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Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
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MessaggioInviato: sabato 1 dicembre 2018, 20:05 
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Al contrario di quanto si pensa comunemente, l’orologeria tecnica, dunque pure quella subacquea, non trae origine unicamente dalla Svizzera; non fu, infatti, solo la storica Rolex (1926: brevetto della corona serrata a vite), a determinare le sorti della misurazione del tempo durante le immersioni sportive o professionali.
Proprio in Italia, in particolare a Firenze, poco oltre la metà del diciannovesimo secolo inizia una storia piena di coraggio e d’inventiva, tipicamente italiana, che ha dato i natali ad un vero e proprio mito dell’orologeria subacquea.
Officine Panerai: un’impresa artigiana fondata da Giovanni Panerai, divenuta, negli anni, un punto di riferimento assoluto nella costruzione e nella realizzazione di strumenti (orologi, bussole, sistemi applicati ad armamenti di marina ecc.) realmente impermeabili ed affidabili.
La storia comincia nel 1860 quando il fondatore, Giovanni Panerai appunto (1825-1897), apre sul Ponte delle Grazie a Firenze, la prima bottega di orologeria che, avvalendosi di contatti e collaborazioni con le fabbriche svizzere più prestigiose, diede il via alla produzione di lavorazioni meccaniche di alta precisione.
Fu però il nipote di Giovanni, Guido Panerai (1873-1934), colui che diede la svolta all’azienda spostandone la sede in Piazza San Giovanni e divenendo fornitore ufficiale della Regia Marina Italiana.
Le prime forniture risalgono al 1900 e si riferiscono, per lo più, a lavorazioni ottiche e meccaniche di elevata qualità.
La sede storica fiorentina di Piazza San Giovanni esiste ancora oggi come boutique della marca, dopo essere stata restaurata e ristrutturata ad hoc in modo da conservare l’aspetto originario.
Essa rappresenta il filo di collegamento che unisce ciò che oggi è un’azienda di generose dimensioni con le radici e le origini delleOfficine Panerai.
Erano gli anni tra il 1910 ed il 1920 e le Officine Panerai svilupparono un sistema per rendere auto-luminosi gli strumenti (quadranti, reticoli per congegni di mira e cannocchiali), destinati ai professionisti dell’immersione della Regia Marina Italiana.
La luminescenza si otteneva impiegando una miscela di solfuro di zinco e bromuro di radio denominata, in seguito, RADIOMIR.
La miscela, inserita in minuscoli tubi di vetro presenti sui quadranti degli strumenti, rendeva visibili le indicazioni fornite. Il periodo coincide con quello bellico della Prima guerra mondiale e gli strumenti Panerai erano prodotti appositamente per essere forniti agli uomini della Regia Marina; dispositivi auto-luminosi per il tiro notturno dei cannoni
navali, congegni a tempo, misuratori di fondali e calcolatori meccanici per il lancio dei siluri da parte dei MAS (Motobarca Armata Silurante).
La svolta definitiva è, però, negli anni ’30, quando le Officine Panerai iniziano a fornire, alla Regia Marina, strumenti subacquei che entreranno a far parte dell’equipaggiamento personale degli incursori: torce, bussole, profondimetri ed, in seguito, orologi. Da questo momento in poi gli strumenti delle Officine Panerai saranno corredo imprescindibile dell’equipaggiamento dei reparti speciali della Marina Italiana, fino ai giorni nostri. Il primo orologio fornito dalla casa fiorentina alla Regia Marina risale, infatti, al 1938 e fu denominato RADIOMIR.
