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Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
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MessaggioInviato: domenica 15 marzo 2020, 23:28 
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Questo orologio l'ho acquistato agli inizi del mio interessamento per le pendole, circa 5 anni fa, con l'idea di laccarlo di bianco e metterci un un meccanismo a quarzo per accontentare la mia amata. Era privo dell'ancora, ma la cosa non mi disturbava per il motivo suddetto, per lo stesso motivo non mi interessava se mancavano le barre sonore mentre lancette e vetro mettevo in conto di procurarle, così come un pendolo elettronico

Poi, si sa, il passare del tempo ci modifica e anche la mia compagna ha cominciato a preferire gli orologi meccanici a quelli a quarzo e giorni fa mi ha invitato a sistemarlo perchè ha una forma che lei trova molto gradevole, un "Tambour Clock", precursore del cappello di Napoleone che imperverserà negli anni 30, con linee più morbide e barocche e qualche simpatico fregio, oltre ad una finestrella ovale fornita di vetro molato che permette di vedere il pendolo in funzione.

L'orologio è in buone condizioni di conservazione salvo alcuni profondi graffi sulla faccia anteriore che sembrano causati da un cacciavite sfuggito ad un ignoto riparatore forse improvvisato e dei graffi incisi a bella posta quasi a formare due rozze lettere (forse iniziali) sul portello posteriore.

Allegato:
DSCF8929P.jpg
DSCF8929P.jpg [ 95.37 KiB | Osservato 457 volte ]


Non era mi intenzione postare questa revisione, per cui mi trovo un po' a corto di foto .

Sulla platina posteriore, come in quasi tutti gli orologi della Hamburg Amerikanische Uhrenfabrik, nota anche come Pfeilrkreuz (croce di frecce) dal logo aziendale, ci sono incisi tre numeri, in questo caso:

157 / 40 / 145

Bene, prendete nota:

il primo numero è il numero di alternanze al minuto, detto anche BPM (Beats per Minute)
il secondo numero è il numero di denti della ruota di scappamento
il terzo la lunghezza del pendolo, dalla sospensione al baricentro del pendolo stesso.

del resto sapendo i BPM potete verificare la lunghezza teorica del pendolo dalla formula

T = 2 pi radice ( L/g ) da cui approssimativamente Lunghezza pendolo in metri = 0,25 (T quadro)

il periodo T è uguale a 2 * 60 / BPM quindi nel nostro caso T = 120 / 157 = 0,764 sec. da cui L = 0,25 * 0,764 * 0,764 = 0,145 m ovvero 145 mm

Nota: anche su altri orologi tedeschi potete trovare tutti e tre o solo 2 o anche 1 solo di questi numeri ... la cosa migliore è se trovate i BPM ... l'indicazione della lunghezza del pendolo, a volte preceduta da una P, non sempre è intesa nello stesso modo, per cui a volte è inutile fino a quando non avete fatto il calcolo sui denti delle ruote.

Tra le numerose ancore di lamiera piegata in mio possesso nessuna sembrava essere adatta a quella ruota di scappamento da 40 denti e alora mi sono ricordato di avere un meccanismo della stessa marca, solo tempo, acquistato per una decina di euro che al controllo risultava marcato:

174 / 38 / 118

e infatti aveva una ruota di scappamento identica all'altra, come diametro, ma con 38 denti soli e pignone da 6 invece che da 7 ali

tutto il resto dei due movimenti era uguale identico nei denti, moduli e distanze... credo che sia una architettura tipica dalla HAU per una famiglia di movimenti molto diffusi, tra cui anche quello non marcato che ho appena revisionato nell'orologio di ottone, che così mi conferma essere quasi certamente un HAU:
ruota di centro 80 denti, ruota intermedia 72 denti con pignone a lanterna da 7 e poi ruote di scappamento diverse, ma dimensionalmente intercambiabili.

Quindi ho deciso di cannibalizzare il movimento solo tempo e usare la sua ruota di scappamento a 38 denti, con pignone da 6 ali e relativa ancora, in perfette condizioni, per completare il mio Tambour Clock, accettando lo svantaggio di un pendolo più corto di 2,5 cm che quindi necessitava di qualche artificio per restare visibile al centro della finestella.

Dall' altro orologio ho potuto prendere anche il supporto esterno dell'ancora con l'attacco per la lamina di sospensione, risparmiandomi di doverlo costruire da lamierino di ottone.

