Carissimo Cristian

Questo gioco a Bastian contrario,può essere interessante,vediamo dove ci conduce.
Certo non è facile gestirlo.
Ma con buona volontà,visto che l’intento è dare informazione,cercheremo ovviamente di dimenticare l’alterazione emotiva.
Mettendoci di buzzo buono,perché questo è un impegno non da ridere.
Serve fare premessa.
I libri sono limitati,seppure cosa eccezionale,perché formulano un concetto,che salvo dove questo esprime chiaramente una unità di misura,,cozzano poi contro le esperienze di ogniuno.
Nel senso che dipende dalla fantasia individuale l’interpretazione che se ne dà.
La prova la abbiamo quando un regista porta sullo schermo un romanzo,il quale raramente centra la moltitudine di emozioni che invece dà il racconto letto.Per questo mi aggancio alla splendida battuta delle bretelle di Jch.
Se fosse facile scrivere,e dal libro noi potessimo ricavare tutto cascherebbe la sola idea di tenere una scuola aperta.
Soprattutto in arte e mestieri.
Io sono chiaramente in conflitto con quanto asserito da Davide,penso che chiunque legga queste righe non possa non notarlo.
Ora questo vuole essere un conflitto di opinioni per raggiungere una maggiore chiarezza,visto la difficoltà che dà lo scrivere
Ricordando che io ci lavoro,su questo da anni,Davide ci gioca da uno.
Per cui la pesantezza di opinione sia giustamente valutata.
Tolta la premessa veniamo al sodo.
Andiamo per gradi.
Tenere il bulino tra le mani,è cosa da imparare,perché non c’è una sola posizione,ma molte in funzione di cosa faccio.,o devo fare.
Provo a fare esempio
Vediamo dalla fotografia di Cristian il dito che abbraccia il bulino,ed addirittura và sotto al pezzo in lavorazione.
Penso personalmente che la cosa sia da evitare,le dita di appoggio sono da intendersi sui lati,del poggia bulino,o ci troveremo in difficoltà anche quando dovendo fare particolari sempre piccoli ,ma ad esempio su una platina,vedi modifica di un castone o sede di una ruota,ci sbucciamo come minimo le nocche,quindi conviene prendere posizione diversa.
Poi tu Cristian sei mancino e in questo mi spiazzi totalmente.
Diventa maggiormente inutile una mia fotografia.
Ragioniamo sullo scopo:
Devi tenere saldo il bulino,in contemporanea riuscire a farlo scorrere in modo controllato sul fianco del pezzo.
Io faccio così,ma non è legge,provate come vi trovate meglio.
Essendo destro,impugno il bulino,come una penna,per scrivere,esattamente allo stesso modo,o come se usassi un raschietto da china.
Quindi uso il pollice l’indice il medio,l’utensile fermi sul bulino,il manico che è un codolo nel qual caso,poggerà sulla mano tra il pollice e
L’indice.
Mentre la sinistra la uso da guida è indipendente,la punta del pollice è sul piano del poggia bulino,contro il bulino,la nocca dell’indice che è piagato (mano sinistra) contro la struttura del poggia bulino.
In questo modo,come per disegnare,tornisco il metallo,la mano destra esegue l’operazione,contro il pollice della sinistra che fa da guida.
Con le mani impegnate non so come farmi fotografia,appena riesco la posto.
Questa è la mia normale posizione di lavoro,diversa da quando taglio,lucido o altro.
Per fare questo è ESSENZIALE che il bulino poggi in piano,o è semplicemente impossibile tornire,con una bilancia che và su e giù
Se proverai me ne darai atto.
Questa posizione,la mantengo sia in avanzamento che in ritorno,sia in tangente che in longitudinale,girando il bulino,quando eseguo la figura contraria ed a specchio.
Se riesco mi farò fare fotografia,perché a scriverlo e a leggerlo ci vuole un quarto d’ora a vederlo un attimo.
Poi veniamo alla tornitura.
Perché insisto nel guardare il truciolo??
Perché è testimone di cosa togli.
In barba a quanto affermato da Davide. Non mi pare di avere detto che devi fare un lungo truciolo,e giocare a fare la pelata il più lungo possibile,mi sembra di avere detto che devi mantenere lo spessore il più uniforme possibile.
L’ottone è bastardo,ma ti insegna.
Faccio esempio,se farai un foro con il trapano a colonna,e non affili una punta apposta,ma fai come faccio io che se non faccio serie mantengo una sola affilatura,sia che sia acciaio o che sia bronzo,rame o alluminio.ho come conseguenza il dovere di una attenzione terribile,perché devo tenere fermo il pezzo e non piantare la punta mentre fora,in parole povere questa cercherà di avvitarsi al pezzo e trascinarlo in alto.
Ma se io ho la gestione di questa punta ed imparo a sentire il mordere,doserò questa punta impedendo che sia lei a prendermi la mano.
Quindi un po’ spingo,un po’ la trattengo,non so se riesco a spiegarmi,fossi qui ti farei vedere,ma sei lontano.
Però forse riesco a darti idea,serve sentire questo taglio o non riesci a tornire,ecco che se impari comprendi perché nel piccolo con un bulino che diventa sproporzionato,al diametro del pezzo non riesci più ad ottenere quei trucioletti.
In quanto su questo sono d’accordo con Davide,mano mano che riduci il diametro devi correggere ,la spinta,ma devi anche capire che cambia l’angolo di incidenza,la posizione che ha il diametro del pezzo rispetto al bulino,in più la centratura sulla mezzaria,diventa sempre più critica,in quanto in proporzione il disassamento di taglio ti perdona sempre meno.
Sulla velocità casca l’asino.Noi non abbiamo un centro di lavoro,continuo a ripetere usiamo un mezzo antico.
Se gli orologiai usavano l’archetto o al massimo alcuni il pedale,non potevano raggiungere 10.000 nemmeno con il peperoncino di Soverato nel sedere.
Ma a mio avviso lavoravano con rotazioni sotto ai mille giri.
Eppure ci hanno tramandato pezzi da fare tremare,erano veramente bravi.
Quindi la chiave di tutto questo sermone continua ad essere l’affilatura e la sensibilità di lavoro.
Un altro mezzo per implementarla è usare un rombo più piccolo.una idea se hai già usato la sezione minore,tagliare con una molata la metà interna del tuo.
Spero di essere stato chiaro e capibile,oltre che noioso.
Un caro saluto
Pierino la peste