Equipaggiati con questi segna tempo subacquei (oltre che con torce, bussole e profondimetri, prodotti sempre dalle Officine Panerai), i nostri incursori raggiungevano le navi nemiche applicando sotto la chiglia, tramite imbracature o magneti, cariche esplosive a tempo che, deflagrando, ne provocavano l’affondamento; tutte le operazioni riguardanti la regolazione della carica esplosiva, il controllo dell’autonomia dei respiratori ad ossigeno (ARO) e la durata complessiva della missione richiedevano la massima precisione nella misurazione del tempo.
Ciò spiega l’estrema importanza strategica della produzione di allora delle Officine Panerai: poche centinaia d’esemplari, necessariamente precisi, affidabili ed impermeabili, per equipaggiare i reparti di élite che operavano in missioni segretissime e pericolose.
La situazione era delicata: gli strumenti prodotti da Panerai costituivano parte fondamentale d’operazioni militari ad elevato rischio ed imprescindibile segretezza. In questo senso alcuni dati storici, come le fasi che portarono all’emissione dei requisiti da parte della Regia Marina, l’avvio dello studio dei prototipi e l’esecuzione delle prove tecniche, sono difficili da reperire.
Il segreto militare, la distruzione di molti archivi dell’epoca ed una certa reticenza a divulgare questi dati da parte di coloro che hanno vissuto in prima persona l’evoluzione dei progetti, hanno contribuito ad ostacolare la ricostruzione di questo pezzo di storia italiana.
In questo senso i vecchi operai in pensione delle Officine Panerai non sono molto disponibili a raccontare ad estranei parti della storia aziendale; il loro riserbo è dovuto al senso del dovere.
Sin dal primo giorno di lavoro, infatti, essi sapevano che quanto vedevano e ascoltavano doveva restare segreto e, ancora oggi, a distanza di molte decadi, rispettano i patti.
La storia e la gloria
Il prototipo del RADIOMIR fu fornito alla Regia Marina Italiana nel 1936. Tutti i test effettuati nel biennio ’36-’38, ne garantirono l’assoluta affidabilità in termini d’impermeabilità, resistenza e facilità di lettura al buio, sott’acqua.
Il RADIOMIR aveva una cassa di grandi dimensioni (47 mm di diametro), con forma a cuscino, anse a filo saldate alla cassa, corona a vite, quadrante auto-luminescente (facilmente leggibile al buio sott’acqua) e movimento meccanico a carica manuale fornito da Rolex. Per assicurarlo alla muta dell’incursore era dotato di un largo cinturino in cuoio, ingrassato e fustellato, appositamente realizzato per la bisogna.
E’ dunque nel 1938 che è avviata la produzione d’orologi RADIOMIR per la Regia Marina Italiana; è questo un passo fondamentale sia nell’evoluzione tecnica delle realizzazioni delle Officine Panerai, sia nelle procedure operative utilizzate dagli incursori italiani.
La storia e l’epopea gloriosa dei reparti speciali della Marina Italiana richiama alla mente l’eroica notte d’Alessandria. E’ la sera del 17 dicembre 1941: siamo in pieno conflitto mondiale, la flotta inglese del Mediterraneo orientale riposa, alla fonda, nel porto d’Alessandria. Sono presenti molte unità maggiori tra cui le corazzate Queen Elizabeth (nave ammiraglia) e Valiant. L’intero gruppo di battaglia della Royal Navy, agli ordini dell’Ammiraglio Sir. Andrew Cunningham, sosta, incautamente tranquillo, nell’attesa del suo triste destino. Il sommergibile italiano da combattimento Scirè si porta a circa un miglio dall’ingresso di ponente del porto commerciale. Alle 20.47 sono calati in