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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: lunedì 16 marzo 2020, 14:53 
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Grazie per la lezione e... aspetto il resto per continuare ad imparare sempre di più
Grazie Guido.
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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: lunedì 16 marzo 2020, 23:42 
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Ecco qualche immagine del movimento che mostra la sua tipica architettura HAU anni '20, come il sostegno dell'ancora in forma di ponti ad entrambi gli estremi. oltre ai diametri e numeri di denti di ruote e pignoni a lanterna. Persino i passi e le dimensioni di dadi e viti sono identici a quelle trovate nel precedente orologio da me revisionato, quello in fusione di ottone con movimento non marcato.

Allegato:
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P1010350P.jpg [ 136.84 KiB | Osservato 385 volte ]


Allegato:
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P1010351P.jpg [ 116.82 KiB | Osservato 385 volte ]


Allegato:
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P1010352P.jpg [ 93.41 KiB | Osservato 385 volte ]


Allegato:
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P1010353P.jpg [ 112.3 KiB | Osservato 385 volte ]


In una delle foto si vedono i tre numeri impressi: 156 / 40 / 165 che ora, a causa della sostituzione dello scappamento con quello dell' altro movimento HAU non sarebbero più corretti, perchè dovrebbero essere 174 / 38 / 118 Per questo motivo li ho molati via, come si fa con la matricole delle pistole nella malavita.

Smontare, lavare, lucidare e rimontare questo movimento non ha presentato alcuna difficoltà.

Però alcuni fori si mostravano molto ovalizzati, per cui ho inserito 2 boccole nel tempo e 3 nella suoneria. Purtroppo non ho foto di questo processo.

La suoneria a rastrello è del tipo bim-bam con una ruota a caviglie, esterna alla platina posteriore, che agisce su due leve che a loro volta muoveranno tre martelli che dovrebbero colpire tre barre sonore sul fondo della cassa. Le barre sonore però mancano e sulle prime mi aveva un po' lasciato perplesso il fatto che il supporto delle barre fosse un supporto per 5 barre sonore. Esaminando però attentamente la cassa si notano i punti di fissaggio di un diverso movimento: quindi l'insieme è uno dei tanti marriage o creature del dottor Frankenstein, dove le diverse componenti sono state adattate tra loro da un ignoto orologiaio, probabilmente in tempi nemmeno remoti, ma recentissimi. Quando sono stato in Polonia due anni fa ho trovato un venditore di orlogi vecchi che aveva un enorme garage tutto pieno di pendole inizi 900 e casse e scaffali pieni di componenti come movimenti, gong, pendoli e casse vuote, che lui poi combinava per rendere vendibili in rete o ai turisti orologi completi.

Allegato:
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P1010363P.jpg [ 68.48 KiB | Osservato 385 volte ]


La prima difficoltà in questo orologio è stata la ricostruzione del pendolo che ha richiesto diversi passaggi di "trial and error" fino ad ottenere il giusto funzionamento con i richiesti BPM ed una lente visibile al centro della finestrella. Già, perchè questa si trova tra i 12 ed i 16 cm dalla sospensione mentre il nuovo pendolo deve avere baricentro a 12 cm da essa ... troppo in alto, a meno che non vi basti vedere mezzo pendolo.

In questi orologi HAU, come negli orologi americani, la sospensione non è un elemento a se, ma è collegata in modo fisso con la prima parte del pendolo. Così ho collegato una lamina di sospensione d'acciaio ad un segmento di piattina di ottone 6mm x 1mm, mediante una rivettatura fatta con tre chiodini da modellsimo. (piattine di ottone di varie dimensioni si trovano in rete nei negozi di modellismo)

Questo segmento attraversa la forchetta e termina con un piolino a T che funge da gancio per il pendolo vero e proprio...

I primi esperimenti fatti con una vecchia lente da 130 g sono stati davvero sconsolanti: sembrava impossibile mettere in battuta l'orologio e l'oscillazione era troppo piccola con dimostrata tendenza a fermarsi. Ridurre il peso della lente non sembrava risolvere il problema, ma nemmeno dare più energia spingendo manualmente una ruota.

