omogeneo l'asse (come appare dal tuo procedimento) tutti i cubetti si scioglieranno e avrai la maggiore facilita' nel rimodellare la forma.
Se scaldi in modo disomogeneo l'asse (quello da te visto sulle foto) solo una parte dei cubetti si scioglierà, ma potrai ancora rimodellare la forma nella zona interessata.
Le differenze le avrai quando avrai ritemprato l'acciaio: nel primo caso la tempra sarà omogenea, nel secondo avrai creato la possibilità di fratture nell'asse.

Sembrerebbe dunque che il metodo di fornire il calore in modo omogeneo e graduale sia preferibile a quello che concentra il calore su un'estremità.
Ma, come spesso accade, non e' tutto oro quello che luccica.

Vediamo un caso analogo, la ricostruzione del gancio sulle molle di carica.
La molla viene riscaldata sulla fiamma solo in corrispondenza della sua estremità, modellata a forma di gancio e poi ritemprata.
Anche se ci sono buone probabilità che la prossima rottura avverrà in corrispondenza della "saldatura" tra tempra vecchia e tempra nuova, c'è poco da fare.
Senza apparecchiature specifiche e' praticamente impossibile ripristinare la tempra in modo omogeneo su tutta la molla.
Inoltre, per mantenere le sue proprietà l'acciaio della molla dovrebbe essere riportato all'esatto grado di durezza assegnato in fase di progetto.
E il grado di durezza dipende dal tipo di acciaio e da una quantità di parametri non facilmente controllabili nel proprio laboratorio quali temperatura e durata della tempra, velocità di raffreddamento, temperatura e durata del rinvenimento, ecc.

Insomma, e' molto difficile che si riesca a riportare l'acciaio alle sue esatte caratteristiche originali.
Per questo motivo si tende a limitare il riscaldamento alla porzione di metallo più piccola possibile per consentire l'intervento. L'alterazione delle proprietà dell'acciaio viene limitata alla parte strettamente necessaria.

Quale che sia il metodo scelto, solo l'esperienza può garantire un buon risultato. La sensibilità del bravo artigiano può fare davvero miracoli e beffare la fisica. Adesso prova a spiegarlo al tuo prossimo cliente :)

// ocram


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MessaggioInviato: venerdì 28 agosto 2009, 9:27 
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molto chiaro. :grin:
quindi tenendo con pinzetta d'ottone che assorbe il calore prima che risalga lungo l'asse si porta al rosso la punta dell'asse.
il pproblema è il troppo veloce raffreddamento nel momento che spegni la fiamma.

io faccio in questo modo per fare si che la punta rimanga a contatto con l'ottone caldo e si raffreddi piano piano. potrei in aggiunta mettere il dissipatore appena dopo il punto di contatto per non fare risalire il calore lungo l'asse.
la fiamma non è mai in contatto con il pezzo :grin:

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un dubbio ma la temperatura al rosso dell'ottone garantirà il rosso anche della punta dell'asse?

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MessaggioInviato: lunedì 31 agosto 2009, 9:48 
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rrados ha scritto:
un dubbio ma la temperatura al rosso dell'ottone garantirà il rosso anche della punta dell'asse?

La colorazione dipende sostanzialmente dalla temperatura, il tipo di metallo non è importante.
// ocram


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MessaggioInviato: mercoledì 23 settembre 2009, 9:28 
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Mi è giunta voce che per azzurrare le viti in modo uniforme e ripetibile esistono anche dei prodotti chimici. Ne sapete nulla?


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MessaggioInviato: mercoledì 23 settembre 2009, 13:38 
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valter ha scritto:
Mi è giunta voce che per azzurrare le viti in modo uniforme e ripetibile esistono anche dei prodotti chimici. Ne sapete nulla?


Esistono ma mi risulta siano vietati in Italia, in quanto tossici. Negli stati Uniti sono invece ancora in vendita.

Sono in sostanza dei brunitori a freddo che provocano un'ossidazione chimica anzichè termica.

Quelli venduti in Italia (nelle armerie) sono brunitori che bruniscono verso il grigio/nero e funzionano perfettamente.