acqua tre S.L.C. (Siluro a Lenta Corsa), i cosiddetti maiali, ciascuno pilotato da due incursori, appartenenti alla X Flottiglia MAS, che si dirigono, in immersione, verso l’ingresso del porto. Per un insperato colpo di fortuna, tre cacciatorpediniere inglesi stanno rientrando in rada: le reti d’ostruzione sono così aperte, risparmiando agli assaltatori italiani il lento e faticoso lavoro di forzatura delle difese. I tre maiali si mettono in coda alle navi inglesi ed entrano nella base nemica, dirigendosi verso i rispettivi obiettivi. Non bisogna dimenticare che tutte le operazioni in ambiente ostile erano compiute, dai nostri incursori, nel buio e nel silenzio più completi: per respirare essi utilizzavano dispositivi ARO, in modo da non emettere bolle che rivelassero la posizione della squadra d’assalto.
L’opera d’applicazione delle mine fu lenta e faticosa ma riuscì perfettamente: alle 06.00 la petroliera Sagona, da oltre 7500 tonnellate, saltò (nell’esplosione fu danneggiato anche l’adiacente caccia torpediniere Jervis), seguita alle 06.15 dall’esplosione che danneggiò gravemente la corazzata Valiant; pochi minuti dopo, alle 06.19, anche la Queen Elizabethfu scossa da una tremenda deflagrazione che la danneggiò irreparabilmente (fu rimessa in condizione di prendere il mare solo alla fine della guerra, dopo il 1945).
L’assalto contro la flotta inglese del Mediterraneo Orientale era pienamente riuscito: due potenti corazzate, oltre ad una petroliera, furono messe fuori uso per molto tempo.
I sei ardimentosi eroi, provati da ore ed ore di buio e di freddo intenso, riemersero, prima delle esplosioni, vicino alle unità inglesi per essere catturati ed internati in prigionia.
Gli incursori di marina Luigi Durand De La Penne, Emilio Bianchi, Antonio Marceglia, Spartaco Schergat, Vincenzo Martellotta e Mario Marino, rischiando la vita, con assoluto sprezzo del pericolo, erano riusciti ad infliggere perdite rilevanti al nemico.
In seguito, lo stesso Winston Churchill ammise: “l’intera flotta inglese del mediterraneo orientale è stata eliminata come forza di combattimento”.
Durand De La Penne, comandante della missione, rientrò in Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e fu decorato (nel marzo del 1945) per l’azione d’Alessandria con la medaglia d’oro al valor militare.
Alla cerimonia era presente l’Ammiraglio inglese Charles Morgan (il comandante del Valiant nella notte d’Alessandria) che appuntò, egli stesso, la decorazione sul petto dell’eroico incursore italiano.
Ovviamente tutti gli audaci assaltatori di quella storica notte erano equipaggiati secondo gli standard dell’epoca: torcia, profondimetro, bussola ed orologio Radiomir; tutti strumenti impermeabili, tutti rigorosamente provenienti da Piazza San Giovanni.
L’attività delle Officine Panerai, durante la seconda guerra mondiale si attenua e, ovviamente, si affievolisce.
Tuttavia l’inventiva e le capacità creative, tipicamente italiane, consentirono però agli ingegneri della casa fiorentina di impegnarsi nello studio di alcuni progetti che, in buona misura, ne condizionarono il futuro, consentendo al marchio Panerai di divenire famoso nel mondo.
Nel 1943 Panerai presentò il prototipo del suo primo cronografo: l’orologio si chiamava Mare Nostrum e fu specificamente studiato per equipaggiare gli ufficiali di coperta della Regia Marina. Visto l’evolversi degli eventi bellici, la realizzazione non entrò in produzione ma rimase allo stadio di mero prototipo.
