lelio83 ha scritto:
Scusate l'ot, ma alla fine sulla luna c'è stato lo speedmaster o il bulova accutron???
Lo Speedmaster contraddistinto dal Nasa S/N 043 risulta essere quello consegnato ad Aldrin durante la missione Apollo 11.
Sappiamo con certezza che il primo Speedmaster a sbarcare sulla Luna fu quello di Aldrin poichè Armstrong fu costretto a lasciare il proprio a bordo per questioni di sicurezza: il segnatempo -di marca Bulova- del Modulo Lunare si era infatti guastato ed il suo Speedmaster rimase sul L.M. come eventuale riserva per il viaggio di ritorno sino al Modulo di Comando dove in orbita circumlunare gli attendeva Collins.
Nel 1971 Aldrin inviò il cronografo allo Smithsonian Institute per una mostra insieme ad altri effetti personali dallo stesso posseduti, ma durante il trasporto dalla Nasa del materiale l'orologio venne sottratto insieme a numerose medaglie commemorative.
In seguito a questa sparizione il “General Accounting Office” della Nasa, con una decisione osteggiata dagli astronauti, ordinò la restituzione di tutti i cronografi utilizzati durante le missioni spaziali.
Nel corso degli anni si sono succedute numerose segnalazioni relative al ritrovamento del prezioso orologio che però si sono rivelate false e che hanno contribuito ad alimentare il mistero intorno al cronografo scomparso.
Dopo oltre 34 anni, agli inizi del 2003, Stephen Morely, un uomo d'affari in pensione residente in California ha ufficialmente dichiarato di possedere da oltre un decennio quello specifico cronografo.
Pur non essendo un collezionista, Morley nel 1991 notò un annuncio nella rubrica di compravendite di un quotidiano locale e relativo ad un cronografo Omega Speedmaster.
Come dallo stesso confermato nel corso di un’intervista, al momento dell'acquisto -avvenuto per la somma di 175 $- il venditore (sembra uno studente di college di San Diego), dichiarò al nuovo proprietario che l' orologio fu rinvenuto agli inizi degli anni ‘70 da suo padre sulla spiaggia vicino a Santa Barbara in California.
Una volta acquistatolo, Morely indossò il cronografo per circa due anni apprezzandone la buona precisione nonostante i graffi che ne denotavano un precedente uso quantomeno disinvolto.
Pur se perfettamente funzionante, l’orologio non era certamente in perfette condizioni: lo speciale cinturino in Velcro che un tempo assicurava il cronografo al polso della tuta spaziale era andato perduto, mentre la cassa riportava numerosi graffi e scalfitture.
Dopo alcuni anni, in seguito alla proposta di acquisto per 1.000 $ da parte di un collezionista, Morely decise di effettuare un controllo svitando il fondello e trovando il nr. “43” inciso al suo interno, proprio il numero seriale che in seguito è risultato essere stato assegnato all’ orologio di Aldrin.
Deciso ad andare a fondo alla questione contattò allora lo Smithsonian Institute dove la sua supposizione non venne ignorata ma dove non trovò una grande collaborazione. Tentò allora di spingere l’ Amministrazione USA a rilasciargli dettagli circa l’ orologio di Aldrin appellandosi al “Freedom of Information Act” ma tutte le richieste non ebbero esito in quanto gli fu risposto che tutti i documenti ufficiali erano andati perduti.
Della storia si è occupata addirittura l’FBI.
Dopo anni nei quali ha tentato senza successo di avere informazioni dal Governo, nell’ aprile del 2003 Morely decise di rivolgersi ad un avvocato, con l’ intento di legittimare la proprietà del cronografo dichiarando nel contempo di custodirlo in un luogo segreto e sicuro.
Secondo la tesi di Morely, Aldrin smarrì l’orologio sulla spiaggia mentre stava assistendo al lancio dell’ Apollo 15 e che Aldrin erroneamente inviò allo Smithsonian un altro orologio che gli fu consegnato dalla Nasa, teoria contrastata dai legali di Aldrin e non confutabile.
Secondo la stampa statunitense, indagando presso gli archivi storici dell' Omega Morley scoprì che si trattava dello stesso modello fornito per la missione Apollo 11, ovvero proprio quello che recava inciso il nr. seriale della Nasa "043" e risultante dalla stessa affidato ad Aldrin per la storica missione.
Se fosse stato confermato, secondo il legale di Morely l’orologio avrebbe potuto valere tra i due ed i quattro milioni di dollari, valore ben più alto di quanto pagato dal suo cliente al momento dell’acquisto.
La notizia creò immediatamente il problema della effettiva proprietà del cronografo in quanto la Nasa sosteneva che l' orologio risultava di proprietà del Governo degli Stati Uniti, Aldrin riteneva di considerarlo di propria pertinenza mentre Morely, pur riconoscendo i diritti delle altre due parti in causa, sosteneva che egli avrebbe dovuto essere considerato almeno comproprietario per un terzo.
La complessa questione è stata sottoposta da Morely al Giudice della Corte Federale californiana di San Diego nel tentativo di dirimere il contenzioso.
Di seguito viene pubblicata il testo della causa intentata da Morely presso la Corte Superiore della California contro gli Stati Uniti d’ America e Buzz Aldrin in difesa della legittimità proprietà del primo “Moonwatch”:
Nelle carte processuali sarebbe in seguito risultata l’affermazione del Governo degli Stati Uniti che vi era un’alta possibilità che lo Speedmaster di Morley potesse essere il famoso S/N 43.
Ancora poche settimane prima della sentenza finale il suo avvocato, Richard Van Dyke, affermò che fino a quel momento la posizione dell’amministazione U.S. non poteva considerarsi come l’ultima parola sulla vicenda anche se ammetteva che stava diventando veramente difficile concludere se questo era l’orologio.
A suo dire “lo Smithsonian Institution (gestore del National Air & Space Museum di Washington) avrebbe dovuto avere I documenti necessari ad autenticare il cronografo ma che era in grado di farli mergere.” , così come “non c’è modo per noi di sapere quali incisioni sono supposte essere su questo specifico orologio” concludendo che “la custodia dei manufatti spaziali è stata affidata ai soggetti sbagliati”.
Ma dopo oltre un’anno l’ “Union Tribune” del 19 Giugno 2004 rende nota la chiusura ufficiale del caso: la Nasa ha infatti concluso che lo Speedmaster di Morley non è risultato essere quello accreditato all’astronauta Aldrin durante la missione Apollo 11.
"Dopo lunghe indagini, che hanno compreso la deposizione di un impiegato vecchio della NASA a suo tempo impegnato nel programma Apollo 11 sia Aldrin che il Governo degli Stati Uniti hanno concluso che l’orologio in esame non è quello utilizzato da Adrin durante la missione Apollo 11 e che quindi non hanno interesse nello stesso.
L’assistente Procuratore di Stato Robert Plaxico chiese al giudice federale di considerare chiusa la causa con la seguente motivazione:
Dopo lunghe indagini, che hanno compreso la deposizione di un impiegato in pensione della NASA a suo tempo impegnato nel programma Apollo 11, sia Aldrin che il Governo degli Stati Uniti hanno concluso che l’orologio in esame non è quello utilizzato da Adrin durante la missione Apollo 11 e che quindi non hanno interesse nello stesso.”
Da parte sua, preso atto della sentenza del giudice, Morley rinunciò ad andare avanti nella controversia che lo ha opposto all’Amministrazione USA e ad Aldrin.
Fonte Speedmaster.it