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MessaggioInviato: giovedì 24 settembre 2009, 9:10 
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Non ricordo da dove l'ho copiato, ma se interessa il metodo "chimico per la coloritura dell'acciaio.
Forse la fonte è proprio questo forum in vecchi 3d
:oops: :eek:

Questa è una raccolta di ricette per la coloritura di acciaio e ferro, vecchie di almeno un secolo. Non tutte sono valide e nessuna può essere impiegata senza preventive prove ed esperimenti. L'uso di sostanze chimiche, e specialmente di acidi, non è privo di rischi se non si ha la necessaria pratica.
Quando nelle ricette si parla di acqua è opportuno impiegare acqua distillata o almeno acqua oligominerale. Le parti sono indicate in peso.

La superficie metallica da colorare deve essere perfettamente levigata e sgrassata. Per la sgrassatura si impiega di solito trielina. Un'ottima detersione si ottiene con il fosfato trisodico alla soluzione massima del 5% (ma può bastare la soluzione al 2% se il grasso non è vecchio o duro), assolutamente non corrosivo; viene spruzzato ad 80-90° di calore sulla superficie metallica inclinata in modo che possa scorrere su di esse.

Anticamente veniva usata anche la bollitura dei pezzi in soluzione di potassa caustica a l0% con successivo abbondante lavaggio.
Dopo la sgrassatura i pezzi non devono più essere toccati con le mani.
Se occorre togliere ossidazioni superficiali si ricorre a pulitura meccanica oppure a bagni di acido solforico diluitissimo (1%) a cui si fa seguire un bagno in acido nitrico in soluzione debolissima.

La bronzatura non va confusa con la brunitura.

La brunitura e un processo di lucidatura e consiste nel passare sulla superficie metallica il brunitoio munito di pietra dura (agata) che dà una lucentezza compatta e un tono molto più caldo, da cui la parola "brunire". Si fa scivolare la pietra del brunitoio premendola alquanto e appoggiandola al polllice della mano sinistra che la guiderà nei suoi movimenti avanti ed indietro. La superficie deve essere ingrassata (con glicerina ad es.) in modo che la pietra scivoli bene. Si usa sulle superfici metalliche metallizzate a spruzzo o a foglia o con metodi chimici o galvanici.

La bronzatura (o brunitura falsa, ossidatura) è un procedimento per ottenere chimicamente un rivestimento del metallo (solfuro, ossido, ecc.) che ne renda più gradevole l'aspetto o che ne preservi la superficie dalla ossidazione. Viene usato anche quando il colore finale non sia quello del bronzo.

Canna di fucile
Si mescolano:

Soluz. cloruro ferrico (d. 1,28) 14 - Cloruro mercurico 3
Ac. nitrico fumante 3 - Solfato di rame 3 - Acqua 80.
Se ne applicano due o tre straterelli, poi si strega ciascuno strato con spazzola d'acciaio. S'immerge poi la canna in soluz. di solfuro potassico al 10%, lasciandovela per 10 giorni, si lava con sapone ed acqua calda e si vernicia con olio di lino.

Bagno di 50 a 100 gr. di nitrato d'ammonio e 0,5 a 5 di cloruro o solfato di manganese. Si sospendono gli oggetti nel bagno come anodi, e come catodi si usano fili di platino.

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Nitrato di piombo gr. 80
Liscivia di soda (d. 1,269 - 31° Bé) cc. 500 - Acqua gr. 500
Carbonato di manganese, in sospensione, gr. 10.
Si opera come nella precedente.

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Si applica a pennello questa soluzione

Solfato di rame 4 - Cloruro di ferro 4 - Alcool 2
Etere nitrico 1 - Ac. nitrico 1 - Acqua 60.

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Si bagnano le canne dopo averle ben deterse, con aceto assai forte, si asciugano, indi si strofinano con un cencio umettato con ac. cloridrico e si lasciano esposte all'aria per circa un quarto d'ora. Si scaldano a bagno di sabbia, a calore moderato, e si strofinano con panno ben secco.

