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Orologi russi in USA (fine anni '80) - La storia
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MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 12:54 
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Riporto qui una conversazione avuta con il sig. Corrado Ricciardi, responsabile della distribuzione degli orologi Boctok e Raketa in USA verso la fine degli anni '80. Un racconto molto interessante. Buona lettura!

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Io ero negli Stati Uniti dal 1981 dove prima mi sono occupato della Filiale Usa della Robe di Kappa e poi, dopo le Olimpiadi di Los Angeles, nell’1984 mi trasferii a New York dove ho fondato 2 società che si occupavano di coordinare la produzione (principalmente abbigliamento ed accessori) per società Americane in Italia e per Società Italiane in Usa per conto sia dei grandi Gruppi di acquisto dei department Stores Americani che per Brand Italiani, creando un sistema di counter trade industriale.


All’inizio del 1989 degli amici Torinesi (mia origine) dell’agenzia Armando Testa, mi segnalarono l’esplosine del fenomeno “orologi Russi” in Italia e dopo alcuni confronti sulla possibilità di valutarne la distribuzione per il territorio Americano, viste le nostre entrature con i Grandi Magazzini Usa, facemmo un’incontro preliminare in Milano, con i sig.ri Occhipinti e Airoldi, che hai tempi avevano come Mirabilia la distribuzione di Paketa per il territorio Europeo.

La Visio, che era la detentrice dell’importazione dei vari marchi Russi, e che aveva anche registrato parecchi marchi al di fuori dell’Unione Sovietica stessa, aveva appunto concesso a Mirabilia la distribuzione continentale di Paketa e a Time Trend aveva concesso quella per Boctok.

Originariamente era stato fatto un lavoro iniziale in comune tra le 3 società nel creare tutto il marketing, packaging e le eventuali lavorazioni in Italia.

Decidemmo pertanto di fondare una società separata, appunto Time Exchange, che avrebbe dovuto occuparsi della distribuzione sia degli orologi che degli accessori e l’abbigliamento che erano stati sviluppati da Visio. Poi per logistica e per non pagare doppi dazi (Russia-Italia-Usa), il prodotto ci arrivava direttamente in triangolazione dalla Russia. Una delle problematiche iniziali era che la marchiatura in cirillico del “Caerano CCCP” non veniva accettata dalla dogana americana e pertanto dovemmo far creare una marchiatura apposita “Made in Urss” per poter distribuire il prodotto.

Io ero il Ceo e azionista di maggioranza di Time Exchange e gli altri soci erano americani. La Visio non aveva alcuna partecipazione nella società.
Una volta organizzata la rete vendita e contattati i vari buyer specializzati, creammo con l’Armando Testa Usa una campagna mirata e studiata per il mercato americano, che fù poi anche premiata per il “messaggio” culturale dalla stampa Usa. La curiosità era alta , ma si capiva che una volta decaduto il momento “fashion” i giochi sarebbero stati possibili solo se c’erano delle alleanze distributive forti che avessero messo assieme interessi Usa e Russi.

Vista la nostra attitudine al counter trade ci attivammo subito e, forte del momento di apertura dei rapporti Usa-Urss , ed in contemporanea alla caduta del muro di Berlino, fummo invitati a prendere parte alla prima Mostra commerciale di prodotti Usa per il mercato Russo che doveva svolgersi a Mosca.

Il prodotto Usa che presentavamo ai Russi era la tipica immagine americana = James Dean con il “Chiodo” (giubbotto di pelle) ed i Blue jeans con occhiali.

La mostra era aperta solo alle prime 100 aziende Usa ed il nostro stand era letteralmente circondato dagli stand della GM, Philip Morris, Pepsi e Levis, ma riuscimmo ad attirare l’attenzione su di noi mettendo un solo manichino di James Dean (vestito come sopra) scattando Polaroid ai visitatori della mostra.

Fu un successo incredibile. Avevamo la coda di persone che si presentava anche con bambini e fidanzate per farsi fare le foto, compresi militari Russi che si facevano fotografare con la bandiera Usa !!
Quando arrivò Gorbachiov ad inaugurare la mostra volle capire cosa succedeva al nostro stand dalla confusione che si era creata !