Ho deciso di provare una lamina meno rigida: una striscia di orpello di ottone di spessore 0,05mm invece di quella d'acciaio da 0,10 ... miracolo, improvvisamente il battito è divenuto regolare, la messa in battuta facile, ed è stato possibile aumentare la compenetrazione tra ancora e ruota di scappamento (abbassando l'ancora) con la conseguenza di un incremento notevole di ampiezza di oscillazione che è passata da 4,5° a oltre 9°

In foto il segmento di pendolo con la lamina di orpello fermata tra due lamierini di ottone con tre chiodini da modellismo navale ribattuti. Si nota anche come alla ruota a caviglie manchi una caviglia, che dovrò aggiungere. L'operazione sarà facile dato che la ruota è bloccata con un grano e può essere tolta con facilità ... inoltre il grano permette di posizionarla in modo che, con suoneria ferma, le leve dei martelli non siano ingaggiate.

Allegato:
P1010365P.jpg
P1010365P.jpg [ 116.02 KiB | Osservato 385 volte ]


più difficile sarà allungare un po' la leva del primo martello che è visibilmente troppo corta e non ingaggia bene le caviglie della ruota.

La mia spiegazione del miracolo ottenuto con il cambio di lamina è la seguente:

lo spostamento della lente del pendolo finisce quando l'energia impressa (dalla ruota di scappamento) si trasforma in energia potenziale (in quanto il baricentro della lente si sposta più in alto contro la gravità) e in deformazione elastica della sospensione. La gravità è costante, ma la resistenza opposta dalla lamina di sospensione cresce con l'angolo di spostamento. Affinchè il meccanismo rimanga in movimento occorre che l'energia trasmessa dalla ruota di scappamento sia sufficiente almeno a superare l'angolo di caduta e l'angolo di impulso, che in questo tipo di scappamento, dipende anche dalla compenetrazione tra leve e denti della ruota. La molla di sospensione, in pratica, riduce l'angolo di oscillazione, è una specie di freno dinamico e se è scelta bene compensa in parte la variazione di periodo del pendolo dovuta al famoso "errore circolare", in quanto rende più piccole e rapide le oscillazione più ampie che altrimenti avrebbe periodo maggiore.

Però con una molla troppo rigida l'energia disponibile viene assorbita troppo presto dalla sua deformazione e per tenere in movimento il pendolo si è costretti a ridurre l'angolo di impulso allontanando l'ancora. Il risultato è una oscillazione piccola e molto irregolare, perchè ogni diversità da dente a dente si ripercuote subito sul movimento del pendolo che è sempre in procinto di fermarsi. Con una lamina più flessibile, la stessa energia porterà il pendolo più lontano, la leva entrerà a fondo tra i denti creando un visibile rinculo della ruota. Questo angolo di oscillazione supplementare garantisce un movimento fluido e regolare e minimizza le differenze di battuta tra dente e dente.

Quindi se nel mio post precedente avevo cercato di spiegarmi perchè il peso della lente di solito cresce con la lunghezza del pendolo, ora mi appare chiaro che la rigidità della molla di sospensione deve anche essa essere proporzionale alla lunghezza del pendolo. I pendoli lunghi sono progettati per angoli di oscillazione decisamente più piccoli di quelli corti, quindi velocità basse e possono accettare lenti pesanti e sospensioni rigide ... i pendoli corti, viceversa hanno angoli di oscillazione molto maggiori e richiedono pesi limitati e sospensioni molto sottili per evitare che esse fermino l'orologio.

Esempio: 1 - pendola da muro con estremità pendolo di 60 cm, tipicamente 4cm di ampiezza di oscillazione pari a 3,8°
2 - questo orologio: estremità pendolo 14 cm ampiezza di oscillazione 2,5 cm pari a 10°

La presenza di un angolo supplementare di oscillazione, oltre quello strettamente necessario per liberare il dente della ruota, è indispensabile per un funzionamento affidabile dell' orologio che altrimenti marcerebbe sempre in condizioni critiche pronto a fermarsi per qualunque irregolarità o disturbo del suo moto.

Mi scuso per questa trattazione forse anche un po' caotica ... non è fatta per stupire, ma per cercare di spiegare certe correlazioni a me per primo e uso lo strumento del post per chiarirmi le idee .

Nel prossimo parlerò della regolazione della lunghezza del pendolo e del giusto BPM

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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: martedì 17 marzo 2020, 0:04 
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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
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[/evidenziato]da guido k Nel prossimo parlerò della regolazione della lunghezza del pendolo e del giusto BPM[evidenziato]

questo argomento e' di molto gradimento per me , che sto facendo prove tecniche sul mio regolatore ......................
attendo fiducioso .............. °°contix °°contix

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odio i cucu' .........ma ne ho appena acquistati due..........tie'


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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: martedì 17 marzo 2020, 16:52 
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Il pendolo che avevo progettato si basava su una borchia ornamentale di ottone a forma di fiore che anni fa avevo fatto dorare pensando di usarla come pendolo per una viennese. LA borchio approssimativmente circolare è sottilissima e pesa forse 10 grammi.