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Acqua distillata 16 - Solfato di rame 4 - Etere solforico 2 -
Cloruro di ferro 1.
Si mescolano l'etere ed il cloruro di ferro, poi vi si aggiungono gli altri ingredienti; dopo avere agitato per qualche tempo, si applica a pennello, ripetendo l'operazione se si voglia colorazione più intensa.

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Solfato di rame 25 gr., Nitrato di potassio 25 gr., Acqua 500 gr.
Scogliere i sali nell'acqua e immergere il pezzo ripetutamente con intervalli di alcune ore. Lasciar seccare 24 ore e strofinare bene con un panno. Fissare strofinando con una miscela di cera olio e terpentina.

Conservazione di armi
Si sfregano con uno straccio di lana imbevuto di soluz. di allume nell'aceto forte e si asciuga poi con cura.

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Unguento mercuriale, mediante tampone di lana.

Metallocromia chimica dell'acciaio.
Giallo e azzurro

Per piccoli pezzi. Si scalda una sbarra di ferro; quando è rossa si pone sopra un recipiente contenente acqua fredda; il pezzo da colorare, ben deterso con carta smeriglio fina, si pone sulla sbarra di ferro avendo cura che la parte lucida da colorare non sia in contatto colla sbarra stessa; l'acciaio si scalda. diventa giallo pallido, giallo scuro, ed infine azzurro. Quando ha acquistato il grado di colorazione voluto si fa cadere prontamente nell'acqua; esso conserva in tal modo la colorazione che aveva acquistato.

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L'acciaio assume colorazione azzurra, simile a quella che si produce ricuocendolo, quando lo si immerga in un liquido bollente formato mescolando le due soluz. seguenti, previamente preparate a parte:

a) Iposolfito di soda gr. 140 - Acqua 1000
b) Acetato di piombo gr. 35 - Acqua 1000.

Azzurro-violaceo

Occorre detergere l'acciaio, già brunito, in una soluz. di soda caustica, lavarlo con acqua, nell'ac. solforico diluito, nell'alcool e infine ancora nell'acqua Se la colorazione può farsi subito dopo la brunitura, bastano le lavature all'alcool e all'acqua.

Si produce poi sul metallo una tenuissima ramatura immergendolo per 10 a 20" in un bagno di:
Alcool 300 - Ac. nitrico comune 100 - Solfato di rame 40 - Acqua 1000.
Si lava subito nell'acqua corrente.

Si trasforma la pellicola di rame in solfuro trattando a freddo con soluz. assai diluita di un solfuro alcalino o di ac. solfidrico. Bastano 2 a 3 gocce di solfuro ammonico per litro d'acqua.

Si ha una tinta rosea che essiccando diventa porpora ed infine azzurra.
A seconda della durata del bagno si possono ottenere successivamente le seguenti colorazioni: rame-roseo, rame-rosso, rosa, rosso-porpora, rosso-violaceo, viola, azzurro-viola, azzurro, azzurroverdastro, verde, verde-giallastro, giallo, ecc.

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Per conservare le colorazioni ottenute si fa uso di una soluz. di alcool, etere o ess. di trementina, con 2 a 3 gocce d'olio di lino. Si possono variare all'infinito gli effetti colorando le vernici coi colori solubili nei solventi eterei.

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Si fa una soluz. mista di due soluz. al 5 %, l'una di prussiato rosso e l'altra di percloruro di ferro, e vi si immerge il pezzo dopo averlo ben deterso. Si asciuga e si strofina con legno assai tenero. Si riveste con sottile strato di vernice incolora.

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Dopo accurata detersione chimica, si immerge il pezzo a freddo per 15U in una soluz. contenente 10 di solfato di rame, 2 % d' ac. cloridrico e 15% di cloruro di zinco. Occorre fare prima la soluz. del solfato di rame, filtrarla e aggiungervi ordinatamente l'acido e poi la soluz. di cloruro di zinco.
Dopo aver bronzato i pezzi con questo bagno si lavano e si immergono per circa 3 minuti in un bagno d'iposolfito preparato alcune ore prima e così composto


Acqua 1000 - Iposolfito di soda 1500 - Ac. cloridrico 75.
Si lavano ancora in acqua calda e si essiccano.