Parallelamente durante la permanenza a Mosca mi incontrai con i vertici di Boctok e andai anche a visitare la fabbrica Paketa, con logistiche di viaggio da “Doctor Zivago” !!! In quell’occasione ebbi la conferma dei giochi di trading che avremmo dovuto intraprendere, e che avevo già imbastito in America, per sopravvivere al dopo “momento fashion” dell’attenzione sugli orologi Russi.

I quegli anni le aziende Usa che operavano in Russia avevano dei grossi problemi a far rientrare gli utili in patria, visto che il rublo non aveva valore internazionale, e pertanto cercavano prodotti che fossero appetibili a clienti Usa per convertirli in moneta locale (dollari).

Mi incontrai a New York con il capo della Pepsico Trading, che hai tempi con la loro catena “Pizza Hut” era uno dei competitor di Mc Donalds in Russia e subito furono interessati alla potenziale alleanza (loro in quel momento importavano principalmente navi e alluminio dalla Russia) su prodotti più di largo consumo.

Parallelamente contattai la Bulova per attivare l’alleanza commerciale di un’azienda che aveva una penetrazione forte e stabile sul mercato Usa.

Tutto questo lavoro andò avanti per tutto il 1990 e la mostra a Mosca ne aveva confermato originariamente la fattibilità. Ma all’inizio del 1991 ci fù la prima grande crisi finanziaria di Wall street causata dalla prima grande ondata di merger e acquisizioni avvenute durante gli anni 1989 e 1990 e che riguardavano proprio il sistema dei Department Stores Usa.

Tutto crollò come un castello di sabbia, lasciandoci con le sole briciole e le memorie di momenti storici, senza farci neanche partire con il progetto a tre di Pepsi-Bulova e Time Exchange. In contemporanea gli stessi problemi ci toccarono anche sul nostro business di base (trading di abbigliamento) e pertanto fummo costretti a chiudere tutte le società e ripartire con altro business che ci riportò in Italia.

Spero con questo breve riassunto, in effetti potrei continuare e scriverci un libro, di aver dato senso alla storia degli oggetti in mio possesso.

Corrado Ricciardi

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MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 17:02 
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Iscritto il: mercoledì 16 febbraio 2011, 2:10
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Grazie mille per il contributo ad entrambi.
Grazie ancora, anche questa è storia.


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Molto interessante!
MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 17:28 
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Iscritto il: lunedì 24 febbraio 2014, 17:26
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Descrive appieno la complessità del periodo, l'avventurosità di fare affari nella Russia di quegli anni e lascia un po di amaro in bocca, per le occasioni perdute di integrazione industriale, che avrebbero potuto diversamente sostenere le immense realtà produttive Sovietiche, accompagnandole fuori del guado.

Si scelse invece di "risolvere la transizione in un anno, come una carica di cavalleria" con personalità economiche come Gajdar, Cubajs.....

A quanto so in Russia Cubajs è ancora usato come improperio!

Bel racconto, interessante, grazie!

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MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 18:40 
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FinestraWeb ha scritto:
Grazie mille per il contributo ad entrambi.
Grazie ancora, anche questa è storia.


Toh, e io che pensavo di peccare di ipocrisia. Grazie.


Ultima modifica di michele75 il venerdì 28 febbraio 2014, 18:59, modificato 1 volta in totale.

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Re: Molto interessante!
MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 18:44 
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S.P.K. ha scritto:
Descrive appieno la complessità del periodo, l'avventurosità di fare affari nella Russia di quegli anni e lascia un po di amaro in bocca, per le occasioni perdute di integrazione industriale, che avrebbero potuto diversamente sostenere le immense realtà produttive Sovietiche, accompagnandole fuori del guado.

Si scelse invece di "risolvere la transizione in un anno, come una carica di cavalleria" con personalità economiche come Gajdar, Cubajs.....

A quanto so in Russia Cubajs è ancora usato come improperio!

Bel racconto, interessante, grazie!


Ricordo, erano personalità odiate dalla maggioranza della popolazione, che nel giro di pochi anni si ritrovò scaraventata nel caos...ci sarebbero interessanti paralleli con la situazione nostrana odierna...ma andremmo off topic. Grazie mille comunque!