Ad essa avrei fissato il pendolo vero e proprio costituito da due fette di tubo d'ottone da 25mm riempito di piombo fuso, spesse 4mm del peso di 28 grammi ciascuna, unite da una vite.

Uno delle due facce pesanti di cui sopra sarebbe stata fissata alla borchia, ma in posizione eccentrica, molto in alto, mediante saldatura o, come poi ho fatto, con colla bicomponente.

L'asta del pendolo ricavata dalla solita piattina 6 x 1 mm con una fresatura al centro per il passaggio della vite che permettesse anche la regolazione di lunghezza.

Allegato:
pendolo1P.jpg
pendolo1P.jpg [ 54.17 KiB | Osservato 331 volte ]


Il dimensionamento del pendolo era stato basato sulle prime prove, con la sospensione rigida ... quando però ho optato per la sospensione sottile e non rigida, l'ampiezza di oscillazione è cresciuta e la sua frequenza è diminuita, per cui, per avere di nuovo i BPM corretti ero costretto ad alzare le lente con il risultato che nella finestella si vedeva di nuovo solo mezzo pendolo ...

Quindi era necessaria una seconda massa più in alto, tale da far sì che il baricentro tra le due masse si andasse a posizionare nel punto corretto, circa a 12 cm dalla sospensione.


consideriamo due masse M1 ed M2 distanti rispettivamente D1 e D2 dal punto di sospensione la distanza Db del loro baricentro dal punto di sospensione si calcola come segue:


Allegato:
formula.jpg
formula.jpg [ 33.13 KiB | Osservato 331 volte ]



Mi sono costruito una tabellina con excell e, essendo M1 ed R1 fissi, cioè il peso della mia lente di cui al disegno pari a 70g circa, posizionata in modo da stare al centro della finestrella, ho giocato con M2 ed R2 per vedere a che altezza quale massa fosse necessaria per raggiungere lo scopo

La massa è stata realizzata come quella del pendolo prima verisone: due cilindretti di ottone diametro 25mm ripieni di piombo con massa complessiva 60g tenuti tra loro da una vite attraverso una seconda fresatura nella parte alta del gambo del pendolo

Allegato:
pendolo2 P.jpg
pendolo2 P.jpg [ 57.03 KiB | Osservato 331 volte ]


L'idea era di posizonare la massa superiore in maniera da arrivare molto vicini a 174 BPM e poi usare la lente con la massa inferiore per la regolazione fine.

Purtroppo però la posizione della massa superiore veniva a così alta da rendere impossibile agganciare il pendolo al suo supporto ... per poterlo abbassare senza spostare la massa inferiore, bastava ridurre questa di un pochino ... ho allora sostituito il dischetto di piombo con uno di ottone un po' più piccolo trovato tra i miei scarti ed ho perso circa 15g ... sufficienti a rendere possibile l'abbassamento della massa superiore e mantenere inalterata la posizione del baricentro complessivo.

ecco la foto del pendolo finale:

Allegato:
pendolo finale.jpg
pendolo finale.jpg [ 207.76 KiB | Osservato 331 volte ]


Che ora si muove al centro o quasi della finestrella

Allegato:
IMG_1707.jpg
IMG_1707.jpg [ 66.77 KiB | Osservato 331 volte ]


Per fare tutte le verifiche del BPM ho usato due app che ho scaricato sul mio cellulare:

la prima per il lavoro di sgrossamento è Cuckoo Clock Calibration che costa 0,99 $

Allegato:
imgingest-2745612108106016485.png
imgingest-2745612108106016485.png [ 143.19 KiB | Osservato 331 volte ]


la seconda, molto più performante, è Clockmaster, gratuita, che permette di monitorare un orologio anche per ore e restituisce un grafica della sua performance

Allegato:
392x696bb.png
392x696bb.png [ 59.24 KiB | Osservato 331 volte ]


Allegato:
392x696bb2.png
392x696bb2.png [ 72.41 KiB | Osservato 331 volte ]


entrambe permettono anche di valutare e correggere il fuori battuta

Si possono usare su sistemi android o iPhone, meglio se con un microfono a filo (escludendo quello normale dell'apparecchio) o ancora meglio con un microfono a pinza di quelli usati per accordare le chitarre.