Sempre negli anni ‘40 iniziarono gli studi dai quali deriverà il nuovo sistema di serraggio della corona, da applicare all’orologio Radiomir.
Venne, infatti, abbandonato il tradizionale sistema di chiusura a vite della corona di carica (fino ad allora casse e chiusure a vite erano fornite a Panerai da Rolex) per orientarsi su un sistema innovativo e rivoluzionario che prevedeva la costruzione, attorno alla corona, di un vero e proprio ponte a forma di mezzaluna, realizzato in metallo; sul ponte si imperniava una leva che, una volta abbassata, premeva la corona bloccandola contro la cassa, facendo così aderire perfettamente le guarnizioni di tenuta.
Questo sistema, che sarà brevettato negli anni a seguire, garantiva al segna tempo la totale impermeabilità fino a 200 metri ; dato che, per l’epoca, si poteva considerare eccezionale.
Le casse dei segna tempo furono dunque modificate per ospitare il nuovo sistema proteggi corona. In effetti i due sistemi di chiusura, serraggio a vite oppure a leva, furono utilizzati anche contemporaneamente scegliendo, di volta in volta, quello che pareva più logico e sicuro in funzione delle caratteristiche di utilizzo del modello.
Il sistema di chiusura a leva della corona è, però, da considerarsi il vero e proprio fiore all’occhiello dell’azienda fiorentina; anche esteticamente il ponte proteggi corona con annessa leva di chiusura è considerato il simbolo di Panerai ed è dunque logico che i modelli contemporanei ne siano dotati, in omaggio alla storia del marchio. Pure i cinturini erano di dimensioni assolutamente generose ed eccessive, rispetto agli standard del tempo. Le ragioni di questa scelta, operata all’epoca dalla casa fiorentina, andavano ricercate nelle misure considerevoli dei segna tempo prodotti. Gli orologi, che generalmente misuravano 57 millimetri per 54, dovevano essere dotati di supporti sicuri e sovra dimensionati per essere allacciati sulle ingombranti mute subacquee dell’epoca.
Stessa considerazione andava, ovviamente, fatta per i sistemi di chiusura: le fibbie utilizzate, ad ardiglione, erano quanto di più grosso, sicuro e resistente si potesse trovare sul mercato, in modo da impedire che gli incursori in azione perdessero lo strumento in seguito ad aperture indesiderate.
Altra tappa fondamentale nell’evoluzione tecnica dei segna tempo Officine Panerai è il deposito del marchio d’impresa LUMINOR, la sostanza auto luminescente a base di trizio, che sostituì la precedente miscela RADIOMIR (sviluppata negli anni 1910-1915).
La miscela Radiomir, infatti, essendo costituita in buona parte da bromuro di radio, emetteva radiazioni potenzialmente nocive per l’utilizzatore dello strumento.
Le Officine Panerai, nel 1949, studiarono un nuovo composto che, essendo a base di trizio, era assolutamente innocuo per gli utilizzatori. La nuova miscela auto-luminescente diede, in seguito, il nome al nuovo orologio che ne era dotato.
All’orologio RADIOMIR seguì, dunque, l’orologio LUMINOR.
In pratica, fatta eccezione per il trattamento riservato agli indici delle ore e delle lancette, Radiomir e Luminor non rappresentano altro che due generazioni successive dello stesso orologio.
Le Officine Panerai nel dopoguerra
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1950, la Marina Italiana, in memoria delle epiche gesta, legate alla X flottiglia Mas, ricostituì il corpo degli incursori subacquei.
Per rendere più completo ed efficace l’addestramento, alle prime esercitazioni furono invitati anche ufficiali di altri paesi e, fra questi, vi era il figlio di un’eminente personalità egiziana.