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Immersione nella lega fusa

Piombo 25 - Stagno 1.

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Si bagnano i pezzi con ac. nitrico diluito al 10 %. Si lavano in acqua tiepida, e quando sono asciutti si ungono con olio di lino.

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Immersione in una soluz. di

Ferrocianuro di potassa 1 - Cloruro di ferro 1 - Acqua 400.

Ferro e acciaio - Bronzatura
Trattandosi di ferro o di acciaio si dà il nome di bronzatura a quei procedimenti che hanno per iscopo di ottenere chimicamente un rivestimento del metallo (solfuro, ossido, ecc.) che ne renda più artistico l'aspetto o che ne preservi la superficie dall'ossidazione, estendendo tale denominazione anche ai casi in cui il rivestimento stesso non abbia colorazione imitante il bronzo.
Le armi e simili oggetti di ferro e d'acciaio si bronzano sfregandoli fortemente con cloruro d'antimonio fuso. Una sola operazione non basta; occorre ripeterla scaldando leggermente il pezzo.

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S'immerge il pezzo nello solfo fuso misto a nerofumo. La superficie, fatta sgocciolare e seccare, resiste agli acidi e può acquistare bel pulimento; ha l'aspetto del bronzo ossidato, forse dovuto alla formazione del solfuro di ferro, una specie di pirite marziale, della quale sono noti i bei riflessi metallici e la resistenza agli agenti chimici.

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Si disossidano e disgrassano i pezzi (p. es. con poltiglia di bianco di Spagna e soda); poi s'immergono in un bagno di ac. solforico diluito e si sfregano di nuovo con pomice finissima, ecc. Si espongono allora per 2 a 5 minuti ai vapori di una miscela di ac. cloridrico ed ac. nitrico in parti uguali, poi si scaldano a 300-350° sino a che si sviluppi il color bronzato.
Siccome il gas che si sviluppa dall'azione reciproca dei due acidi è perossido d'azoto (vapori nitrosi) assai venefico, occorre operare con le dovute cautele.

I pezzi raffreddati si ricoprono per sfregamento con vaselina e si scaldano una seconda volta sino a che la vaselina cominci a scomporsi. Dopo raffreddamento si spalmano ancora di vaselina. I toni che si ottengono con questo procedimento sono di un bel rosso, ed il rivestimento è inalterabile.

Aggiungendo al miscuglio dei due acidi, dell'ac. acetico, si ottengono delle belle tinte giallo di bronzo.

Tutte le gradazioni di colori, dal bruno-rosso chiaro al bruno-rosso scuro, o dal giallo-bronzo chiaro al giallo-bronzo scuro possono essere ottenute con dei miscugli variati di tali acidi. Queste colorazioni sono inalterabili anche in ambienti che contengano vapori acidi.

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Per bronzare un revolver, si pulisca prima bene a lucido. Si prenda poi una cassetta di lamierino di ferro, si riempia di carbone di legna e si metta sopra il fuoco fino a tanto che il carbone sia ben acceso. Si rimescoli il carbone e vi si introduca nel mezzo il revolver acciò abbia tanto calore sotto quanto sopra Si abbia pronta della calce polverizzata, un pezzo di stoppa o cotore ed una tanaglia mantenuta nel fuoco. Si tolga colla tanaglia il revolver ogni 10 minuti dalla cassetta e con sollecitudine si strofini colla stoppa e colla polvere di calce, rimettendolo poi di nuovo nella cassetta Si eviti che la temp. s'innalzi eccessivamente.

Il revolver in breve tempo acquisterà una bella tinta porporina e poi una tinta azzurro-chiaro assai bella.

Si ripeta però l'operazione diverse volte perchè la prima colorazione azzurra ottenuta non è solida. Quando sia freddo si, unga d'olio.

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Si strofina l'acciaio con una piccola quantità di soluz. concentrata di soda; si lava all'acqua calda; si stropiccia con soluz. di cloruro di ferro al 7 %. Dopo essiccato si stropiccia ancora con soluz. di ac. pirogallico al 5 %. Si fa essiccare e si lucida con spazzola.