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Eh.....
MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 18:46 
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Iscritto il: lunedì 24 febbraio 2014, 17:26
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Era quello che pensavo anche io, purtroppo.

Speriamo di sbagliarci, vah!

ciao ciao.

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MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 21:05 
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mille grazie per il racconto.......complimenti


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MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 22:01 
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Che dire...un racconto decisamente interessante, a conferma del fatto che l'orologeria sovietica ha avuto indubbiamente una lunga e bella storia storia che purtroppo è finita tempo fa'. :sad:

Un saluto a tutti i russofili! :grin:

Ciao :hallo:

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Andrea


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MessaggioInviato: venerdì 28 febbraio 2014, 23:46 
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Iscritto il: martedì 22 giugno 2010, 3:44
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Posso confermare quanto riportato da Michele perché con Ricciardi ci siamo scritti e sentiti varie volte da alcuni mesi. Essendo email e conversazioni private non ho mai riportato il contenuto per ovvie ragioni, ma il racconto è quello.

Ho avuto modo di conoscere Ricciardi del tutto casualmente su Internet dove era presente con un nickname, ma al primo email si firmava con nome e cognome e.... mi si accese un lampadina nella capa :D si trattava di un articolo del Settembre 1989 sul New York Times, uno dei tanti che ho in archivio:

"RUSSIANS tell time on watches that look considerably different from those made in the United States. Now, eight different styles of Russian watches are being imported by the Time Exchange in Manhattan.
They are made by Russia's oldest clock and watch manufacturer, founded in 1721, and the importer is transliterating its name as Paketa (pronounced RAH-kyet-uh).
The most graphic is the Zero watch (about $170), left. ''It was designed in the early 1950's and reflected the very square, bold lettering of the Russian Impressionists during the 1930's,'' said Corrado Ricciardi, the chief executive officer of the Time Exchange.
There is also a 24-hour military watch (about $170), far left. The watches are available at Bergdorf Goodman, Bloomingdale's, Charivari, Macy's and Saks Fifth Avenue.
"

Era quindi documentabile che nel 1989 esisteva un Corrado Ricciardi "chief executive officer" di Time Exchange.
Poiché Internet pullula di mitomani e marpioni, all'inizio mi sono tenuto la cosa per me per vedere se quanto mi andava raccontando fosse coerente con quanto già sapevo e potevo verificare (nomi, aziende , eventi) inserendo appunto altri nomi di persone che avevano avuto le mani in pasta.

C'è voluto molto poco per vedere che i conti tornavano.
Più volte Ricciardi mi ha accennato della sua idea di scrivere un libro di ricordi. Spero proprio che lo faccia. Può essere una buona occasione per conoscere meglio una storia personale e imprenditoriale che va ben oltre, prima e dopo, le vicende degli orologi russi.


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MessaggioInviato: sabato 1 marzo 2014, 11:16 
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mchap ha scritto:
Posso confermare quanto riportato da Michele perché con Ricciardi ci siamo scritti e sentiti varie volte da alcuni mesi. Essendo email e conversazioni private non ho mai riportato il contenuto per ovvie ragioni, ma il racconto è quello.


Anch'io ho "incontrato" virtualmente il sig. Ricciardi per puro caso, ho visto un annuncio di vendita di orologi russi, e dopo averlo contattato mi ha raccontato del suo ruolo nell'export USA. Gli ho chiesto di fare un sunto e lui gentilmente ha approvato, consentendone la pubblicazione, anche se a causa di rispettivi impegni le cose si sono dilungate. Fra l'altro ha anche in vendita vari orologi interessanti.
Chiaramente dalle discussioni con Mchap possono uscire altri particolari utili, soprattutto per quanto riguarda l' "italianizzazione" di alcuni modelli con quadranti o movimenti diversi.

Penso di tradurre il racconto e di metterlo su Watchuseek, anche se vedrò di usare il traduttore automatico e di fare un minimo di correzioni, purtroppo non posso tradurlo tutto, il mio inglese è quello che è, e mi manca il tempo.


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