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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: martedì 17 marzo 2020, 17:14 
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Grazie per l'ottima lezione.
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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: martedì 17 marzo 2020, 17:46 
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Non vuole essere una lezione ...piuttosto un promemoria.

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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: martedì 17 marzo 2020, 18:39 
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Guido, per te sarà un promemoria, per me che non so nulla è una bella lezione e come tale me la salvo nella cartella Manuali.
Lezione o promemoria grazie comunque della condivisione. 8-)
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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: domenica 22 marzo 2020, 12:27 
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Veniamo ora al quadrante ... questo era particolarmente ben conservato nella grafica e nell'argentatura salvo il consueto ingiallimento della verniciatura protettiva piuttosto a macchia di leopardo, particolarmente intenso in alcuni punti, meno in altri.

Allegato:
quadrante 1.jpg
quadrante 1.jpg [ 123.22 KiB | Osservato 249 volte ]


Molti lo avrebbero lasciato così, per mantenere la patina di antico ed è una scelta assolutamente condivisibile, ma sinceramente a me non piacciono molto quelle macchie gialle e alcune erano molto intense .

Per esperienza del passato so che immergendo il quadrante nella lavtrice con ELma, in pochissimi secondi sparirebbero le macchie, ma anche tutta la grafica. Lo stesso usando il famoso Chant Eclaire, quindi ho pensato di fare una cosa molto più mirata e delicata. Dopo avere verificato in una area senza grafica al centro del quadrante, che alcol, acquaragia e acetone non davano risultati apprezzabili, mi sono messo al lavandino, con una tazzina in cui ho spruzzato un po' di Chant Eclaire un pennellino e qualche cotton fioc ed ho iniziato a lavorare le aree centrali senza grafica con il pennello o il cotton fioc imbevuti (poi strizzati) di questo liquido. Pochi secondi, poi sciacquo in acqua corrente, per evitare che il liquido si spargesse sul quadrante. Nella foto qui sotto si vede il quadrante durante la prima lavorazione e si nota come la parte centrale staperdendo il giallo ... notare come il marchio con le frecce incrociate sia stato evitato durante la pulitura, per cui si presenta la centro di un quadratino molto più giallo del resto:

Allegato:
quadrante 2 .jpg
quadrante 2 .jpg [ 82.71 KiB | Osservato 249 volte ]


Mi sono accorto subiro che le zone trattate perdevano il giallo e ritornavano color argento satinato. quando l'area centrale del quadrante è stata ripulita , ho iniziato con ancora maggiora attenzione a spennellare anche tra i numeri, pochi secondi, poi sciacquare e ripetere ... quando anche qui l'argento ha iniziato a restituire il suo colore, ho iniziato a passare delicatamente anche sopra i numeri e la grafica facendo molta attenzione ad ogni segnale di inizio di scoloritura: spennellare per pochi secondi, poi sciacquare in acqua corrente.

La vernice protettiva trasparente è stata applicata dopo la grafica, quindi è possibile toglierla prima di intaccare la grafica, ma occorre attenzione e prudenza. Se alla fine qualche numero risutlerà in alcuni punti un po' sbiadito, andrà corretto con una penna da grafica ad icnhiostro nero o con la china.

Insomma come vedete dalle immagino ho ottenuto un ottimo risultato ...

Poi, come spesso capita, ho rischiato di rovinare tutto: ho provato a vedere se potevo ulteriormente migliorare l'aspetto del quadrnate passando un batuffolo di ovatta lucidente per argento "Silvox" .... Non l'avessi mai fatto: la zona trattata è diventata lucida perdendo l'aspetto satinato che le conferiva la sua bellezza ...

Disperato ho spruzzato il quadrante con la venirce trsaparente satinata, sperando che avrebbe uniformato l'aspetto, ma così non è stato ... in un crescendo di ansia allora ho passato un solvente per toglierla di nuovo e questo ha stinto un po' diversi numeri, ormai esposti dalla operazione precedente. Poi ho passato la parte lucida con la lana sottile d'acciaio e questo ha ridato un po' di satinatura, ho corretto i numeri sbiaditi e ho applicato nuovamente la vernice protettiva ottenendo un risultato buono, ma un po' meno bello di quanto sarebbe stato se non avessi fatto la sciocchezza di passarci il prodotto per pulitura dell' argento, dal quale vi metto quindi in guardia. Nella foto qui sotto il quadrante dopo il pasticcio ed il tentativo di correggere: i numeri e le frecce sono stati ripassati, l'area centrale è più lucida del resto a causa del passaggio con il Silvox, anche se il lucido è stato attenuato dal successivo passaggio di lana di acciaio ...