Azzurro
Si ottiene colorazione azzurra bagnando i pezzi, ben detersi, con ac. nitrico diluito al 10 %. Si lavano in acqua tiepida e quando sono asciutti si ungono con olio di lino.

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Immersione in una soluz. di:

ferrorocianuro di potassa p. 1 - Cloruro di ferro 1 - Acqua 400.

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Gli oggetti minuti in acciaio si fanno scaldare fra la cenere di carbone di legna, alla temp. di 300°. Si esaminano di tanto in tanto e si estraggono rapidamente appena, esponendoli all'aria, si veda che abbiano assunto la colorazione desiderata.

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Per dare il colore azzurro bruno d'acciaio alla testa delle viti, si ungono, dopo averle ben pulite, con pochissimo olio, e quindi si scaldano alla fiamma ossidante d'un becco Bunsen.

Colorazione imitante l'argento
Digrassata con cura la superficie del ferro si bagna con questa soluz.:

Cloruro d'autimonio gr. 40
Anidride arseniosa in pol. 10 - Ferro-ematite in polv. 6 - Alcool a 90° litri 1
che si sarà ottenuta scaldando debolmente, a b. m., per una mezz'ora. La spalmatura del ferro si farà con tampone di ovatta. Si otterrà un precipitato di arsenico e antimonio, sulla superficie del ferro, assai bianco.

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Nero

Si fanno bollire insieme 10 p. di olio di trementina e 1 di solfo. Si copre il metallo con un leggero strato di tale liquido, indi lo si espone alla fiamma di una lampada a spirito.

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In una certa quantità di ess. di trementina si versa goccia a goccia dell'ac. solforico, rimescolando continuamente fino a che non si formi più precipitato. Si getta allora il tutto nell'acqua, si agita, si decanta e si rinnova la lavatura del precipitato, fino a che la carta azzurra di tornasole immersa nell'acqua non si arrossi più. I1 precipitato sarà così spogliato di tutto l'acido e, dopo averlo fatto sgocciolare su di una tela, sarà pronto per l'uso.

Se ne riveste il metallo e si fa bruciare nel fuoco. Se s'incontrasse difficoltà nello stenderlo si può diluirlo con un poco di trementina. Si sfrega quindi il metallo con uno straccio di lana unto d'olio di lino, fino a che la superficie apparisca d'un bel nero lucente.

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Alla seguente soluz.:

Cloruro di bismuto 20 - Bicloruro di mercurio 20
Cloruro di rame 10 - Ac. cloridrico 60 - Alcool 50 - Acqua 500
si aggiunge della fucsina in quantità sufficiente per mascherarne il colore. Si stende la soluz. col pennello o vi si immerge l'oggetto ben pulito e sgrassato. Si lascia seccare, quindi si passa all'acqua bollente per mezz'ora. Si ripete l'operazione fino ad ottenere la colorazione voluta. Poi si passa l'oggetto al bagno d'olio e si scalda al fuoco dopo averlo spalmato di uno strato d'olio.

Questo procedimento è adatto per armi di lusso, foderi di sciabole, ecc. Nell'oreficeria serve per scatole di orologi, medaglioni, braccialetti, ecc.

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Piccoli oggetti - Immersione in un bagno di cloruro ferrico reso acido con aggiunta di ac. cloridrico. Lavatura in acqua bollente. Spalmatura con olio.

Nero-mat
S'immerge il pezzo, ben deterso, in questa soluzione:

Cloruro di mercurio 2 - di rame 1 - Ac. cloridrico 6 - Alcool 5 - Acqua 50.
Si può anche applicare la soluz. a spazzola, ripetendo se occorre. Si lava poi con acqua calda.

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Colorazioni diverse
Col selenito di rame. Il ferro precipita il rame ed il selenio dai loro sali. Immerso in una soluzione di selenito di rame acidulata con alcune gocce d'acido nitrico, precipita questi due metalli sotto forma d'uno strato fangoso nero, poco aderente.