Costui rimase molto impressionato dall’orologio Panerai (che costituiva parte dell’equipaggiamento dei reparti italiani), tanto da chiedere che fosse avviata la produzione di un certo quantitativo di esemplari destinati ad equipaggiare, appunto, gli uomini rana della Marina Egiziana. L’orologio prescelto fu il Radiomir seconda
serie, ovvero quello con le anse grandi, dotato di corona a vite e, dunque, privo del sistema di serraggio a leva.
Successivamente, nel 1955, la Marina Egiziana, richiese alla Panerai lo sviluppo di un modello ancora più grande, con caratteristiche di indistruttibilità.
La casa fiorentina, dunque, sviluppò il modello in seguito conosciuto come l’Egizio. La cassa, molto più grande, era di forma tonneau; la corona era del tipo con ponte a leva di blocco e il movimento era il calibro Angelus, dotato di ben otto giorni di riserva di carica. Sul classico quadrante, caratterizzato dall’adozione di grandi numeri arabi al 3, al 6, al 9 ed al 12, fu montata una pratica e funzionale ghiera girevole con indici a rilievo.
Al 3, al 6 ed al 9 erano presenti altrettanti bottoncini con incise, rispettivamente, le cifre 15, 30 e 45. Il bottoncino, corrispondente ad ore 12, fu contrassegnato con un punto luminescente che rendeva, dunque, possibile la misurazione dei tempi di immersione.
L’Egizio fu realizzato in diverse versioni, tutte con cassa di dimensioni “extra large” (66 mm.). Fra queste ricordiamo: quello con cassa in acciaio interamente brunita, quello con cassa parzialmente brunita (il ponte della corona era lucidato) e, infine, quello con cassa tutta in acciaio lucido.
Per rendere luminoso il quadrante fu impiegata sia la vernice Radiomir sia, in seguito, quella Luminor. In totale, fra Radiomir e Luminor, ne dovrebbero essere stati prodotti non più di 100 esemplari che, oggi, sono molto quotati alle aste internazionali ed appetiti dai collezionisti.
Nel 1956 fu rilasciato in Italia il brevetto per il dispositivo proteggi corona, dotato di leva che blocca la stessa al fianco della cassa, assicurando l’impermeabilità.
Tale sistema che, come si è detto, rappresenta ancora oggi l’elemento più caratteristico e caratterizzante dei segna tempo Officine Panerai, fu brevettato negli Stati Uniti nel 1960.
Alla morte di Giuseppe Panerai (ultimo discendente del capostipite Giovanni Panerai ad occuparsi dell'impresa di famiglia), avvenuta nel 1972, la direzione dell’impresa fiorentina fu assunta dall’Ing. Dino Zei che la trasformò in Officine Panerai S.r.l.
Negli anni a seguire proseguì la stretta collaborazione tra le Officine Panerai e la Marina Militare Italiana per la fornitura di orologi e strumenti sofisticati destinati agli uomini dei reparti speciali.
In questo senso, infatti, la ricerca e la sperimentazione della casa fiorentina proseguirono con il progetto di un orologio in grado di resistere alla straordinaria pressione di 100 atmosfere (corrispondente a 1000 metri di profondità). L’unico prototipo realizzato, nel 1980, era dotato di cassa in titanio, movimento meccanico
a carica automatica ed equipaggiato con cinturino in caucciù.
La luminescenza degli indici del quadrante del modello era ottenuta mediante lo storico sistema inventato da Panerai nel 1910: invisibili ampolle di vetro contenenti sostanza luminescente (trizio).
Fonte: https://www.comune.bologna.it/iperbole/ ... anerai.htm
Questo articolo è stato curato e redatto da Marco Magnani e sottoposto alla supervisione della Officine Panerai