Allegato:
quadrante 3.jpg
quadrante 3.jpg [ 95.27 KiB | Osservato 249 volte ]


Riassumendo: pulitura con Chant Eclaire a pennello o cotton fioc delle parti senza grafica, fatta a piccoli passi risciacquando di continuo in acqua corrente, poi veloci passaggi seguiti da risciacquo, con pennello, sulla grafica facendo attenzione agli inizi di scoloritura ... asciugatura, correzione con penna a feltro delle eventuali imperfezioni o scoloriture della grafica. Poi lasciare asciugare un tempo congruo (fino al giorno dopo) ed infine protezione con lacca acrilica trasparente opaca o satinata.

Ci sono macchie gialle che non spariranno: sono i punti nei quali traspare l'ottone che c'è sotto l'argentatura (per esempio sopra il numero 7) ... li non conviene insistere, perchè si rischia di togliere ancora di più l'argentatura e peggiorare le cose.

In foto il quadrante finito, dopo la spruzzata di vernice satinata ... il risultato è buono, nonostante che il centro risulti più lucido e con una sfumatura rossastra dovuta sempre all' improvvido test fatto con il Silvox:

Allegato:
quadrante 4 .jpg
quadrante 4 .jpg [ 92.56 KiB | Osservato 249 volte ]

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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: giovedì 26 marzo 2020, 19:40 
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Finita il lavoro di orologeria, ho iniziato quello di restauro della cassa. La cassa è impiallacciata con legno di quercia e tutto sommato in ottime condicioni, salvo l'opacità e le macchie scure che caratterizzano la finitura a gommalacca e cera dopo cent'anni di vita di cui gli ultimi probabilmente in condizioni climatiche non ideali, come vecchie cantine o dimenticato sopra un armadio.

Ho provato a vedere se un passaggio con la famosa "triplice" , una mescola di acetone, olio paglierino e alcol , potesse ridare brillantezza alla finitura, ma alla fine ho optato per due mani di sverniciatore e nuova finitura a gommalacca.

Allegato:
P1010362P.jpg
P1010362P.jpg [ 105.41 KiB | Osservato 179 volte ]



Poi è arrivato il nuovo vetro bombato dalla Germania e con piacere ho constatato di non avere sbagliato le misure.

Ecco l'orologio allo stato finale quanto ad aspetto e funzionamento, eccetto che per la mancanza delle barre sonore che dovrebbero essere in arrivo a giorni ...

Allegato:
DSCF1208P.jpg
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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: giovedì 26 marzo 2020, 22:28 
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Bel recupero anche della cassa.
Si anch'io credo che sverniciare e ridare la gommalacca a tampone sia la cosa migliore per avere un lavoro ben fatto e più uniforme.
::-bravo2 :rate10:

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Alby
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Le battaglie che si perdono sono quelle che si abbandonano.


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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: venerdì 27 marzo 2020, 9:02 
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Ora capisco perche' non mi sono mai azzardato a toccare i quadranti :oops: , sono davvero rognosi da affrontare. Per come si era messa poteva andare molto peggio, sei riuscito a raddrizzare la barca in modo egregio, complimenti ::-bravo2


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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: venerdì 27 marzo 2020, 23:28 
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Se non avessi fatto la sciocchezza del Silvo sarebbe venuto davvero perfetto, ma anche così sembra quasi nuovo... per il futuro sappiamo come affrontarli

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non basta l'intenzione, bisogna anche fare.
(W. Goethe)


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Re: Pfeilkreuz del 1920 e restauro di un quadrante argentato
MessaggioInviato: sabato 28 marzo 2020, 8:18 
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Grazie a te ho trovato in mezzo alla lettura informazioni che non conoscevo; una tra queste quella relativa al marchio con le frecce incrociate perché ho trovato alcuni orologi da tavolo uguali ma con movimenti diversi (quello con le frecce e il marchio Junghans). Desideravo sapere se sono stati usati ancora i movimenti marcati con le frecce anche dopo l'acquisizione da parte di Junghans (al fine di un'eventuale datazione). Mi sembra di aver letto che anche il marchio Junghans ha subito modifiche nel tempo per cui è possibile inquadrare i suoi meccanismi in fasce temporali. E vero?

Complimenti per il lavoro e grazie per l'esposizione

Ciao

Riccardo

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