Ma se si lava l'oggetto con acqua, poi con alcool e lo si fa seccare rapidamente sopra un becco a gas, il deposito diviene aderente. Sfregato con un cencio, tale deposito diviene nero-azzurro o nero lucente secondo la composizione del bagno.

Il selenito di rame è un sale verde pistacchio insolubile nell'acqua, e poco solubile nell'acqua acidulata con acido nitrico o solforico. È preferibile mescolare una soluz. di solfato di rame ad una di ac. selenioso e acidulare con ac. nitrico per impedire la precipitazione del selenito di rame.

Questo procedimento, di Malherbe, è assai comodo per colorare in nero od in azzurro i piccoli oggetti di ferro o d'acciaio (penne da scrivere, sfere da orologio, piccoli pezzi d'armi, ecc.). Riesce meno bene per i pezzi di ghisa. D'altronde, il prezzo elevato dell'acido selenioso riesce d'ostacolo al suo uso per la colorazione di grandi superfici metalliche.

I bagni s'impoveriscono assai rapidamente di selenio, perchè si deposita del selenito di ferro, giallo, insolubile.

Nero-brillante

Acido selenioso 6 - Solfato di rame 10 - Acqua 1000 - Acido nitrico 4 a 6.

Nero-azzurro

Acido selenioso 10 - Solfato di rame 10 - Acqua 1000 - Acido nitrico 4 a 6.
Immergendo il pezzo per tempo brevissimo si ottengono alla sua superficie le colorazioni seguenti: giallo, rosa, porpora, violetto, azzurro.

Grigio
Si applica, a pennello, sui pezzi scaldati una soluz. di:

Nitrato di rame 7 - Alcool 3
indi si procede al riscaldamento. Si forma una patina d'ossido nero di rame che, stropicciata, lascia una tinta grigia.

Color cioccolato
Mettere il pezzo sotto una campana di cartone o plastica, o dentro ad una scatola, assieme a due scodellini contenenti uno acido cloridrico non troppo diluito e l'altro ammoniaca. Si formano dei fumi di cloruro di ammonio che in alcune ore ossidano con una ruggine sottilissima ed uniforme il pezzo. Ingrassare bene il pezzo. Si ottiene una superficie che imita bene l'ossidazione naturale del ferro antico.

Damascatura
Per damascare ad es. una lama, bisogna, quando è fucinata, lasciarla raffreddare lentamente in modo che il carbone vi si ripartisca inegualmente. Poi, prima di temperarla, immergerla in un acido capace di sciogliere il ferro alla superficie (ac. nitrico); il carbonio messo allo scoperto forma delle vene più o meno grigie secondo che è più o meno abbondante.

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A pelle di trota - Questo genere di damascatura che imita le macchiettature della pelle delle trote, è assai usata per canne da fucile.
Si fanno sciogliere 60 gr. di solfato di rame in un litro d'acqua calda e quando la soluz. è fredda vi si aggiungono 15 gr. d'acido nitrico e altrettanto d'ac. cloridrico, 30 d'alcool e altrettanto di soluzione diluita di cloruro di ferro.

Si applica questo liquido sul metallo, mediante pennello duro; quando si è ottenuto l'effetto desiderato - il che richiede circa 24 ore - si sfrega il metallo con una spazzola metallica, si lucida con legno duro. Volendo si vernicia con vernice alla gommalacca.



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Sii realista, tenta l'impossibile
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MessaggioInviato: giovedì 24 settembre 2009, 14:18 
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Ottima e sovrabbondante trattazione.

Ma le boccettine "magiche" che vendono nelle armerie (italiane o statunitensi) di solito in pochi secondi raggiungono lo scopo.

Io ho provato quella per la (falsa) brunitura in grigio/nero e funziona molto bene.

Quella per bluire la ho cercata ma poi ho evitato di farmela spedire dagli Usa perchè, a differenza della brunitura, di solito si bluiscono piccole parti, ed è molto agevole raggiungere termicamente buoni risultati.

Brunire termicamente in modo omogeneo la cassa di un orologio da tasca, invece, non è agevole per niente e richiede discreta esperienza. Allora uso il brunitore a freddo.


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