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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: domenica 2 dicembre 2018, 10:48 
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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
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Per un ex appartenente del com.sub.in. ......tutto ciò ha un effetto ampliato. Vivere per mesi al Varignano tra quelle mura....sensazioni uniche !

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
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Ottima ricerca storica, interessante. :2thumbs:

Io sono un ex MAS (Meccanico AntiSommergibile) ed ero imbarcato su una corvetta AntiSom, la Umberto Grosso, e sapevo per sentito di un Motoscafo AntiSommergibile, non avevo mai sentito di un Motoscafo Armato Silurante.

Adesso ne so qualcosa in più. :2thumbs:

Grazie.

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: domenica 2 dicembre 2018, 14:06 
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Decima MAS ( X MAS) memento audere sempre

È una flottiglia speciale degli incursori. Corpo subacqueo ed anfibio.

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: domenica 2 dicembre 2018, 14:07 
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masterbeat ha scritto:
Ottima ricerca storica, interessante. :2thumbs:

Io sono un ex MAS (Meccanico AntiSommergibile) ed ero imbarcato su una corvetta AntiSom, la Umberto Grosso, e sapevo per sentito di un Motoscafo AntiSommergibile, non avevo mai sentito di un Motoscafo Armato Silurante.

Adesso ne so qualcosa in più. :2thumbs:

Grazie.



Prestai il mio servizio anche per il comandante di sommergibile Monteleone... :2thumbs:

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: domenica 2 dicembre 2018, 15:22 
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masterbeat ha scritto:
Ottima ricerca storica, interessante. :2thumbs:



Ne ho già parlato, ma vedo che non si sfonda: qual'è il valore aggiunto per il forum di queste operazioni di copiaincolla?
Io penso che anzi siano un disvalore.


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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
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zufolo441 ha scritto:
masterbeat ha scritto:
Ottima ricerca storica, interessante. :2thumbs:



Ne ho già parlato, ma vedo che non si sfonda: qual'è il valore aggiunto per il forum di queste operazioni di copiaincolla?
Io penso che anzi siano un disvalore.



Rispettando la tua opinione, io credo che invece siano una buona raccolta ( compresa la tua...) A portata di mano senza dover cercare nella rete.
Quando sono citate le fonti....giusto?!!

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: lunedì 3 dicembre 2018, 19:34 
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zufolo441 ha scritto:
masterbeat ha scritto:
Ottima ricerca storica, interessante. :2thumbs:



Ne ho già parlato, ma vedo che non si sfonda: qual'è il valore aggiunto per il forum di queste operazioni di copiaincolla?
Io penso che anzi siano un disvalore.


zufolo441 sono convinto che ammetterai che questo "disvalore", a maggior ragione, vale per le tue operazioni di copia/incolla; anche perchè tu non ti premuri di citare neppure la fonte, da cui hai copiato il materiale. Per correttezza e precisione segnalo tre topic recenti con tue operazioni di copia/incolla, in cui non hai citato la fonte. :-P :oops:
viewtopic.php?f=175&t=51407
Fonte non citata: https://www.watchuseek.com/zenith-herit ... tipo-cp-2/
viewtopic.php?f=175&t=51458
Fonte non citata: https://www.longines.it/universo/notizi ... itary-cosd
viewtopic.php?f=175&t=51413
Fonte non citata: https://www.prim.cz/soubor-doc95359/
https://forums.watchuseek.com/f53/milit ... 10643.html
https://forums.watchuseek.com/f7/histor ... 24148.html
Nessuna volontà polemica, ma semplice puntualizzazione alla tua precisazione.

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: lunedì 3 dicembre 2018, 20:01 
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AsiaAzzurra ha scritto:
zufolo441 ha scritto:
masterbeat ha scritto:
Ottima ricerca storica, interessante. :2thumbs:



Ne ho già parlato, ma vedo che non si sfonda: qual'è il valore aggiunto per il forum di queste operazioni di copiaincolla?
Io penso che anzi siano un disvalore.



Rispettando la tua opinione, io credo che invece siano una buona raccolta ( compresa la tua...) A portata di mano senza dover cercare nella rete.
Quando sono citate le fonti....giusto?!!


non comprendo il voler sottolineare l'evidenziato, mi spiego
se io personalmente non e sottolineo non leggo tutti gli articoli che ci sono sul web e ce qualcuno che me li sottopone come conoscenza ecco che qualsiasi forum e non solo il nostro ha il suo valore aggiunto, sbaglio?
poi in verità si è sempre detto e sostenuto che, se la farina non è nostra, meglio sapere da che mulino arriva

mi auguro di averlo ben spiegato, altrimenti sempre pronto a chiarirlo.

ciaoooo a tutti :D

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: lunedì 3 dicembre 2018, 20:16 
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Grazie Attilio ti sei spiegato benissimo, un caro saluto, Giorgio :D

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Re: Officine Panerai: il mito subacqueo italiano
MessaggioInviato: mercoledì 5 dicembre 2018, 8:37 
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ho letto con intertesse questo articolo che in originale non avrei mai letto,quindi ringrazio l'opener :2thumbs:


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